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Festa del papà - FdI: il politically correct dell’unione europea non si azzardi ad eliminare il padre PDF Stampa E-mail
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Giovedì 18 Marzo 2021 21:17
(Comunicato Stampa) Mentre le famiglie sono in ginocchio, cosi come in Italia il neo segretario dem Enrico Letta ritiene che la priorità sia lo ius soli, in Europa si ritiene prioritario introdurre il glossario del linguaggio “sensibile”, che la Direzione generale per il personale ha introdotto per la comunicazione interna ed esterna, al fine di “comunicare correttamente su questioni riguardanti la disabilità, le persone LGBT, la razza, l’etnia e la religione”. Un vocabolario che funzionari, assistenti, portavoce e politici dovranno adottare per rimanere al passo coi tempi, nel nome del “politically correct” che, per quanto concerne il tema della famiglia, significa abbandonare e sostituire le parole “madre” e “padre” con un generico “genitore”.
 
“Se l’intento dell’Unione Europea” afferma Antonio SAGGESE, referente provinciale di Monza e Brianza del dipartimento “Famiglia e Genitorialità” “è quello di adottare un linguaggio cosiddetto "inclusivo" e rispettoso delle minoranze etniche e di genere (Lgbt) affinché non si offenda nessuno, non è plausibile ritenere la proposta altresì rispettosa della maggioranza delle ns famiglie che, con la figura della madre e del padre, indirizzano quotidianamente il loro compito formativo ed educativo dei loro figli per crescerli nella solidità dei valori, delle tradizioni e delle ns radici cristiane”.
 
"Proprio nel giorno della Festa del Papà e a qualche giorno dall’introduzione del nuovo glossario europeo” continua SAGGESE “è indispensabile mostrare vicinanza e fare gli auguri a tutti quei padri che ogni giorno, tra le difficoltà economiche scaturite dal Covid e l’inadeguatezza del governo e dell’Europa sul fronte vaccini, con forza e coraggio supportano le loro famiglie. A questi padri, che qualcuno vorrebbe mettere ancora più in ginocchio in quanto si ritiene prioritario dedicare tempo ed energie ad altro che non a soluzioni mirate per aiutare le famiglie e il lavoro, va tutta la solidarietà, del Dipartimento che presiedo, per la demoralizzazione che i padri stanno subendo non solo per le difficolta economiche, ma ora anche per l’attentato al loro specifico ruolo genitoriale”.
 
Interviene sul tema anche Rosario MANCINO, Coordinatore Provinciale di Monza e Brianza di Fratelli d’ITALIA che non tarda a ricordare l’impegno del partito della Meloni per la tutela della famiglia “Fratelli d’ITALIA già nel dicembre 2019, con i suoi europarlamentari Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Nicola Procaccini, votò contro la risoluzione che, invitando il Consiglio a concludere la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne (di cui FDI Monza e Brianza ha uno specifico dipartimento), nell’ambito della parità di genere affermava, con la definizione di “generi non stereotipati” - ovvero, fuor dal linguaggio eurocratese -, la volontà di reputare il sesso maschile e femminile, e dunque i ruoli genitoriali di padre e madre, come stereotipi di cui liberarci. Infatti “ continua MANCINO “ L’art. 14, comma 1, diceva esplicitamente «azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati».
 
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L' Editoriale

LE DONNE & GLI UOMINI E DIO

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(Laura Giulia D'Orso) - Dopo che Adamo ed Eva furono espulsi dal Paradiso, ebbero figli, e figli dei loro figli. Riuniti a tavola una sera, sorse fra loro una discussione. L’avvio lo diede Calmana, che aveva scelto di fare la direttrice d’orchestra, ma che voleva farsi chiamare “direttore”. S’aprirono le cateratte del cielo, coi pareri più discordanti. Deborah redarguì la sorella tirando in ballo la dignità della Donna.
A quel punto, Caino, acquisita coscienza di sé, chiese che la di lui testa non fosse più chiamata al femminile, essendo egli maschio. Abele gli fece osservare che “testo” significava già altro, e che v’era rischio di confusione. Ma Caino, che la giurò proprio quella sera ad Abele, ribatté che allora avrebbe abolito il femminile per la milza, la lingua, la gola. Awan sorrise soddisfatta, e cominciò a contare quante cose di sé avrebbe appellato diversamente: fegato, cuore, rene, polmone. La gamba era già al suo posto, ma osservò che il braccio, l’orecchio e il ginocchio erano transgender, poiché al singolare suonavano maschi, mentre al plurale femmine. Le costole, invece, erano coerentemente femmine sempre e comunque, la qual cosa faceva arrabbiare assai Adamo, andato in crisi di identità sessuale e che ricorse ad uno psicologo, perché non capiva come potesse avere dentro di sé il pezzo fondante di Eva, lui che era maschio. Il piccolo Enos, allora, anima candida, si guardò attorno, e chiese come mai gli alberi avessero pressoché tutti nomi maschili.
La madre Azura gli fece presente che alle volte, da un albero maschio, nascevano frutti femmine: le mele, le pere, le banane, e che comunque parecchi fiori erano femmine, mentre altri maschi, eppur tutti graziosi. Deborah andò allora su tutte le furie, lamentando che il frutto del fico fosse invece rimasto aggrappato alla “Y”, e urlò: “Cielo e mare, perché devono essere maschi?”. ”Beh, se è per questo, perché la terra, le stelle e la luna sono femmine?”, rispose serafico Abele, che a quel punto decretò la sua condanna a morte, giacché Caino avrebbe preferito terro, stelli e luno. Insomma, ne venne fuori un putiferio che mancò solo di anticipare la Torre di Babele: mischiando maschi e femmine, a un certo punto, non si capì più nulla.
Fu a quel punto che spuntò il buon Dio, il quale disse: “Se v’ho fatto maschi e femmine, uomini e donne, avrò avuto le mie buone ragioni. Credo, fra l’altro, che in questo momento abbiate problemi un poco più seri di cui occuparvi. Chiamatevi pure come accidenti volete: l’importante è che non vi manchiate mai di rispetto, mai. Gli uni con gli altri!”.
P.S.: Ma chi l’ha detto che il Covid-19 è maschio? Ecco, apriamo una bella discussione sul fatto che “virus” è ingiusto, perché dovrebbe chiamarsi “vira” (è latino). Rimane il problema che “vira”, in italiano, è un verbo (1^ coniugazione, 3^ persona singolare del presente indicativo, o anche 2^ persona singolare dell’imperativo), o no? Va beh: inutile insistere. Non se ne esce. Forza allora a tutte le Donne. A quelle che sanno chi sono senza necessità di etichette e sostantivi concordanti oltre ogni ragionevolezza, e anche a quelle che di etichette e sostantivi hanno bisogno.