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La morte si è portato via l’uomo, non la leggenda

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Spettacolo pirotecnico della Festa di San Giovanni: Lunedì 24 giugno dalle ore 22.00

Lunedì 24 giugno dalle ore 22.00 nell'area dell'Ex Ippodromo, in scena non solo fuochi d’artificio, ...

SUMMERMONZA2019»: l'estate è adesso

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Sport
Un Monza da crepacuore vince al fotofinish PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Maggio 2019 09:25
brocchiDopo la vittoria del Monza contro la Fermana nel primo turno dei play off di serie C con un netto 3 a 0 ieri, nel secondo turno dei playoff contro il Sud Tirol i biancorossi di mister Brocchi hanno deciso di dare un po’ di “brio” alla partita.
Non era facile tornare in campo in così poco tempo, dopo una partita da dentro o fuori quattro giorni prima contro il Viterbo. Chi ha assistito dalle tribune è come montato su delle montagne russe. Un pazzo mercoledì da leoni sarebbe giusto dire. In vantaggio quasi da subito di due goal con Brighenti e Marconi, forse appagati del risultato, i ragazzi di Mister Brocchi si sono fatti raggiungere dagli altoatesini al nono minuto del secondo tempo.
Il Sud Tirol ha perciò intravisto la possibilità del passaggio al turno successivo e ha cominciato a spingere. La partita accesa, numerosi i contrasti e al 34’ Ierardi commette fallo su Marchi. L’arbitro non ha dubbi ed assegna il rigore al Monza, ma l’emozione gioca un brutto scherzo a D’Errico che tira facile e si fa parare il rigore. Cambio di fronte e dopo solo pochi minuti e il Sud Tirol che segna con Turchetta.
Il Monza adesso è sotto di un goal, il pubblico però sostiene, incita e finalmente al 43esimo Armellino buca la porta di testa a lato del portiere, che nulla può. Adesso sul 3 a 3 i biancorossi arroccano per tenere il risultato, passano anche i 4 minuti di recupero concessi dall’arbitro De Santis di Lecce. Al fischio finale il Brianteo esplode, i tifosi esultano, dalla tribuna vip si tira un sospiro di sollievo, pericolo scampato.
Il Monza accede alle Finali Nazionali ….. ma che stress!
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Il ritorno “green” del pluridecorato campione del mondo: Gianni Bugno PDF Stampa E-mail
Mercoledì 15 Maggio 2019 10:35

Giro EMentre ha già preso il via la quinta giornata del Giro d’Italia 2019, un mix fra tappe a cronometro e tappe di montagna in cui sembrano dominare fatica e salite, all’attenzione dei media si è spostata su alcune squadre “speciale”: il Giro d’Italia E - elettrico.

Sei produttori di bici, 10 team, 18 tappe, 60 ciclisti, 1.829 chilometri, 43.546 metri di dislivello positivo. Tutto in un evento: il Giro E, la cui prima edizione è iniziata domenica 12 maggio, per concludersi sabato 1 giugno, a Croce d’Aune. Dalla piana della Val Bisenzio a una delle salite che hanno fatto la storia del ciclismo. È tra questi opposti il cuore del Giro E, un evento che non è una corsa ma ne ha tutti i requisiti, che passa da zero a 2.623 metri, dal mare alle vette.

Sì proprio così. Ai margini delle 23 tappe si sta svolgendo il giro E = elettrico. Gianni Bugno, il pluridecorato campione del mondo su pista e su strada e indimenticata maglia rosa per tutto il giro d’Italia del 1990, Giro d’Italia del 1991 e 1992, un Giro delle Fiandre, due volte campione del Mondo è tornato alla veneranda età di 52 anni a prendere parte al Giro 2019 con una sua squadra. Le tappe che vedranno affiancare alle biciclette da competizione tradizionale quelle “E”, saranno altre e tutte particolari. Quella assegnata nella prima tappa inaugurale, è stata vinta proprio da Team BiKe for Dream poi ci sarà quella di Orbetello.

Non esiste Giro in cui non si assegni una maglia al vincitore e così è anche per l’E-Giro d’Italia. In questo caso Viola, relativa alla classifica generale è andata al Team BiKe for Dream, di cui Bugno fa parte, poi c’è quella arancio per la prova di regolarità, conquistata dalla Toyota Team, quella rossa per gli sprintisti conquistata dalla Team E-powers factory  e quella verde per la squadra più giovane, in questo caso la Kilocal-Selle.

I partecipanti sono 60 e ci sono i grandissimi del ciclismo: Bugno, Edit Pucinskaite (tre Mondiali, tre giri d’Italia una Milano-Sanremo, una Parigi Roubaix., Max Lelli, uno che si faceva la Tirreno Adriatica  a 22 anni come fosse una passeggiata, 9° ai Mondiali di Ciclismo in Giappone, terzo al Giro del ’91 dopo Chiappucci, Daniele Colli.

Non è solo una nuova sfida, è una nuova visione per rendere più sostenibile la mobilità. Infatti tra gli sponsor quest’anno al Giro c’è anche l’Automobile Club che sta promuovendo in tutto il mondo il campionato Mondiale di Formula E denominato ABBFormula E. pensando ad un futuro forse più ecocompatibile.

 
La Viterbese ribalta il Monza: 1 a 0 al 92’ PDF Stampa E-mail
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Giovedì 09 Maggio 2019 07:46
20190508 174911La finale di Coppa Italia non dice bene ai biancorossi. A festeggiare dopo un brutto match sono i giallo blu allenati dal 1 di maggio da Pino Pigoli, dopo l’esonero di Camelli, che è riuscito nell’impresa di ribaltare il risultato dell’andata che li dava sfavoriti.
Il goal di Atanasov in zona cesarini ha permesso alla Viterbese di aggiudicarsi la sua prima Coppa Italia e di sgretolare il fortino deciso e messo in piedi da Mister Brocchi. Partita nervosa, a tratti poco convincente, hanno visto un Monza, forse appagato del risultato dell’andata (2-1) chiudersi sempre di più.
La Viterbese ha attaccato per tutti i 95 minuti di gioco soprattutto sulla fascia sinistra, con tiri lunghi da fuori area sia con passaggi veloci. Il Monza, dal canto suo ha fatto di tutto per lasciarli giocare, dal primo all'ultimo minuto. La chiusura di match con un baricentro bassissimo disponendo il giocatori all’inizio con un 4-3-1-2 poi con un 4-4-2 per arrivare ad una inedita linea a cinque difensori: il paradosso di “non provare a vincere” come miglior ricetta per vincere. Resta in bocca ai più dei cento ultras arrivati con i pullman a Viterbo e i numerosi tifosi collegati con il maxi schermo al binario 7 un grandissimo retrogusto amaro.
La contestatissima visione di gioco di Mister Brocchi non ha lasciato spazio a scuse. A fare festa sono gli gialloblu che accedono alla fase finale dei playoff, il Monza già domenica giocherà i playoff regionali, cosa che aveva sperato di evitare per arrivare subito alla fase nazionale.
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Ottima stagione per l’HRC Monza, non ancora conclusa PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Maggio 2019 07:14

hockey2019Ottimi risultati ottenuti nei campionati ancora in corso dei campionati giovanili, e nella Federation Cup, che al momento dell’HRC Monza sta dominando, tanto da raggiungere le Final8 con 8 giornate di anticipo.

Continua imperterrito il dominio dell’HRC Monza, che nel gruppo A della Federation Cup non riesce a trovare ostacoli. I ragazzi di Colamaria, privi di Julian Martinez, rientrato in Argentina, Ollè e Franci, che hanno fatto ritorno in Spagna, contro avversari di categoria inferiore viaggiano ad una media di quasi 11 gol segnati a partita ed hanno ottenuto il passaggio alle Final8 senza problema alcuno.

Sabato scorso è stato sconfitto il Roller Lodi per 13-5, con Sebastiano Schena autentico mattatore con 8 gol. Il ragazzo cresciuto nel Novara ha raggiunto così quota 20 reti, sfruttando in pieno il vantaggio dato da questa manifestazione, ovvero far giocare con ampio minutaggio i ragazzi più giovani.

Il calendario vedrà il Teamservicecar impegnato il 18 maggio in casa dell’Amatori Wasken Lodi “B”, mentre concluderà il girone sabato 25 ospitando al PalaRovagnati (20.45) l’Azzurra Novara.

Le finali verranno disputate l’8 e 9 giugno prossimi, in una sede che è ancora in fase di definizione.

SETTORE GIOVANILE

L'Under 13 VINCE il girone Lombardia/Piemonte

L'Under 13 ha battuto 6-1 il Seregno, chiudendo il girone Lombardia/Piemonte al primo posto con 27 punti. Una grande soddisfazione per il nostra Club, che ringrazia, oltre i ragazzi, anche  tutti i dirigenti, i cronometristi, gli addetti al tavolo, gli allenatori, il medico del settore agonismo per la   collaborazione e la totale disponibilità.

Questi i nomi dei ragazzi che hanno vinto il girone: Olivieri Giuseppe, Gariboldi Marco, Stien Mattia,Bartaline Alice, Borgonovo Luca, Ciannamea Leonardo, Tuniz Andrea, Sangiovanni tommaso, Varisco Ermanno

Al. Massimo Olivieri

 
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L' Editoriale

Guida semiseria alla sobrietà ... piccole avvertenze per il maschio italico

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(Laura G. D'Orso).… premetto che per l’argomento trattato “nessun essere di razza umana maschile” è stato da me maltrattato durante la stesura di questa piccola guida!

Tutte le città italiane hanno due facce, una sonnacchiosa, chiusa, fredda e ventosamente pigra in inverno e l’altra chiassosa, schiamazzante e vivacemente affollata da giugno in poi, soprattutto quando si aggiunge la chiusura delle scuole. Chi ci vive e lavora, da un po’ di anni deve farci i conti. Lo sa e ... aspetta smarrito. Arriva giugno e … la città non è più la sua.

Se in inverno, sotto la pioggia o fra la nebbia gelida, chiunque si imbattesse in un altro suo simile, risulterebbe in grado di ricostruire l’albero genealogico fino a quattro generazioni (e ci includo la cassiera dell’Unes vicino all’ufficio), ecco che da giugno in poi, tutto ciò che esiste di umanamente calpestabile, prati, aiuole e monumenti compresi, sono presi d’assalto da orde di persone di cui non hai mai visto neppure lontanamente il viso.

Sono turisti? Viaggiatori? Ospiti? Stranieri? Magari sono anche solamente gli autoctoni locali che si sono “vestiti” da vacanzieri”.

I residenti, lavoratori inclusi, tradendo una leggera insofferenza procedono la loro faticosa esistenza cercando di sopravvivere! Eppure creare una guida “fashion” proprio per coloro che una volta all’anno si liberano dal giogo delle nebbie padane e si godono il periodo di sole, potrebbe essere utile per il quieto vivere.

E’ inutile sottolineare che Anna Wintor fondatrice e redattrice di Vogue, tratterebbe a stento un’espressione vagamente sgomenta nel vedere un qualsiasi uomo che si rechi al lavoro in versione “brianzolo-in-vacanza-a-Rimini” e non me ne vogliano né i brianzoli né i riminesi! Se il mondo fosse un posto giusto, ma l’ho già appurato da anni che non lo è, non dovreste più indossare in città quell’abbigliamento vagamente  mix tra Ibiza e Rio de Janeiro durante il carnevale.

E qui iniziamo con la prima e forse più importante regola aurea: nudo si gira a casa propria (vale sia per i ragazzi che per le ragazze). Indecenza a parte, ogni essere umano ha sempre un amico “maitre d’élégance” che partorisce la stessa frase da anni: “vestiti leggero tanto nelle città afose non se ne accorge nessuno, pure se giri nudo!”. Perciò la conseguenza è che “il passeggio buono” di una volta, lo “struscio” degli anni ’60, il quadrilatero della moda, si trasforma così per molti nell’autostrada A14, quella che, per intenderci, porta da Bologna al Gargano transitando verso lidi assolati e caoticamente festaioli.

Sembrerebbe scontato ma non lo è. Da giugno a settembre infatti in città ormai è quasi abitudine imbattersi in persone che entrano nei negozi e nei supermercati vestiti nello stesso identico modo in cui andrebbero vestiti in spiaggia. (salvo poi tonsilliti causa aria condizionata “sparata a palla” ovunque ci sia un posto chiuso).

Sarebbe ottimale che, oltre al senso del decoro, si potesse indossare anche quello della misura.

Camicie di lino, abiti destrutturati, chemisier di cotone, avete solo l’imbarazzo della scelta, l’importante è che almeno un po’ siate coperti.

Altro tasto veramente dolente: la canottiera. Cito testualmente dall’Enciclopedia Treccani: “canottiera: indumento intimo senza maniche, di filo di cotone o lana, simile a quelle del canottaggio da indossare sotto l’abbigliamento”. RIPETO, SOTTO.

Qualunque altro utilizzo è inspiegabile. Eppure all’arrivo dei 28  gradi, è tutto un proliferare di canottiere aderenti e scolorite. Comprendo bene la necessità di stare comodi o freschi, ma per quello c’è il letto di casa, o il divano magari similpelle che appiccica! Quelle “canotte” spesso schiacciate su addomi prominenti, muscolosi o tatuati che lasciando intravedere tutto il “sotto-avambraccio”, andrebbero ritirate al mittente.

Vi assicuro che una camicia bianca di cotone fa mille volte di più la sua bella figura e, se proprio volete affascinare il gentil sesso, e vi “selfate” in continuazione o vi postate in versione estiva su Instagram, una camicia di lino è sempre molto attuale! (non sbottonata per tre quarti, per favore).

Parliamo adesso di borse e marsupi, sì perché gli stilisti già da tempo hanno sdoganato la borsa per il maschio. Ma che ci mettete dentro?! Un uomo riesce con abile capacità di sintesi a riempire un portafoglio e basta! Le borse lasciamole alle donne e i marsupi ai marsupiali, mica siete dei canguri o degli opossum! Neanche Gucci ce l’ha fatta a convincermi che il marsupio sia un accessorio chic e costosissimo (on line il negozio te lo regala solamente a 890 euro, un affarone!)  Chi siete voi per insistere su questa strada? Se proprio volete portavi dietro qualcosa di più ingombrante come telefono, i-pad o chiavi del maniero di proprietà, uno zainetto discreto e maschile sarà sufficiente.

Ma cosa può esserci peggio del marsupio cittadino in un caldo pomeriggio assolato milanese? La ciabattina di gomma. Essa oramai vive di luce propria; si è insinuata nelle moltitudini di piedi piatti che brulicano e strascicano per la città, silenziose ed invisibili come i pokemon. Un tempo usate nelle docce delle palestre o in spiaggia, la ciabatta ha raggiunto la vetta della popolarità quando l’ha indossata per la prima volta Gisele Bundchen, top model brasiliana. Vorrei sottolineare TOP MODEL,  se voi non siete come lei (1,80 di altezza per 86-61-86) e non sono i numero del Lotto ma le sue misure o, come il suo sexy marito Tom Brady, beh in città lasciatele a casa per la doccia.

Anche i bermuda, se non avete più dieci anni, in città evitateli. Lo so che anche loro sono stati rivisitati dagli stilisti con giacca e camicia ma non danno un’immagine professionale. Pensate se in ospedale o in tribunale il medico che vi visita o il magistrato che vi giudica si presentassero così vestiti, credo perderebbero di credibilità.  Se proprio però non potete fare a meno del pantaloncino corto, che sia due dita sotto il ginocchio. (né hot pant, né pinocchietto). Il galateo per non sbagliare suggerisce “un pantalone lungo e morbido in un tessuto estivo per eccellenza come il lino”. Vi farà fare sempre un figurone.

E se dopo aver letto tutto ciò aprite l’armadio sconsolati, non preoccupatevi non c’è mai un limite a questa pazza moda estiva, sempre che la Ferragni e Fedez siano d’accordo!

 

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.