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10 luglio 2019. 43 anni dall’incidente ICMESA, oggi la Brianza ovest un territorio virtuoso PDF Stampa E-mail
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Venerdì 12 Luglio 2019 08:25

sevesoNell’anno 2000, sotto lo slogan “dal danno all’opportunità” è stato avviato il percorso di Agenda 21 Intercomunale con l’intenzione di operare il riscatto ambientale di un territorio segnato dall’incidente ICMESA del 10 luglio1976. Agenda 21 Intercomunale trasformò i quattro comuni più colpiti dalla nube di diossina (Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio) in un laboratorio sociale dove sperimentare per la prima volta sul territorio italiano lo strumento della partecipazione pubblica a livello intercomunale per affrontare le tematiche ambientali.

Dopo 5 anni di Forum, nel 2005, i comuni decisero di costituire l’Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile, un’associazione nata per supportare le pubbliche amministrazioni nella progettazione e l’attuazione di progetti ambientali a servizio della comunità locale. Oggi, a quattordici anni di distanza, InnovA21 è il lascito tangibile del processo di Agenda 21 sul territorio: l’associazione ha accresciuto la base associativa coinvolgendo otto comuni e due enti del terzo settore e ha differenziato le proprie attività, adeguandosi ai bisogni espressi dai propri soci e dalle comunità locali. Ancora oggi la partecipazione pubblica e l’approccio intercomunale alle questioni ambientali sono la modalità con cui InnovA21 affronta le progettazioni e la costruzione della rete di relazioni.

“Seveso è un luogo che ha cambiato la storia europea, dall’evento che ha colpito il territorio sono nate le direttive che portano il nome della citta e hanno cambiato in meglio le condizioni di produzione industriale rendendole più sicure e sostenibili – dichiara Marzio Marzorati, presidente dell’Agenzia InnovA21 -  l’Europa ha saputo trasformare in vantaggio sociale e ambientale per tutta la comunità del vecchio continente ciò che prima era solo un disastro. Dobbiamo anche considerare i profondi cambiamenti che hanno attraversato la nostra società dal punto di vista ambientale, oggi la presenza di ARPA che con 1000 persone specializzate, attraverso processi scientifici validati svolge una attività quotidiana di monitoraggio e controllo unici al mondo. La nuova frontiera dell’ENTE regionale è lo studio dei cambiamenti climatici e le azioni da mettere in campo per contrastarli e mitigarli. Sono onorato di far parte del Comitato di Indirizzo che segue i lavori dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e rappresentare il punto di vista ambientalista in un luogo di controllo e guida. Questa opportunità la dice lunga su come le cose sono cambiate dal 1976 e come la sfida ambientale oggi deve essere condivisa e affrontata scientificamente in modo partecipato”.

Per la comunità della Brianza Ovest la data del 10 luglio e il luogo dove sorge il Bosco delle Querce sono profondamente simbolici: oggi, a 43 anni dall’incidente, dopo l’esperienza vissuta dal territorio e dalle persone a partire dal 1976 le comunità sono più consapevoli e tutelate contro il rischio industriale.

Sull’area che fu maggiormente colpita dall’esposizione alla nube di diossina dell’ICMESA oggi sorge Bosco delle Querce di Seveso e Meda, un parco regionale che è un importante bene per la collettività per via della sua valenza: storica, in quanto testimonianza fisica dell’incidente, quale luogo tangibile e accessibile, inserito nel contesto cittadino; tecnica, perché la bonifica dell’area è stata condotta con le migliori tecnologia allora disponibili e ancora oggi viene monitorata e valutata l’evoluzione delle condizioni chimiche e ambientali dell’area; ambientale, in quanto Parco Naturale Regionale, importante tassello per la connessione ecologica, per la sua area umida e per la possibilità di studio dell’evoluzione.

Per la comunità della Brianza Ovest la data del 10 luglio e il luogo dove sorge il Bosco delle Querce sono profondamente simbolici: oggi, a 43 anni dall’incidente, dopo l’esperienza vissuta dal territorio e dalle persone a partire dal 1976 le comunità sono più consapevoli e tutelate contro il rischio industriale.

Sull’area che fu maggiormente colpita dall’esposizione alla nube di diossina dell’ICMESA oggi sorge Bosco delle Querce di Seveso e Meda, un parco regionale che è un importante bene per la collettività per via della sua valenza: storica, in quanto testimonianza fisica dell’incidente, quale luogo tangibile e accessibile, inserito nel contesto cittadino; tecnica, perché la bonifica dell’area è stata condotta con le migliori tecnologia allora disponibili e ancora oggi viene monitorata e valutata l’evoluzione delle condizioni chimiche e ambientali dell’area; ambientale, in quanto Parco Naturale Regionale, importante tassello per la connessione ecologica, per la sua area umida e per la possibilità di studio dell’evoluzione di un bosco nato artificialmente; culturale, in quanto offre la possibilità di una riflessione sulle conseguenze del rischio industriale e sulla necessità di una sua gestione; sociale, perché è un’area verde viva, fruibile e utilizzata.

L’ambizione progettuale di InnovA21, considerata l’unicità del Bosco delle Querce, è quella di dare maggiore valorizzazione all’area inserendola in circuiti storici e culturali anche di carattere europeo, attraverso la collaborazione e il coinvolgimento delle due Pubbliche Amministrazioni di Seveso e Meda.

Le celebrazioni del 40esimo anniversario dell’incidente, con il percorso “Seveso +40” gestito da InnovA21 che ha coinvolto cittadini, associazioni e protagonisti dell’evento storico, hanno, infatti, messo in luce il grande patrimonio storico, culturale e di conoscenze che può ancora essere condiviso.

La relazione associativa e progettuale con i comuni di Seveso e Meda, dove sorge il Parco regionale, è stabile e proficua.

Il comune di Seveso collabora ad oggi con Agenzia InnovA21 nel progetto europeo Waste4Think, un progetto europeo di miglioramento ed efficientamento della gestione dei rifiuti urbani finanziato con il programma Horizon 2020.

 
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L' Editoriale

Io sto con la Legge Italiana :#io NON sto con Carola

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso). Sarà che sono stata “tirata su” a pane, studio, sport e disciplina. Sarà che se vìoli le regole dello sport che pratichi sei fuori dai giochi. Sarà che è sempre più facile per chiunque dire sì che opporre un divieto, sarà che in uno Stato di Diritto quale l’Italia è, si presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle Leggi vigenti e lo Stato stesso sottopone esso medesimo al rispetto di Codici e di Costituzioni scritte, sarà per questo che #io NON sto con Carola! Si chiamasse pure Paola o Cristina e fosse francese o italiana non farebbe alcune differenza per me.
Trasformata da imbellettati e ricchi esponenti di sinistra in paladina, la signorina in questione ha violato la legge italiana. Intenzionalmente e volutamente. Riprendendo il tormentone della sinistra di qualche tempo fa (ma non gli è bastata la batosta elettorale!?!) del “senza se e senza ma” … in Italia si applica in maniera pragmatica la legalità e non si pretenda perciò di forzare il Codice di diritto del Mare e della Navigazione, il cui codice ho avuto modo di leggerlo già all’epoca dei Marò detenuti illegalmente in India.