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Nuovo Dpcm, chiusure di vie e piazze. Dall’annuncio del dcpm al cambio a mezzanotte PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Ottobre 2020 11:19

Saranno i sindaci a dover decidere quali strade e piazze dovranno essere chiuse, ma anche prefetto e presidenti di Regione, dopo la modifica del testo del Dpcm avvenuta nella notte. In alcuni Comuni i sindaci stanno già stilando l’elenco delle zone ritenute a rischio e poi concorderanno con il prefetto - che dovrà disporre i presidi delle forze dell’ordine - la chiusura. Un compromesso arrivato al termine di una trattativa andata avanti per oltre sei ore ed è stata risolta alle 12,40 quando palazzo Chigi ha diffuso il testo definitivo.

Modificato rispetto a quello inviato alle Regioni e al Cts. Al centro della disputa il potere di chiudere piazze e strade per impedire gli assembramenti che ha provocato l’ira del presidente dell’Anci Antonio Decaro, determinato a fermare quello che ha definito «uno scaricabarile».

La prima bozza

Alle 19,30 del 18 ottobre viene inviato il testo alle Regioni per la condivisione delle norme. È scritto che «i sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Decaro chiama il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, chiede di cambiarla. Ricorda che nessuno li ha consultati. Parla anche con il ministro della Salute Roberto Speranza. La questione sembra risolta.

La conferenza stampa

Si capisce che non è andato come previsto quando alle 21,30 quando Conte parla in tv e sui canali social ribadendo che «i sindaci hanno il poter di chiudere strade e piazze». L’Associazione Sindaci d’Italia tra cui Decaro tweettano la loro contrairetà, chiedono che la norma sia modificata. Quando la conferenza stampa finisce Conte e Decaro si parlano. Il presidente del Consiglio chiarisce che è stato il Partito Democratico a suggerire la norma, il ministro Dario Franceschini in particolare. Decaro chiarisce che nessuno degli oltre 4.000 sindaci Pd è mai stato consultato. Conte assicura che sarà cambiata.

Ultima stesura e pubblicazione

Due minuti dopo la mezzanotte Palazzo Chigi diffonde il testo definitivo ma risulta uguale alla lettura delle 21.30. Arriva una nota urgente che chiede di annullare la pubblicazione e attendere perché «c’è stato un errore». Alle 12,40 di oggi viene diramato il testo definitivo: «Delle strade o piazze nei centri urbani dove si possono creare situazioni di assembramento può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private».

 
 
 

Saranno i sindaci a dover decidere quali strade e piazze dovranno essere chiuse, ma anche prefetto e presidenti di Regione, dopo la modifica del testo del Dpcm avvenuta nella notte. In alcuni Comuni i sindaci stanno già stilando l’elenco delle zone ritenute a rischio e poi concorderanno con il prefetto - che dovrà disporre i presidi delle forze dell’ordine - la chiusura. Un compromesso arrivato al termine di una trattativa andata avanti per oltre sei ore ed è stata risolta alle 12,40 quando palazzo Chigi ha diffuso il testo definitivo. E modificato rispetto a quello inviato alle Regioni e al Cts. Al centro della disputa il potere di chiudere piazze e strade per impedire gli assembramenti che ha provocato l’ira del presidente dell’Anci Antonio Decaro, determinato a fermare quello che ha definito «uno scaricabarile».

La prima bozza

Alle 19,30 del 18 ottobre viene inviato il testo alle Regioni per la condivisione delle norme. È scritto che «i sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Decaro chiama il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, chiede di cambiarla. Ricorda che nessuno li ha consultati. Parla anche con il ministro della Salute Roberto Speranza. La questione sembra risolta.

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La conferenza stampa

Si capisce che nulla è deciso alle 21,30 quando Conte parla in tv e sui canali social ribadendo che «i sindaci hanno il poter di chiudere strade e piazze». Decaro scrive anche a lui, chiede che la norma sia modificata. Quando la conferenza stampa finisce Conte e Decaro si parlano. Il presidente del Consiglio chiarisce che è stato il Partito Democratico a suggerire la norma, il ministro Dario Franceschini in particolare. Decaro chiarisce che nessuno degli oltre 4.000 sindaci Pd è mai stato consultato. Conte assicura che sarà cambiata.

Ultima bozza

Due minuti dopo la mezzanotte Palazzo Chigi diffonde il testo definitivo. È uguale alla prima bozza. Arriva una nota urgente che chiede di annullare la pubblicazione e attendere perché «c’è stato un errore». Alle 12,40 viene diramato il testo definitivo: «Delle strade o piazze nei centri urbani dove si possono creare situazioni di assembramento può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private».

 
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L' Editoriale

I Lombardi

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso)

In Lombardia fin da piccolo impari che:

“Non ce la faccio – non si può dire.

“Non ci riesco – non esiste.

“Sono stanco” … non è mai abbastanza!

Ecco come sono i Lombardi nel bene o nel male a seconda di come

li vuoi guardare!

Testa bassa e lavorare.

I Lombardi, quelli veri, chiamati per scherzo Polentoni, sì, perché era la

polenta che si mangiava in tempi di difficoltà. Ma offendersi, mai.

Sì, perché la polenta è ruvida e dura fuori, con quella crosticina che si forma

quando si raffredda ma dentro dolce ed avvolgente.

I Lombardi sono così: dentro sono buoni, con il cuore tenero, fieri delle cose

rassicuranti: acqua sale e farina gialla.

I Lombardi ci sono.                                                                                                                                                                                

Sempre.

Silenziosi ma presenti, su loro puoi contare, sempre.

Molti non li sopportano, lo si percepisce, ma se te ne innamori … beh allora

sei spacciato perché sarà per sempre.

Piange la Lombardia, in silenzio e con orgoglio.

Lo fa senza rumore per non disturbare, con toni semplici e concreti.

Tenendo gli occhi bassi e la testa piena di mille pensieri, cercando soluzioni.

Passano le ambulanze con le sirene accese e i lombardi sentono e continuano.

Se la Lombardia si potesse abbracciare lo farei adesso, forte.

Non mollare, non lo hai mai fatto.

Ricordi? Non si può dire “non ce la faccio”

“non riesco” qui non esiste”

“sono stanca! non è mai abbastanza, ancora un po’”!

Una regione non si misura dalla sua lunghezza e larghezza ma dall’ampiezza

delle sue visioni e se decidi di sceglierla come “casa” devi sapere che

devi essere all’altezza dei suoi sogni!

 

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  -  il ruolo delle fake news

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

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