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Battaglia a colpi di sassi e rissa in stazione: Brumotti a Monza PDF Stampa E-mail
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Lunedì 29 Aprile 2019 11:07
Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la Nobrumotti 3tizia, programma in onda su Canale 5, è stato aggredito durante le riprese di un servizio nella stazione di Monza. Ultimamente una delle sua “battaglie” al servizio della comunità è documentare le zone di spaccio in tutta Italia e questa volta il campione di bike trial era andato a filmare i presunti spacci di droga della zona di corso Milano. La reazione degli spacciatori come ormai succede da tempo è stato il lancio di sassi e bottiglie di vetro nei confronti dell’inviato inviato di Striscia.
Non è la prima volta che il campione di bike trial finisce al centro di pestaggi ed episodi violenti: in questo caso si era diretto nella città lombarda per documentare la grande piazza di spaccio all'aperto che ormai da qualche tempo è diventata la stazione. Qui secondo quanto denunciato spesso da residenti e stampa, ci sarebbe un continuo viavai di spacciatori oltre che numerosi casi di furti, aggressioni e rapine, tanto che da mesi vi è nella zona un presidio fisso delle forze dell'ordine. Brumotti, nel pomeriggio di venerdì, in sella alla sua bici e accompagnato dai suoi operatori video, ha iniziato a filmare prima all'interno della stazione e poi all'esterno dove ci sono i giardinetti, ormai divenuti dormitorio all'aperto durante il giorno di numerosi senza fissa dimora.
Pochi secondi dopo l'inizio delle riprese e di alcune domande ai "sospetti" spacciatori, l'inviato di Striscia è stato preso di mira attraverso il lancio di bottiglie e di sassi che lo hanno sfiorato a più riprese: almeno trenta persone, di cui numerosi ragazzi, lo hanno accerchiato e insultato. Fortunatamente è intervenuta una pattuglia della polizia locale che ha allontanato gli aggressori ma, essendo in inferiorità numerica, ha richiesto l'intervento dei una camionetta dell'esercito e di due pattuglie della Questura. Il loro arrivo ha provocato la fuga del gruppo e il "salvataggio" di Brumotti che stando a quanto si apprende non avrebbe riportato ferite importanti. Dal suo account facebook l'inviato hapostato l'avvenuto ringraziando le Forze dell'Ordine
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.