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Il San Gerardo diventa hub regionale per il Covid Stampa
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Sabato 07 Novembre 2020 12:02

La rete territoriale lombarda ha deciso che il San Gerardo diventi hub regionale per il Covid con una serie di strutture “satellite” in cui inviare i pazienti meno gravi.ospedale san gerardo

«La nostra rete territoriale - dice Alparone - ci ha permesso di trasferire un centinaio di pazienti per alleggerire il nostro ospedale verso Desio, Vimercate, il Policlinico di Monza, ma se i casi in arrivo sono più impegnativi mi aspetto un aiuto da altre aziende ospedaliere regionali che in questa seconda fase sono meno colpite».

In sintesi il messaggio è chiaro: il San Gerardo ha ricoverato nella prima ondata oltre 600 pazienti di cui il 70% da fuori provincia mostrando grande solidarietà nei confronti di quelle aziende sanitarie che registravano numeri da record, ora è venuto il momento di contraccambiare quella solidarietà, di ristabilire l’equilibrio dei flussi.

Un messaggio ribadito anche dal sindaco Dario Allevi in Regione che pare iniziare a sortire qualche effetto.

«Abbiamo ricevuto indicazioni di attenzione dalla Regione sull’evoluzione della nostra situazione - si limita a dire Alparone – l’ospedale continua a rispondere alle esigenze del territorio, abbiamo aperto con le nostre forze alcuni posti letto in Fiera a Milano e stiamo allestendo la palazzina accoglienza con 40 posti di semi intensiva per far fronte meglio all’aggravamento del profilo clinico dei nostri ammalati».

Si lavora anche per alleggerire il pronto soccorso dove arrivano una settantina di pazienti al giorno che seguono il percorso Covid: «Circa la metà – spiega Alparone - viene rimandata a casa perché può essere curata al domicilio. In questa direzione va la novità degli hotspot sul territorio che hanno l’obiettivo di evitare accessi inopportuni al pronto soccorso».

Infine la questione del personale: «Il nostro ospedale sta implodendo - ha detto ancora il sindaco Dario Allevi - il numero dei pazienti aumenta e diminuiscono i sanitari in grado di curarli perché bisogna fare i conti con i tanti sanitari in quarantena».