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Open d'Italia 2017 - Curiosità e qualche numero PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Ottobre 2017 11:05
molinari riscaldamento(Laura Giulia D'Orso) Organizzare, pianificare e concretizzare un evento di simile portata non è assolutamente cosa da poco. La macchina organizzativa che dietro le quinte della manifestazione si è mossa con discrezione, gentilezza ed attenzione ha trasformato "la prima" dell'Open in una giornata perfetta.
 
L'evento in sé ha dato modo di coinvolgere e dare lavoro a più di 500 addetti e manovalanze altamente qualificate, con una serie di indotti a catena. Alcune note aziende sono state delegate per la ristorazione esterna alla Club House. Sono stati anche creati tanti piccoli punti vendita di Street Food nel villaggio ospitalità.
Solo per citare alcune curiosità, i lavori di preparazione sono iniziati nella prima settimana di luglio e, da subito, si è dovuto fare i conti, con giornate di maltempo e raffiche anche molto forti. I lavori tecnici sono stati affidati ad ingegneri specializzati e ad architetti con master in gestione di eventi sportivi. Si sono realizzate con le maestranze un "villaggio dello sport ed allestimenti di negozi che ospiteranno eventi, interviste e prodotti" per iniziativa dei numerosi sponsor.
 
La filosofia di base è quella di non dare ingaggi ai giocatori che vogliono prendere parte all'Open, solo alcuni hanno il pernottamento pagato. Molti vengono con la famiglia al seguito e girano anche altre bellissime città italiane. La Regione Lombardia ha preparato 50 mila stampe di un notiziario gratuito di 63 pagine che concentra la bellezza dei paesaggi da visitare, i numerosi percorsi ciclo-turistici, percorsi di food&wine, shopping milanesi, musei e non solo....
 
 
Sottolineando la prestazione che ci sta dietro al lavoro di preparazione molto solo le curiosità anche legate al percorso.
Il fairway si presenta duro e compatto, salvo improvvisi temporali. L'erba durante l'Open deve essere tagliata esattamente 12 millimetri e, nel caso durante i giri si formassero piccole zolle scoperte, queste verrebbero immediatamente ricompattate con uno speciale tipo di sabbia colorata verde già arricchita di sementi per velocizzare la ricrescita.
I bunker sono considerati l'orgoglio del Golf Milano. La loro altezza di sponda non deve superare i 7 /8 centimetri e la precisione del bordo si ottiene con una cazzuola tutta eseguita a mano.
 
I green sono i più particolari nel parco monzese, visto il numero di piante d'alto fusto che circonda il percorso. L'erba non deve superare 3,7 millimetri. I caddie dei giocatori in questo caso sono essenziali. Essendo qui a Monza il terreno "duro" la palla pitcherebbe alta e rimbalzerebbe di più, mentre spinnerebbe meno del solito.
Particolarità del tracciato del Golf Club Milano sono le piante di alto fusto che, a seconda dell'ora della giornata proiettano l'ombra sul campo. L'abilità del Caddie sarà perciò quella di indicare il ferro giusto al giocatore visto che nelle zone all'ombre l'erba è più fresca e un po' più lenta mentre nelle zone assolate la velocità sarà maggiore.
Ultima piccola informazione tecnica, per questo torneo il rough attorno al percorso è stato regolato ed accorciato per permettere ai giocatori, in caso di lancio errato di ritrovare più facilmente la palla e non incorrere nella penalità.
 
Dopo la prima giornata di gara Francesco Molinari, con 64 (-7) colpi è al primo posto affiancato dal thailandese Kiradech Aphibarnrat, dallo svedese Alexander Bjork, dal gallese Jamie Donaldson e dagli inglesi Eddie Pepperell e Matt Wallace e il sestetto ha un colpo di margine sul sudafricano Georgee Coetzee e sul coreano Byeong Hun An. Sono poco dietro Renato Paratore, Edoardo Molinari e Nino Bertasio, 31.i con 68 (-3) come l'inglese Matthew Fitzpatrick a sintetizzare una giornata che ha dato belle prospettive ai colori azzurri.
Formula di gara - Saranno al via, come detto, 132 concorrenti, dei quali due dilettanti. Si gioca sulla distanza di 72 buche, 18 al giorno. Dopo i primi due round il taglio lascerà in gara i primi 65 classificati, i pari merito al 65° posto e gli amateur che rientreranno nel punteggio di qualifica.
 
 
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L' Editoriale

Il Peso di una Valigia

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(Laura Giulia D'Orso). Passano uomini e donne senza nome né volto. Hanno avuto solamente il permesso di recuperare qualche cosa di personale dalle loro case che probabilmente saranno abbattute. Una vita passata fra quattro mura forse anche comprate con sacrificio, in una zona dove notte e giorno senti il fragore delle auto e dei camion che sembra ti passino in soggiorno. Quattro mura neanche tanto sicure come un tetto sulla testa che adesso non hanno più. Ognuno trascina una valigia piena di “loro”. Difficile scegliere cosa portare e cosa lasciare.

Grazie a Dio, io non sono fra quelle persone, la mia casa sarà ancora là quando tornerò ma mi sono domandata cosa avrei stipato nella mia valigia se fosse capitato a me. Non è stato semplice; ma poi ho compreso: solamente ciò che è stata la mia esistenza, il mio passato. Avrei preso tutti gli album di foto della mia famiglia, un pugno di “preziosi” che ricordano eventi felici, i miei libri del liceo, la trilogia di Dante del Sapegno, quelli con la copertina verde di storia dell’arte dell’Argan, quelli di Italiano del Pazzaglia, la mia vita, la mia conoscenza, le mie origini, ciò che sono. Scriveva Robert M. Edsel in Monumnets Men: “Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano.”

E se quel maledetto ponte che conosco molto bene, su cui sono transitata tante volte da bambina, fosse stato sotto il mio controllo, sarei lì a scavare a mani nude, almeno per ridare i corpi di chi non c’è più a familiari che piangono un loro disperso.

 

Ruspadana, tanto rumore per nulla, direi

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(Laura Giulia D’Orso). Quando si parla di videogiochi violenti o che si pensi istighino alla violenza quasi sempre si finisce a discutere di quanto essi in realtà possano stimolare o aumentare comportamenti violenti nelle persone. E’ di ieri la notizia che la Apple ha ritirato in via precauzionale un giochino dal suo Store digitale creato da tre giovanissimi tra cui un monzese di 26 anni, chiamato Ruspadana. Ovviamente “nomen omen” il giochino, easy nella grafica, tanto da ricordare “Mister Mario” è basato su un tema molto attuale e prende spunto dalle felpe di Matteo Salvini con ruspa stampata. Il gruppo di amici/colleghi che, per inciso, sono fra le menti informatiche più capaci, che hanno superato una difficile selezione per essere presi dalla Apple, in Italia, lo hanno sviluppato a Napoli. Si trovava sull'App Store gratis e consisteva nel "ripulire" la Pianura Padana da omini neri, si immagina immigrati, per potersi poi godere lo spettacolo delle Alpi. Dopo una serie di polemiche il giochino è scomparso dallo Store. Tanto rumore per nulla, direi. Per due motivi ben precisi. Avete mai digitato su google il termine ”spara tutto”?