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Una stele all’ingresso del cimitero urbano ricorderà per sempre le 357 vittime monzesi Corvid-19 PDF Stampa E-mail
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Martedì 15 Dicembre 2020 12:51

Allevi stele focusUna stele posta all’ingresso del cimitero urbano ricorderà per sempre le 357 vittime monzesi del Coronavirus decedute ad oggi.

Si è tenuta lunedì 14 dicembre la cerimonia di scopertura del monumento, alla presenza del Prefetto Patrizia Palmisani e delle massime autorità cittadine, regionali e provinciali, dell’arciprete Mons. Silvano Provasi e delle autorità sanitarie del territorio, il Direttore di ATS Monza-Lecco Silvano Casazza e il Direttore di ASST Monza Mario Alparone.

La stele, realizzata in pietra di Trani, riporta la seguente iscrizione: “La città di Monza ricorda i suoi concittadini vittime del Coronavirus, la pandemia che ha colpito il nostro paese nell’anno 2020. Questa pianta di ulivo ne sia per sempre memoria viva soprattutto per coloro che non hanno potuto abbracciare i propri cari nell’ultima ora”.

Alle spalle del monumento, infatti, è stato messo a dimora un grande ulivo, simbolo di pace, che rappresenta la memoria viva di tanta sofferenza.

Il Sindaco Dario Allevi ha ricordato che Monza, come altre città, ha pagato un tributo molto alto in termini di vittime: “357 vittime è un numero altissimo, ma non è solo un numero, non sono solo nomi. Sono persone, storie e vite. E tutte hanno lasciato un’impronta e una traccia di sé. Per sempre”.

“Abbiamo visto scomparire nonni, genitori, ma anche persone giovani e in salute, tra cui molti eroi impegnati in prima linea – ha concluso Allevi - Avremmo voluto pregare, piangere, disperarci anche davanti a loro e accompagnarli qui per la sepoltura: ma non ci siamo riusciti. Ecco perché questo segno di oggi, che abbiamo fortemente voluto, serve per ricordare e per darsi coraggio. E serve per fare, noi tutti, tutto ciò che è giusto perché questo strazio non accada più: lo dobbiamo sia a chi ce l’ha fatta sia a chi non c’è più”.

La Città di Monza con il San Gerardo come ospedale Covid è ed è stato punto di riferimento della Provincia di Monza e della Brianza, a loro un importante riconoscimento per l'immenso sforzo, la dignita, la serietà, l'integerrrima perseveranza nel loro gigantesco impegno in tutto

 
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L' Editoriale

I Lombardi

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso)

In Lombardia fin da piccolo impari che:

“Non ce la faccio – non si può dire.

“Non ci riesco – non esiste.

“Sono stanco” … non è mai abbastanza!

Ecco come sono i Lombardi nel bene o nel male a seconda di come

li vuoi guardare!

Testa bassa e lavorare.

I Lombardi, quelli veri, chiamati per scherzo Polentoni, sì, perché era la

polenta che si mangiava in tempi di difficoltà. Ma offendersi, mai.

Sì, perché la polenta è ruvida e dura fuori, con quella crosticina che si forma

quando si raffredda ma dentro dolce ed avvolgente.

I Lombardi sono così: dentro sono buoni, con il cuore tenero, fieri delle cose

rassicuranti: acqua sale e farina gialla.

I Lombardi ci sono.                                                                                                                                                                                

Sempre.

Silenziosi ma presenti, su loro puoi contare, sempre.

Molti non li sopportano, lo si percepisce, ma se te ne innamori … beh allora

sei spacciato perché sarà per sempre.

Piange la Lombardia, in silenzio e con orgoglio.

Lo fa senza rumore per non disturbare, con toni semplici e concreti.

Tenendo gli occhi bassi e la testa piena di mille pensieri, cercando soluzioni.

Passano le ambulanze con le sirene accese e i lombardi sentono e continuano.

Se la Lombardia si potesse abbracciare lo farei adesso, forte.

Non mollare, non lo hai mai fatto.

Ricordi? Non si può dire “non ce la faccio”

“non riesco” qui non esiste”

“sono stanca! non è mai abbastanza, ancora un po’”!

Una regione non si misura dalla sua lunghezza e larghezza ma dall’ampiezza

delle sue visioni e se decidi di sceglierla come “casa” devi sapere che

devi essere all’altezza dei suoi sogni!

 

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  -  il ruolo delle fake news

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

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