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Accordo collaborazione Regione Lombardia e Fondazione Cariplo:"é di nuovo sport" PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 26 Agosto 2020 11:51

RegLombLa giunta regionale lombarda ha approvato il 30 giugno 2020 lo schema di Accordo di Collaborazione tra Regione Lombardia e Fondazione Cariplo per la realizzazione della misura “È di nuovo sport” – anno 2020 (Delibera n. 3300).

L'obiettivo è quello di aiutare il mondo sportivo dilettantistico lombardo duramente colpito dalla crisi economica derivante dalle misure attuate a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19.

L'iniziativa intende in particolare sostenere l’attività ordinaria delle associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD / SSD) iscritte al registro CONI o alla sezione parallela del CIP attraverso la concessione di contributi a fondo perduto.

La dotazione finanziaria è pari a euro 3.785.369,00, di cui 2.785.369,00 a carico di Regione Lombardia e 1.000.000,00 euro a carico di Fondazione Cariplo.

Da mercoledì 15 luglio 2020, fino a martedì 15 settembre sarà possibile presentare le domande, esclusivamente on line sulla piattaforma di Regione Lombardia Bandi Online.

Il contributo sarà concesso attraverso procedura valutativa, sulla base dei criteri stabiliti dal bando, in ordine di punteggio ottenuto e, in caso di parità, sulla base dell’ordine d’arrivo, fino ad esaurimento risorse. L’entità del contributo assegnato (6.000€ / 8.000€ / 10.000€) sarà commisurata al punteggio ottenuto e non potrà essere superiore al 70% delle spese ammissibili, relative sia ad emergenza COVID-19 che ad attività ordinaria e riferite al periodo compreso tra il 1° settembre 2019 e il 15 settembre 2020. Le graduatorie saranno approvate entro il 30 ottobre 2020.

Per consultazioni: testo della DGR del Bando (pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Lombardia, Serie Ordinaria n. 28 dell'8 luglio 2020), delle FAQ e del Manuale per la partecipazione al bando.

 
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L' Editoriale

CERCANDO DI ESSERE IMPARZIALI O ALMENO PROVANDOCI: PER ME E’ NO

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scheda(Laura Giulia D’Orso). Io voterò NO, è la prima volta che politicamente non tengo la mia scelta privata, ma dopo tentennamenti ed esitazioni io suggerisco: No.

Meglio essere netti e chiari in un Paese che di nettezza e chiarezza certamente non brilla quasi mai!

Le ragioni del mio No, del mio voto, ANDRANNO OLTRE QUELLE SENTITE, non sono quelle che ho letto o visto raccontare da più parti.

Non riguarda il fatto che, riducendo il numero dei Parlamentari, diminuirà la rappresentatività (il rapporto parlamentari/100.000 abitanti è oggi intorno al 1.0 circa come in Francia e Germania. Vincesse il sì l’Italia passerebbe a 0.7)

Non riguarda neppure il risparmio di qualche “milione” di euro, all’interno dell’immenso carrozzone della politica e degli Enti pubblici e della Pubblica Amministrazione. Quisquiglie direbbe Totò.

Non riguarda neppure la contrapposizione fra il populismo pentastellato e neppure riguarda il fatto che questo Referendum sia una scelta governativa contratta fra 5 stelle o Lega o FI che alla fine ha inglobato anche il PD, che ha deciso di tenerseli buoni i 5Stelle.

Nulla di tutto ciò.

La ragione del mio NO sta nel fatto che ogni volta che si discute di successive riforme del Parlamento (della Costituzione) nessuno spiega come funziona il Parlamento ed una Costituzione, quanto meno la nostra.

NESSUNO DICE QUANTI PARLAMENTARI SERVONO PER FARE “COSA”, per occuparsi di che, per risolvere problemi o quali guai, per dare prospettive e direttive al Paese Italia e alle Persone (e lo scrivo in maiuscolo, giusto per farmi dare della Sovranista).

Nei discorsi di tutti i politici non c’è stato un solo cenno a ragioni di efficienza del sistema!

Riduzione del numero dei Deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Ma chi ha fatto i conti e in base a quali parametri?

Mi chiedo … perché 400 e non 391 o anziché 200 non 149?!

Sembrano numeri dati veramente a “caso”, con formazione a farfalla dell’allenatore Dino Banfi. Non c’è nulla di tutto questo. O forse sì?

La ragione del mio NO risiede nel fatto che ogni volta che si sente discutere di riforme del Parlamento guardando fisso le telecamere per essere convincenti non si percepisce forse la capacità di far comprendere come questi Signori vedranno l’Italia, la nostra Italia ma anche quella dei nostri figli fra, 5, 10, 20 anni.

Manca completamente uno studio responsabile ed approfondito sul “come” funziona il Parlamento. Certo, i Padri Costituenti, che allora erano le menti più brillanti del Paese, dopo la guerra avevano costituito un sistema di un certo tipo, con certi perché e lo avevano fatto con certe ragioni.

Condivisibili o meno che fossero quelle ragioni e quelle riflessioni (leggete per conoscenza gli Atti dell’Assemblea Costituente, articolo per articolo perché si capiva l’intento che ne stava dietro) avevano un ragionamento.

I nuovi “forse pretesi” costituenti chiedono a noi di esprimerci su ciò che loro dovrebbero conoscere molto meglio stando seduti su poltrone. E spieghino esattamente dopo cosa avrebbero deciso … se il bicameralismo perfetto con l’elezione diretta del capo dello Stato o il ritorno al proporzionale alla tedesca con soglia al … per cento. Perché come aggiungono tutti sottovoce, quasi gettato lì, “qualche aggiustino lo si dovrà fare alla Costituzione”.

Beh! da chi ha gestito e fatto funzionare l’Italia solamente a colpi di DCPM c’era da aspettarselo. La nostra non è la Costituzione "più bella del mondo" come si è d’uopo dire e ne sono cosciente ma se dovessi ritoccarla sceglierei altrove le nuove menti eccelse per metterci mano! … con tutto il rispetto.