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Monza e il suo rally PDF Stampa E-mail
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Sabato 02 Dicembre 2017 09:43
E' ufficialmente iniziata la 38esima edizione del Rally di Monza, denominato anche quest'anno Monster Energy Monza Rally Show.
Prima del contatto con la pista e la sfida con il cronometro della prima prova speciale, tutti i piloti hanno raggiunto piazza Trento e Trieste per la partenza simbolica.
 
Un ritorno alla tradizione (dal 1995 al 2000 il rally era già iniziato nel centro cittadino) sicuramente riuscito con migliaia di appassionati e curiosi che hanno avuto l'opportunità di vedere da vicino tutte le vetture iscritte e i piloti: da Valentino Rossi a Tony Cairoli passando per Thierry Neuville e Paolo Andreucci.
La bandiera tricolore del via ai piloti è stata sventolata dal sindaco di Monza Dario Allevi, da altri esponenti della Giunta cittadina, dal presidente e dal vicepresidente di AC Milano Ivan Capelli e Geronimo La Russa, dal presidente dell'Autodromo Giuseppe Redaelli. Inoltre starter d'eccezione anche i ragazzi della onlus HeartBeat Moving Children.
 
Al termine della presentazione di ogni singolo equipaggio, i piloti hanno proseguito il trasferimento fino al via della prima prova speciale di 8,5 km vinta dall'equipaggio di Hyundai Motorsport Mikkelsen – Neuville che hanno preceduto di 1''6 Valentino Rossi e di 1"8 Tony Cairoli.
 
Molte le presenze di pubblico in questa prima giornata con tanti tifosi che hanno avuto la possibilità di accedere nell'area del paddock e di mettersi alla prova con 12 simulatori allestiti nella sala Regione Lombardia da Sparco. Una festa nella festa in attesa della giornata di domani che vedrà i piloti sfidarsi in quattro prove speciali per un totale di 96,4 km.
La magia del Rally di Monza è appena iniziata. Buon divertimento.
 
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L' Editoriale

Il mio Presepe

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(Laura Giulia D’Orso). Quest’anno ho deciso di fare due Presepi, uno in casa ed uno in ufficio. E ho deciso intenzionalmente di farlo perché è un simbolo, il mio simbolo, il simbolo della mia casa. In un paese dove sembra che costruire un Presepe sia quasi un’offesa verso le altre culture io non lo credo. In quel Presepe ci sono io, c’è la mia cultura, c’è il mio passato ed il mio presente e vorrei ci fosse il mio futuro. Ci sono i miei valori, c’è la mia civiltà e tutto questo ….. è nel mio Paese. Non offende un bambino in una mangiatoia che scappa con la famiglia da Erode, non offende un bambino che nasce in una grotta osannato da angeli ed umili pastori. Suvvia, non può offendere nessuno! Il mio Presepe è particolare. Mi è stato portato tanto tempo fa da Betlemme, da un prete al seguito del cardinale Carlo Maria Martini. Piccolo, di porcellana, fragile ed indifeso in quel viaggio aereo come lo è quella piccola famiglia che rappresenta. Quel Bambino non chiede regali costosi, non vuole omaggi adulatori, non ama il consumismo e regali costosi, non pasteggia con pranzi prelibati, con onerose pietanze per la cena.
Anzi, resta stretto nel tepore delle braccia di Sua Madre.
Poi con il tempo il mio piccolo Presepe si è arricchito di altri due piccoli Gesù che maestre molto capaci ed intelligenti dei miei figli hanno fatto plasmare da mani infantili con il Das, quella pasta per modellare che forse oggi non si usa neanche più. E così il Presepe è diventato suo malgrado Uno e Trino. Un solo Dio e tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto racchiuso in venti centimetri quadrati: la mia cultura, la mia Fede, la mia religione, la mia vita.

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Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

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(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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