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CONTRIBUTI GESTORI NIDI PRIVATI PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Novembre 2020 10:25

E’ stato istituito un sostegno finanziario per l’anno 2020, per complessivi 247.341,43 euro, a favore dei gestori dei servizi prima infanzia al fine di favorire la riapertura dei servizi educativi in sicurezza e di mantenere, sul territorio monzese anche per l’a.e. 2020/2021, il medesimo livello di offerta dei servizi educativi 0-3 anni.

Destinatari

Gestori dei servizi prima infanzia presso le unità di offerta private di Monza, coinvolte dalla sospensione dell’attività a causa dell’emergenza Covid-19 nel periodo marzo-giugno 2020.

Requisiti

Possono accedere al sostegno le imprese private titolari di asili nido e nidi famiglia presenti nel territorio del Comune di Monza: in possesso di regolare messa in esercizio dell’unità d’offerta sociale ai sensi della LR 3/2008 e del Decreto della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale n. 154/2010, alla data del 1/2/2020 che non siano sottoposte a procedure concorsuali quali fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione controllata, alla data di presentazione della domanda di sostegno che abbiano assicurato la riapertura del servizio 0-3 anni dal mese di settembre 2020.

Modalità di richiesta

Per poter inserire la domanda occorre »registrarsi ai Servizi on line del Comune di Monza e conseguentemente acquisire le credenziali di accesso.

La domanda dovrà essere »inserita on line dal Legale rappresentante entro il termine perentorio del giorno 16 novembre 2020, compilando il modulo "richiesta sostegno nidi privati".

Domande pervenute oltre il suddetto termine o pervenute incomplete non potranno essere accolte.

 
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L' Editoriale

LE DONNE & GLI UOMINI E DIO

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(Laura Giulia D'Orso) - Dopo che Adamo ed Eva furono espulsi dal Paradiso, ebbero figli, e figli dei loro figli. Riuniti a tavola una sera, sorse fra loro una discussione. L’avvio lo diede Calmana, che aveva scelto di fare la direttrice d’orchestra, ma che voleva farsi chiamare “direttore”. S’aprirono le cateratte del cielo, coi pareri più discordanti. Deborah redarguì la sorella tirando in ballo la dignità della Donna.
A quel punto, Caino, acquisita coscienza di sé, chiese che la di lui testa non fosse più chiamata al femminile, essendo egli maschio. Abele gli fece osservare che “testo” significava già altro, e che v’era rischio di confusione. Ma Caino, che la giurò proprio quella sera ad Abele, ribatté che allora avrebbe abolito il femminile per la milza, la lingua, la gola. Awan sorrise soddisfatta, e cominciò a contare quante cose di sé avrebbe appellato diversamente: fegato, cuore, rene, polmone. La gamba era già al suo posto, ma osservò che il braccio, l’orecchio e il ginocchio erano transgender, poiché al singolare suonavano maschi, mentre al plurale femmine. Le costole, invece, erano coerentemente femmine sempre e comunque, la qual cosa faceva arrabbiare assai Adamo, andato in crisi di identità sessuale e che ricorse ad uno psicologo, perché non capiva come potesse avere dentro di sé il pezzo fondante di Eva, lui che era maschio. Il piccolo Enos, allora, anima candida, si guardò attorno, e chiese come mai gli alberi avessero pressoché tutti nomi maschili.
La madre Azura gli fece presente che alle volte, da un albero maschio, nascevano frutti femmine: le mele, le pere, le banane, e che comunque parecchi fiori erano femmine, mentre altri maschi, eppur tutti graziosi. Deborah andò allora su tutte le furie, lamentando che il frutto del fico fosse invece rimasto aggrappato alla “Y”, e urlò: “Cielo e mare, perché devono essere maschi?”. ”Beh, se è per questo, perché la terra, le stelle e la luna sono femmine?”, rispose serafico Abele, che a quel punto decretò la sua condanna a morte, giacché Caino avrebbe preferito terro, stelli e luno. Insomma, ne venne fuori un putiferio che mancò solo di anticipare la Torre di Babele: mischiando maschi e femmine, a un certo punto, non si capì più nulla.
Fu a quel punto che spuntò il buon Dio, il quale disse: “Se v’ho fatto maschi e femmine, uomini e donne, avrò avuto le mie buone ragioni. Credo, fra l’altro, che in questo momento abbiate problemi un poco più seri di cui occuparvi. Chiamatevi pure come accidenti volete: l’importante è che non vi manchiate mai di rispetto, mai. Gli uni con gli altri!”.
P.S.: Ma chi l’ha detto che il Covid-19 è maschio? Ecco, apriamo una bella discussione sul fatto che “virus” è ingiusto, perché dovrebbe chiamarsi “vira” (è latino). Rimane il problema che “vira”, in italiano, è un verbo (1^ coniugazione, 3^ persona singolare del presente indicativo, o anche 2^ persona singolare dell’imperativo), o no? Va beh: inutile insistere. Non se ne esce. Forza allora a tutte le Donne. A quelle che sanno chi sono senza necessità di etichette e sostantivi concordanti oltre ogni ragionevolezza, e anche a quelle che di etichette e sostantivi hanno bisogno.