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Tamponi rapidi obbligatori per l'hockey PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Novembre 2020 13:15
La Federazione Italiana Sport Rotellistici introdurrà l'uso dei tamponi rapidi per garantire la sicurezza dei propri tesserati impegnati nei campionati di hockey su pista e hockey inline.
Anche i campionati di hockey hanno dovuto fare i conti con il forte aumento del numero dei contagi che hanno portato al rinvio di molte partite nelle ultime settimane. Una situazione difficile da gestire che rischiava di diventare insostenibile in tempi molto brevi.
Per questo motivo, FISR ha assunto una decisione importante, comunicata dal presidente Sabatino Aracu alle società convocate in una riunione online ddei giorni scorsi: l'introduzione dello screening settimanale obbligatorio con i tamponi rapidi. In pratica, tutti i tesserati (atleti, tecnici, dirigenti e arbitri) potranno prendere parte ad una gara soltanto se risulteranno negativi al tampone rapido da effettuare il giorno precedente alla partita. In questo modo FISR si prefigge due obiettivi: alzare il livello di sicurezza dei campionati e ridurre al minimo il rinvio delle partite, garantendo maggiore regolarità.
 
Sarà la stessa Federazione a fornire gratuitamente i tamponi necessari alle società che avranno l'onere di individuare un medico di fiducia che certifichi le operazioni di screening. Tutta la parte normativa relativa all'introduzione dello screening obbligatorio comporterà la revisione del protocollo gare.
 
Il reperimento sul mercato dei tamponi rapidi, le modifiche ai protocolli gare e alle normative vigenti e la messa a regime del meccanismo di screening richiederà circa un mese di tempo. Di qui la decisione di sospendere, nel frattempo, tutte le attività agonistiche. Le quattro settimane di stop serviranno anche a FISR per valutare per quali attività attivare l'obbligo dello screening; al momento è certo che l'obbligo sarà introdotto nella serie A1 e A2 di hockey su pista e nella serie A e B di hockey inline, ma l'intenzione del presidente Aracu è quello di spingersi anche oltre, se sarà possibile.
 
L'utilizzo dello screening con tamponi rapidi è allo studio anche per le competizioni delle altre discipline federali che, al momento, non hanno eventi in calendario.
 
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L' Editoriale

BabiJ Jar, il massacro mai citato

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 

(Laura Giulia D'Orso). La Storia non va mai dimenticata. Cercate cosa è stato il massacro di Babij Jar in una Ucraina compiacente. Andate a guardare cos’è ed anche chi vi partecipò. Avrete una lontana idea (forse) di quel che è accaduto. Dei sentimenti violentati. Dell’atrocità. Della violenza assoluta. Della disperazione. Dell’Uomo tradito dai suoi simili. Dell’uomo nudo di fronte a Dio. Di Dio che resta inerte e non si capisce perché.

Risponderete con Auschwitz. Con Mathausen. Con il ghetto di Varsavia. Certamente, molto più noti. Conosciuti a tutti. Ma Babij Jar è più impressionante e meno citato. E’ lo sterminio di un popolo solo nel loro contesto abitativo.

27 gennaio, è la Giornata della Memoria. S’alzano voci discordanti, che reclamano il ricordo di altre vittime. Giusto. Tutte le altre vittime devono essere ricordate, intendo dire. Non che “quelle vittime” siano dimenticate sol perché altre vittime lo sono state. E’ un tema di prospettiva: nel più ci sta il meno, ma mai il contrario.

Non sono di religione ebraica (e non saprei dirvi perché però “israeliana mi sento un po’, ogni tanto”. 

Perché è difficile per me, ancora non nata allora, pensare a quel che è successo, al fatto che l’Europa intera abbia ritenuto di “soprassedere”, al fatto che la Germania non abbia MAI pagato quel debito di Guerra. (che non avrebbe, ben inteso, dato indietro le persone uccise).

Al fatto che la riunificazione della Germania sia stata vista come una “conquista”. E che oggi quella Germania riunita governi in buona sostanza proprio l’Europa. Singolare. O forse, più semplicemente, diabolicamente sono i cicli della storia da cui non si è imparato molto!

Due Popoli mi hanno sempre stupìto quando si salutano, quello americano e quello israeliano: ti guardano negli occhi e dicono God bless you (Dio ti benedica) e Shalom Aleichen (che la pace sia con voi)!

Qualcosa vorrà pur ricordarci