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“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. PDF Stampa E-mail
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Lunedì 05 Ottobre 2020 10:33
 

(Laura Giulia D’Orso). “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  -  il ruolo delle fake news

 

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

Ed ecco che ci troviamo, noi lettori, in un post fake! Senza saperlo. Più precisamente in un doppio fake!

Non esiste infatti una singola fonte, un singolo libro, un singolo discorso che confermi questa citazione come frase di Goebbels, eppure tutti sono convinti che sia sua.

Inoltre, al contrario, non esiste prova di nessun autore di questa massima; non era Goethe sicuramente ma neppure Goebbels. (che era un gerarca nazista, giusto per conoscenza).

Nella bibliografia di Goebbels, non c’è traccia anche se leggendo diversi siti di aforismi si trova costantemente la massima attribuitagli: dunque ognuno si convince della paternità della frase.

Peccato, fino a un certo punto, perché questo è l’esempio perfetto di come una bugia ripetuta mille volte diventi la verità.

E qui voglio arrivare! In campo politico per esempio.

La stessa bugia ripetuta mille volte diventa realtà, possiamo vederla nelle dichiarazioni dei politici del nostro Paese che dicono tutto e poi … forse anche no!. Abbiamo per esempio un partito che fa campagna elettorale parlando di vitalizi e pensioni, tagli, …forse ottimo cibo per “puri di cuore”!

Basta leggere certi giornali e media per accorgersi che sono pochissimi i giornalisti che spiegano l’inghippo, l’oltre, il prima ed il dopo. Non è interessante farlo, molto più facile riportare le dichiarazioni tali e quali e lasciare che il lettore ci si culli dentro.

Lo stesso avviene quando si parla di medicina in questi tempi di pandemia.

Siamo un Paese in cui conta più la visibilità mediatica di chi parla che le sue competenze mediche sul campo, o che si candida per dare un aiuto … “tecnicamente politico”!.

Abbiamo avuto un Ministro che citava una coppia di famosi novax, ringraziandoli per il loro impegno sul fronte medico, Sottosegretari che si contraddicevano sulla geografia, sui numeri dei decessi, sui tempi verbali, sui “cementificare rispetto al cementare amicizie” e potrei continuare…

Proprio di questi giorni una nota soubrette ops “economista” ha pontificato:” … e allora chi lo paga il PIL?!!!!!” Non rispondo perché non sono una economista, ricordo però che PIL è l’acronimo di Prodotto Interno Lordo perciò se produci … aumenta il pil!

Lascio la parola ad uno più esperto di me.

“Se tu paghi la gente che non lavora e tassi quando lavora non puoi essere sorpreso se si produce disoccupazione” Milton Friedman, premio Nobel per l’economia Brooklyn 31 luglio 1912 – San Francisco 2006. (The role of Monetary Policy, vol. 58).

Cerchiamo perciò noi giornalisti tutti il coraggio di tornare a fare informazione.

di Laura Giulia D’Orso

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  - il ruolo delle fake news

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

Ed ecco che ci troviamo, noi lettori, in un post fake! Senza saperlo. Più precisamente in un doppio fake!

Non esiste infatti una singola fonte, un singolo libro, un singolo discorso che confermi questa citazione come frase di Goebbels, eppure tutti sono convinti che sia sua.

Inoltre, al contrario, non esiste prova di nessun autore di questa massima; non era Goethe sicuramente ma neppure Goebbels. (che era un gerarca nazista, giusto per conoscenza).

Nella bibliografia di Goebbels, non c’è traccia anche se leggendo diversi siti di aforismi si trova costantemente la massima attribuitagli: dunque ognuno si convince della paternità della frase.

Peccato, fino a un certo punto, perché questo è l’esempio perfetto di come una bugia ripetuta mille volte diventi la verità.

E qui voglio arrivare! In campo politico per esempio.

La stessa bugia ripetuta mille volte diventa realtà, possiamo vederla nelle dichiarazioni dei politici del nostro Paese che dicono tutto e poi … forse anche no!. Abbiamo per esempio un partito che fa campagna elettorale parlando di vitalizi e pensioni, tagli, …forse ottimo cibo per “puri di cuore”!

Basta leggere certi giornali e media per accorgersi che sono pochissimi i giornalisti che spiegano l’inghippo, l’oltre, il prima ed il dopo. Non è interessante farlo, molto più facile riportare le dichiarazioni tali e quali e lasciare che il lettore ci si culli dentro.

Lo stesso avviene quando si parla di medicina in questi tempi di pandemia.

Siamo un Paese in cui conta più la visibilità mediatica di chi parla che le sue competenze mediche sul campo, o che si candida per dare un aiuto … “tecnicamente politico”!.

Abbiamo avuto un Ministro che citava una coppia di famosi novax, ringraziandoli per il loro impegno sul fronte medico, Sottosegretari che si contraddicevano sulla geografia, sui numeri dei decessi, sui tempi verbali, sui “cementificare rispetto al cementare amicizie” e potrei continuare…

Proprio di questi giorni una nota soubrette ops “economista” ha pontificato:” … e allora chi lo paga il PIL?!!!!!” Non rispondo perché non sono una economista, ricordo però che PIL è l’acronimo di Prodotto Interno Lordo perciò se produci … aumenta il pil!

Lascio la parola ad uno più esperto di me.

“Se tu paghi la gente che non lavora e tassi quando lavora non puoi essere sorpreso se si produce disoccupazione” Milton Friedman, premio Nobel per l’economia Brooklyn 31 luglio 1912 – San Francisco 2006. (The role of Monetary Policy, vol. 58).

Cerchiamo perciò noi giornalisti tutti il coraggio di tornare a fare informazione.

 
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L' Editoriale

Spegnete la televisione e vivete ... la creazione di due vite parallele

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 

panchina(Laura Giulia D'Orso). Negli anni '70 da più voci si denunciava il centralismo con cui i mezzi televisivi eludevano le distanze fisiche e culturali per imporre in sincrono e in ogni casa i modelli del «nuovo potere». Oggi il paradigma si è evoluto nella forma ancora più estrema nei social. Nel digitale la tirannide è liquida, istantanea, strutturale. Più che imporla faticosamente nel reale, la si impone forzando il suo involucro impomatato: la digitalizzazione. La nuova parola d'ordine ... digitalizziamo tutto!

La televisione e i suoi nipoti non sono però «un centro elaboratore di messaggi» in modo diretto.

La loro elaborazione sforna piuttosto rappresentazioni, mondi fatti e finiti.

Sui teleschermi non si discute ma si osserva la gente discutere, non si commentano gli eventi ma li si (ri)produce montando immagini, parole e suoni in un tutto coerente che mima tempi e modi della cognizione in presenza. Con la promessa di allargare lo sguardo su realtà altrimenti inaccessibili, le finestre telematiche le incorporano indistintamente nel bagaglio dell'esperienza e della memoria.

 

I «messaggi» passano nell'eccipiente di una narrazione internamente vera e perciò compatibile con le aspettative del pubblico «ben funzionante», le notizie nello storytelling, i giudizi, le emergenze, i bersagli della simpatia o dell'odio nella testimonianza, nel «caso» e nelle trame di Hollywood. Non sbaglia chi identifica in questi strumenti le innovazioni più decisive degli ultimi decenni.

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