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Inaugurata lanuova sede dell'Archivio Storico Monzese PDF Stampa E-mail
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Venerdì 18 Gennaio 2019 11:35

archivio storico 3Oltre sei mila fascicoli che raccontano la storia della città dal XII secolo al Novecento: l’Archivio storico del Comune di Monza ha trovato «casa». È stata inaugurata sabato 12 gennaio la nuova sede dell’Archivio storico in via Enrico da Monza, 4.
Presenti il sindaco Dario Allevi, l’assessore ai Sistemi bibliotecari Pierfranco Maffé, il Prefetto di Monza Brianza Giovanna Vilasi e la professoressa Nadia Di Santo della Soprintendenza di Milano.

 I fascicoli, oltre a essere salvaguardati, devono essere “accessibili”. Questo l’obiettivo della nuova sede: far uscire la storia dagli archivi polverosi per scoprire, o riscoprire, la memoria della comunità

Il nuovo archivio contiene quasi 6.500 fascicoli, che occupano una superficie lineare di oltre 900 metri, dal XII secolo al 1977.

Il documento più antico è la «Carta conventionis» del 1174, le convenzioni tra Oberto, arciprete della chiesa di S. Giovanni Battista, Gerardo Tintore, frate converso, fondatore dell'ospedale dei poveri, Arderico Fidelis e Arnaldo Lanterius, consoli di Monza, sull'elezione dei sei decani e del ministro dell'ospedale e sul censo da versare alla chiesa di S. Giovanni Battista.


Il primo indice dell’archivio di Monza, invece, è l’«Indice per l’Archivio della Mag.ca Comtà dell'insigne terra di Monza», compilato Giovanni Tommaso Besozzi, notaio di Milano e archivista, nel 1711.

Tanti i fascicoli che raccontano un «pezzo» di storia, la grande e quella piccola, di Monza: ad esempio la notificazione dell'Imperiale Regio Governo di Milano, firmata dal conte di Saurau, del 1816 che attribuisce al Comune di Monza il titolo di «Città», accordandole una Congregazione municipale sotto la direzione del cancelliere del Censo. E poi la lettera del 6 luglio 1849 con cui il feldmaresciallo Radetzky concede al fuggitivo Paolo Appiani la grazia per rientrare a Monza, il proclama ai monzesi del comandante del V alpini, colonnello Cocito, nel maggio del 1898, in occasione dei moti di Milano e, ancora, la lettera del sindaco Leo Sorteni del 31 dicembre 1947 con cui annunciava ai cittadini l’entrata in vigore della Costituzione.

Per la ristrutturazione, la riqualificazione energetica, la messa in sicurezza, la sistemazione degli spazi interni e gli arredi della nuova sede dell’Archivio l’Amministrazione Allevi ha investito 220 mila euro. L’Archivio occupa il piano terreno dell’edificio via Enrico da Monza (250 mq), in zona centrale facilmente raggiungile e servita dal parcheggio interrato di via Sanzio.

Con il trasloco in via Enrico da Monza sono stati riuniti in un’unica sede fascicoli storici conservati in luoghi diversi della città.

Parte del patrimonio, che documenta la storia di Monza e dei suoi enti di assistenza e beneficienza a partire dal XII secolo, era conservata nella sede dell’archivio in via Annoni, parte presso la Biblioteca Civica di via Padre Reginaldo Giuliani, parte nell’archivio di deposito del Comune in viale Sicilia e una piccola parte, infine, presso gli archivi collocati nei sotterranei del Comune.

 
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L' Editoriale

Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris. Macron disdice ogni impegno e segue con ansia l’evolversi del dramma. Le fiamme sono il tramonto forse definitivo dell'emblema di una città e di una nazione. A me piange il cuore come cattolica eppure vedo ipocrisia nel disperarsi francese. Non la Russia post comunista né i Paesi dell’allora blocco sovietico, bensì la Francia è la patria dell’ateismo oggi in Europa: una recente indagine, pubblicata sull’ultimo numero dell’autorevole bimestrale «Le Monde des religions», consegna ai nostri “cugini” la palma di Paese con il maggior numero di atei tra i propri abitanti. Infatti, il 14% dei francesi si dichiara “ateo convinto”, percentuale che sale al 25,4% quando si parla di persone “senza religione”.

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