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Tratto via Manzoni: asfalto e marciapiedi nuovi PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 05 Giugno 2019 07:39
lavori via manzoniUn lavoro atteso da decenni, in una delle vie più trafficate della città. Dopo aver riasfaltato il primo tratto - da largo Mazzini all’incrocio di via Cavallotti nell’estate del 2018 da dove è passato Il Giro d’Italia di Ciclismo ora è la volta di arrivare fino all’incrocio con via Zucchi.
I lavori, per un investimento complessivo di 350.000 euro, partiranno lunedì 17 giugno, per concludersi l’ultima settimana di agosto: durante queste settimane il tratto stradale sarà completamente riasfaltato, con il rifacimento del sottofondo e la stesura del tappetino. Previsto il rifacimento anche di entrambi i marciapiedi in porfido. Per completare i lavori entro il mese di agosto si rende necessario chiudere interamente il tratto stradale.
Le ripercussioni sul traffico cittadino saranno significative, pertanto è fondamentale la collaborazione di ciascuno nella scelta dei percorsi alternativi. I tecnici del Comune installeranno l’apposita segnaletica già dalla prossima settimana, mentre mappe e percorsi alternativi saranno consultabili online sul sito del Comune di Monza Le novità più significative riguarderanno l’istituzione del senso unico di via San Gottardo da via Villoresi/Torneamento a via Cavallotti, in direzione di quest'ultima e l’inversione del senso unico lungo via Parravicini, da via Cavallotti a via Prina.
Mentre la circolazione in via Manzoni tra via Cavallotti e via Missori sarà interdetta, resterà possibile percorrere l’ultimo tratto tra via Missori e via Zucchi, che resterà chiuso solo le notti necessarie per la posa del tappetino d'usura in carreggiata. Sarà consentito l’accesso ai passi carrai per i residenti.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.