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Lega del filo d'oro: tutti i colori del buio PDF Stampa E-mail
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Martedì 22 Gennaio 2019 07:33
Dalla costruzione del nuovo Centro Nazionale dell’Associazione per assistere e riabilitare un numero sempre maggiore di bambini, giovani e adulti sordociechi e pluriminorati psicosensoriali, alla realizzazione del Centro Socio-Sanitario di Lesmo, attivo dal 2004, per le persone sordocieche e pluriminorate della Lombardia. È quanto la Lega del Filo d’Oro ha realizzato grazie ai testamenti solidali di tanti italiani che hanno scelto di ricordare la “Lega” nelle ultime volontà.  
 
Può ospitare 42 utenti a tempo pieno, il Centro Socio Sanitario di Lesmo, attivo dal 2004 e sorto su un terreno donato alla Lega del Filo d’Oro dall’industriale lombardo Danilo Fossati, è stato progettato in funzione dei bisogni degli ospiti sordociechi, che qui vengono accolti in un ambiente confortevole e attrezzato, comprendete sei edifici diversi, ciascuno con una sua funzione. Eppure, senza anche il contributo fondamentale dei lasciti testamentari non sarebbe stato possibile realizzarlo e sostenere la sua attività. Il Centro Socio-Sanitario di Lesmo è l’esempio concreto di come la Lega del Filo d’Oro ha destinato i fondi raccolti attraverso le ultime volontà di tanti italiani generosi che hanno ricordato la “Lega” nel testamento al Centro Residenziale di Lesmo. Infatti, il Centro è nato quasi quindici anni fa per offrire un importante punto di riferimento per l’assistenza, l’educazione e la riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorate residenti in Lombardia. Inoltre, la Lega del Filo d’Oro grazie ai fondi raccolti da lasciti testamentari può continuare a garantire quotidianamente, tramite i Servizi Territoriali annessi al Centro Residenziale di Lesmo, servizi non solo per le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, ma anche alle loro famiglie che spesso si ritrovano da sole nella gestione quotidiana delle gravi disabilità dei loro cari.
 
A ricordare la Lega del Filo d’Oro nelle ultime volontà, oltre ai già sostenitori, nel 40% dei casi si tratta di persone che non avevano sostenuto prima l’Associazione. Nel 23,2% dei casi, i testamenti solidali in favore della Lega del filo d’Oro sono arrivati dalla Lombardia, medaglia d’oro di generosità in Italia. Per raccontare a chi ancora non sa a cosa si può contribuire con un lascito solidale nel testamento, o crede che sia necessario avere grandi patrimoni per ricordare la Lega del Filo d’Oro nelle ultime volontà, l’Associazione dedica la terza edizione della campagna di informazione e sensibilizzazione “Tutti i colori del buio” e invita a riflettere sull’importanza di un lascito solidale per la vita delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e delle loro famiglie.
 
Sebbene il primo lascito solidale ricevuto dalla Lega del Filo d’Oro risalga al 1970 con il testamento della signora Maria Cristina che lasciava alla Lega del Filo d’Oro un appartamento nella sua città, continuano a crescere il numero delle persone che scelgono ricordare la Lega del Filo d’Oro nelle ultime volontà. Con quasi 10 milioni di euro raccolti nel 2017 – in linea con quanto raccolto nel 2015 e nel 2016 – i testamenti solidali rappresentano sempre di più una delle principali forme di sostegno per le attività dell’Associazione.
 
“Ricordare la Lega del Filo d’Oro nelle ultime volontà si tradurrà in un aiuto concreto per le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e le loro famiglie. Sono fondi che ci consentono di garantire una progettualità a lungo termine e di offrire servizi fondamentali per permettere alle persone sordocieche che assistiamo di raggiungere il maggior livello di autonomia possibile - dichiara Rossano Bartoli Presidente della Lega del Filo d’Oro – Poter aprire un Centro Residenziale a Lesmo, significa offrire un percorsi riabilitativi e servizi anche alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali della Lombardia e alle loro famiglie. Tutto questo è stato possibile fino ad oggi grazie a tanti Italiani generosi, speriamo che anche in futuro chi deciderà di lasciare una traccia di sé anche quando non ci sarà più, lo faccia a sostegno delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro”.
 
In Italia, secondo uno studio realizzato dall’Istat in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro, le persone affette da problematiche legate alla vista e all’udito sono 189 mila il 16,2% vive nelle regioni del Nord Ovest. Il Centro Residenziale di Lesmo svolge attività di riabilitazione, reinserimento e assistenza per le persone sordocieche e pluriminorate della Lombardia. All’interno operano equipe multidisciplinari di specialisti e operatori qualificati che attuano per ciascun ospite un progetto educativo-riabilitativo personalizzato e i Servizi Territoriali annessi organizzano attività socio-ricreative, coordinano i volontari e offrono momenti di incontro con le famiglie.
 
 LA CAMPAGNA “TUTTI I COLORI DEL BUIO”
Torna anche quest’anno la Campagna di informazione e sensibilizzazione sui lasciti solidali “Tutti i colori del buio” promossa da Lega del Filo d’Oro per ricordare l’importanza di inserire un lascito nelle ultime volontà per la cura e l’assistenza delle persone sordocieche e delle loro famiglie.
 
Si tratta di una campagna dall’alto valore simbolico che rompe totalmente gli schemi nella comunicazione sul tema della solidarietà testamentaria. Lo spot ha l’obiettivo di far riflettere su quanto il buio accomuni un lascito testamentario, ultimo gesto di solidarietà, alla dimensione in cui vivono costantemente immerse le persone sordocieche e come questo possa diventare e trasformarsi, invece, in “luce” e “suoni”, vale a dire in progetti concreti della Lega del Filo d’Oro in grado di portare cura e assistenza a un numero sempre crescente di persone che ne hanno bisogno nel nostro Paese.
 
La campagna vivrà con uno spot tv e radio, su stampa e su web. Per maggiori informazioni su come poter destinare un lascito solidale a favore della Lega del Filo d’Oro, si può consultare il sito http://lasciti.legadelfilodoro.it/ o contattare il numero 800 969600.
 
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L' Editoriale

Noi che .... anche senza treccine

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(Laura Giulia D'Orso). Noi che non avevamo smartphone, tablet e connessioni per riprenderci in corteo e farci selfie ma quando dovevamo comunicare usavano il telefono di quel “toscanaccio” di Antonio Meucci.

Noi che, se non eravamo figli unici, ci “passavamo” i vestiti, i cappotti, e … le scarpe si facevano risuolare. (E’ nato così l’abbigliamento unisex!!!)

Noi che avevamo un solo paio di scarpe da ginnastica (si badi bene…. ginnastica e non sneaker) e che venivano usate prettamente a scuola in palestra).

Noi che conoscevamo a memoria la toponomastica della nostra città, ma non solo, anche quella del capoluogo più vicino perché, gambe in spalla, ce le siamo percorse tutte a piedi, sviluppando orientamento ed istinto, senza bisogno del navigatore (al limite c’era “tuttocittà”).

Noi che avevamo un solo cappotto pesante, uno leggero e quando aprivamo l’armadio per scegliere un vestito per qualche occasione non esclamavamo mai che non avevamo nulla da indossare quando i capi trabordavano dalle ante chiuse a forza.

Noi che non ci facevamo investire in città o chiamare dai genitori cento volte per la cena perché non avevamo gli auricolari nelle orecchie a tutto volume.

Noi che avevamo uno o due televisori al massimo ma non pagavamo immense cifre per lo streaming, per i canali via satellite, per gli abbonamenti al calcio, ai film, alle serie tv e sentivamo 90’ minuto la domenica e andavamo al cinema solo nelle ricorrenze, per non creare polveri sottili che poi avremmo inalato!

Noi che abbiamo sempre mangiato a chilometro 0, pane con burro, nutella o salame e non facevamo venire dall’altro emisfero con gli aerei (vedi scie chimiche!!!) come i “radical chic” il Guacamolo, i Burrito, il Kebab, il Pisco, i Donats.

Noi che per comprare qualsiasi cosa entravamo in un negozio e se ci andava bene e ci piaceva lo compravamo, non usavamo e-commerce e non avevamo bisogno di fare arrivare qualcosa ordinandolo on-line da distanze siderali per poi rispedirlo indietro perché non era la misura giusta o non era quello che ci eravamo immaginati.

Noi che a scuola si studiava geografia astronomica e sapevamo che le era glaciali erano state almeno 5 (vd. Charpentier e Warren) e che nel Protozoico c’erano state variazioni dell’orbita terrestre che avevano mutato il clima surriscaldandolo. (non mi risulta ci fossero già in circolazione automobili o caldaie o fabbriche o plastica)

Noi che fino a quando non abbiamo messo “su famiglia” non avevamo problemi di comprare auto diesel euro 6, benzina rossa, verde o gpl ma usavamo i mezzi pubblici intrisi d’inverno di quel bel “bagnato” che trasudava da alito e sudore a piccole gocce sui finestrini appannati.

Noi che vogliamo tutti un mondo migliore ma che non ci facciamo strumentalizzare!

p.s. Firma anche tu la petizione: non volere più le cannucce quando ordini un cocktail al bar, bevi dal bicchiere!

 

Nomen Omen - Sanremo 2019

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Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».