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Giovannini 2019

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La morte si è portato via l’uomo, non la leggenda

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Spettacolo pirotecnico della Festa di San Giovanni: Lunedì 24 giugno dalle ore 22.00

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SUMMERMONZA2019»: l'estate è adesso

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    Lunedì 07 Agosto 2017 21:28
  • Giovannini 2019

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
  • La morte si è portato via l’uomo, non la leggenda

    Giovedì 14 Settembre 2017 05:43
  • Spettacolo pirotecnico della Festa di San Giovanni: Lunedì 24 giugno dalle ore 22.00

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Sport
MONZA-VITERBESE 2-1: COPPA ITALIA, FINALE di ANDATA PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Aprile 2019 20:14
Si conclude 2-1 in favore del Monza l'andata della finale di Coppa Italia di serie C. Al Brianteo, la squadra di Brocchi ha avuto la meglio sulla Viterbese, che pure era passata in vantaggio al 14' grazie alla rete di Vandeputte. Immediata la reazione della formazione di casa, che ha pareggiato al 31' con Brighenti ed ha segnato la rete della vittoria al 12' della ripresa grazie ad un rigore trasformato dal capitano D'Errico. Il match di ritorno sar' in programma a Viterbo il prossimo 8 maggio (17.45 diretta Raisport) e chi vincera' succedera' nell'albo d'oro della Coppa Italia, all'Alessandria. Per arrivare all'atto finale, il Monza ha superato nell'ordine Novara, Pro Vercelli, Imolese e Vicenza mentre la Viterbese ha eliminato Ternana, Teramo, Pisa e Trapani. Si tratta solo del primo round, perche' l'8 maggio a Viterbo si giochera' il match di ritorno (alle 17.45, diretta su Raisport). "Oltre le emozioni regalate sul campo dai protagonisti, c'e' da registrare anche il momento finale quando c'e' stato il saluto di tutti i giocatori al centro del campo, immagine che rappresenta i valori del calcio tanto caro alla Lega Pro - sottolinea la Lega in una nota -. La partita d'andata poi non ha tradito le attese con tre gol e altre occasioni: in vantaggio gli ospiti con Vandeputte, poi il Monza pareggia con Brighenti e infine segna su rigore con D'Errico. Il Monza e' la squadra che ha vinto piu' volte la Coppa Italia (4), per la Viterbese e' la seconda finale in due anni
 
Monza - Viterbese: il cammino verso la Coppa e la serie B PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Aprile 2019 11:00

brocchiI gialloblù hanno già raggiunto la città lombarda, dove domani sfideranno i biancorossi per la finale d'andata - La gara in diretta televisiva su Raisport

E' prevista pioggia per domani pomeriggio per la finale di andata di Coppa Italia serie C tra Monza e Viterbese. Secondo le previsioni meteo, il picco del temporale si registrerà proprio verso le 18 di mercoledì pomeriggio

Dopo aver liquidato la Ternana, il Teramo, Pisa e il Trapani l’ultimo ostacolo per la Viterbese si chiama Monza, l’altra finalista di coppa Italia di serie C che i gialloblù affronteranno domani al Brianteo e l’8 maggio al Rocchi. In Lombardia Antonio Calabro è arrivata con una squadra che ha fatto il pieno di energie mentali dopo il giorno di riposo concesso per Pasqua e ha risparmiato una buona dose di energia fisica durante l’ultima giornata di campionato

Il Monza di sabato sera contro l’Albinoleffe è lontano dal Monza brioso e sicuro che ha fatto una signora partita a Pordenone o nel secondo tempo contro l'Imoles. Squadra senza carattere nè gioco, con un'organizzazione difensiva approssimativa, con un centrocampo poco robusto e poco creativo, con un attacco sterile e mai pericoloso.

Se il Monza vuole vincere la Coppa Italia e vuole andare in serie B, deve dimostrarlo sul campo con prestazione all'altezza dei nomi di tutti questi ragazzi arrivati a gennaio. Occorre tirare fuori carattere, orgoglio e senso di appartenenza alla maglia. Per questo ritorno all'attacco di questo pezzo: occhio a perdere la passione dei propri tifosi...

 
Agibilità Brianteo ampliata a 7499 posti PDF Stampa E-mail
Giovedì 11 Aprile 2019 20:06
berlusconi negli spogliatoi1Il Monza 1912 comunica che, a seguito della riunione tenutasi in data odierna con la Commissione Provinciale di Vigilanza, è stata ottenuta l'agibilità per l'aumento della capienza dello Stadio Brianteo a 7499 posti. Un'operazione che rientra nel percorso di ammodernamento dell'impianto che nei prossimi mesi darà alla luce altre importanti novità. Considerando il sold out e le molte persone rimaste fuori dallo stadio in occasione della semifinale di Coppa Italia contro il Vicenza, con questa modifica il Monza è sempre più vicino ai propri tifosi, specialmente in vista della finale di Coppa Italia e dei play off. La nuova capienza sarà già a regime dalla prossima partita casalinga di Domenica 14 Aprile contro il Rimini. Inoltre, Il Monza 1912 terrà una conferenza di presentazione del nuovo sponsor tecnico della prossima stagione sportiva, con il quale sveleremo insieme la maglia 2019/2020. L'evento si terrà presso la sala stampa dell' Autodromo "Monza Eni Circuit", in Via Vedano 5 a Monza, lunedì 15 aprile alle ore 16,00. Questo il programma dell'evento: ore 15.45: accreditamento ore 16.00: inizio conferenza ore 16.45: buffet
 
l'evento del 12 aprile è stato spostato allo Stadio Brianteo PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Aprile 2019 12:25
Monza 1912 presentazione 2018Il Monza Calcio, grazie al rapporto privilegiato con il Main Partner KIA (sponsor della UEFA), è stata designata per accogliere l'unica tappa italiana di avvicinamento alla finale della UEFA Europa League di Baku 2019. L' evento UEFA Trophy Tour, dove verrà esposto il trofeo della Europa League, si terrà il giorno 12 aprile a partire dalle ore 14.30 presso lo Stadio Brianteo di Monza. A fare gli onori di casa l'A.D. biancorosso Adriano Galliani e parteciperà il testimonial UEFA d'eccezione Filippo Inzaghi, che coinvolgerà i nostri ragazzi del settore giovanile, sarà esposto il trofeo dell'Europa League. Questo il programma: ore 14.30: accreditamento stampa ed ospiti - apertura piccolo buffet ore 15.00: conferenza stampa con il testimonial ore 15.30: attività sul campo con il testimonial - coinvolgimento del settore giovanile del Monza ore 18.00 conclusione delle attività
 
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L' Editoriale

Guida semiseria alla sobrietà ... piccole avvertenze per il maschio italico

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura G. D'Orso).… premetto che per l’argomento trattato “nessun essere di razza umana maschile” è stato da me maltrattato durante la stesura di questa piccola guida!

Tutte le città italiane hanno due facce, una sonnacchiosa, chiusa, fredda e ventosamente pigra in inverno e l’altra chiassosa, schiamazzante e vivacemente affollata da giugno in poi, soprattutto quando si aggiunge la chiusura delle scuole. Chi ci vive e lavora, da un po’ di anni deve farci i conti. Lo sa e ... aspetta smarrito. Arriva giugno e … la città non è più la sua.

Se in inverno, sotto la pioggia o fra la nebbia gelida, chiunque si imbattesse in un altro suo simile, risulterebbe in grado di ricostruire l’albero genealogico fino a quattro generazioni (e ci includo la cassiera dell’Unes vicino all’ufficio), ecco che da giugno in poi, tutto ciò che esiste di umanamente calpestabile, prati, aiuole e monumenti compresi, sono presi d’assalto da orde di persone di cui non hai mai visto neppure lontanamente il viso.

Sono turisti? Viaggiatori? Ospiti? Stranieri? Magari sono anche solamente gli autoctoni locali che si sono “vestiti” da vacanzieri”.

I residenti, lavoratori inclusi, tradendo una leggera insofferenza procedono la loro faticosa esistenza cercando di sopravvivere! Eppure creare una guida “fashion” proprio per coloro che una volta all’anno si liberano dal giogo delle nebbie padane e si godono il periodo di sole, potrebbe essere utile per il quieto vivere.

E’ inutile sottolineare che Anna Wintor fondatrice e redattrice di Vogue, tratterebbe a stento un’espressione vagamente sgomenta nel vedere un qualsiasi uomo che si rechi al lavoro in versione “brianzolo-in-vacanza-a-Rimini” e non me ne vogliano né i brianzoli né i riminesi! Se il mondo fosse un posto giusto, ma l’ho già appurato da anni che non lo è, non dovreste più indossare in città quell’abbigliamento vagamente  mix tra Ibiza e Rio de Janeiro durante il carnevale.

E qui iniziamo con la prima e forse più importante regola aurea: nudo si gira a casa propria (vale sia per i ragazzi che per le ragazze). Indecenza a parte, ogni essere umano ha sempre un amico “maitre d’élégance” che partorisce la stessa frase da anni: “vestiti leggero tanto nelle città afose non se ne accorge nessuno, pure se giri nudo!”. Perciò la conseguenza è che “il passeggio buono” di una volta, lo “struscio” degli anni ’60, il quadrilatero della moda, si trasforma così per molti nell’autostrada A14, quella che, per intenderci, porta da Bologna al Gargano transitando verso lidi assolati e caoticamente festaioli.

Sembrerebbe scontato ma non lo è. Da giugno a settembre infatti in città ormai è quasi abitudine imbattersi in persone che entrano nei negozi e nei supermercati vestiti nello stesso identico modo in cui andrebbero vestiti in spiaggia. (salvo poi tonsilliti causa aria condizionata “sparata a palla” ovunque ci sia un posto chiuso).

Sarebbe ottimale che, oltre al senso del decoro, si potesse indossare anche quello della misura.

Camicie di lino, abiti destrutturati, chemisier di cotone, avete solo l’imbarazzo della scelta, l’importante è che almeno un po’ siate coperti.

Altro tasto veramente dolente: la canottiera. Cito testualmente dall’Enciclopedia Treccani: “canottiera: indumento intimo senza maniche, di filo di cotone o lana, simile a quelle del canottaggio da indossare sotto l’abbigliamento”. RIPETO, SOTTO.

Qualunque altro utilizzo è inspiegabile. Eppure all’arrivo dei 28  gradi, è tutto un proliferare di canottiere aderenti e scolorite. Comprendo bene la necessità di stare comodi o freschi, ma per quello c’è il letto di casa, o il divano magari similpelle che appiccica! Quelle “canotte” spesso schiacciate su addomi prominenti, muscolosi o tatuati che lasciando intravedere tutto il “sotto-avambraccio”, andrebbero ritirate al mittente.

Vi assicuro che una camicia bianca di cotone fa mille volte di più la sua bella figura e, se proprio volete affascinare il gentil sesso, e vi “selfate” in continuazione o vi postate in versione estiva su Instagram, una camicia di lino è sempre molto attuale! (non sbottonata per tre quarti, per favore).

Parliamo adesso di borse e marsupi, sì perché gli stilisti già da tempo hanno sdoganato la borsa per il maschio. Ma che ci mettete dentro?! Un uomo riesce con abile capacità di sintesi a riempire un portafoglio e basta! Le borse lasciamole alle donne e i marsupi ai marsupiali, mica siete dei canguri o degli opossum! Neanche Gucci ce l’ha fatta a convincermi che il marsupio sia un accessorio chic e costosissimo (on line il negozio te lo regala solamente a 890 euro, un affarone!)  Chi siete voi per insistere su questa strada? Se proprio volete portavi dietro qualcosa di più ingombrante come telefono, i-pad o chiavi del maniero di proprietà, uno zainetto discreto e maschile sarà sufficiente.

Ma cosa può esserci peggio del marsupio cittadino in un caldo pomeriggio assolato milanese? La ciabattina di gomma. Essa oramai vive di luce propria; si è insinuata nelle moltitudini di piedi piatti che brulicano e strascicano per la città, silenziose ed invisibili come i pokemon. Un tempo usate nelle docce delle palestre o in spiaggia, la ciabatta ha raggiunto la vetta della popolarità quando l’ha indossata per la prima volta Gisele Bundchen, top model brasiliana. Vorrei sottolineare TOP MODEL,  se voi non siete come lei (1,80 di altezza per 86-61-86) e non sono i numero del Lotto ma le sue misure o, come il suo sexy marito Tom Brady, beh in città lasciatele a casa per la doccia.

Anche i bermuda, se non avete più dieci anni, in città evitateli. Lo so che anche loro sono stati rivisitati dagli stilisti con giacca e camicia ma non danno un’immagine professionale. Pensate se in ospedale o in tribunale il medico che vi visita o il magistrato che vi giudica si presentassero così vestiti, credo perderebbero di credibilità.  Se proprio però non potete fare a meno del pantaloncino corto, che sia due dita sotto il ginocchio. (né hot pant, né pinocchietto). Il galateo per non sbagliare suggerisce “un pantalone lungo e morbido in un tessuto estivo per eccellenza come il lino”. Vi farà fare sempre un figurone.

E se dopo aver letto tutto ciò aprite l’armadio sconsolati, non preoccupatevi non c’è mai un limite a questa pazza moda estiva, sempre che la Ferragni e Fedez siano d’accordo!

 

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.