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Muore giovane chi è caro agli dei PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Novembre 2018 11:13
(Laura Giulia D'Orso). Per gli antichi greci il pegno da “pagare” per entrare nel ricordo era aver lasciato un segno, per questo i Greci chiamavano la tomba «segno», unico baluardo capace di pietrificare colei che pietrifica la linfa della vita. Ma i Greci andarono oltre ed inventarono la “poesia” degli eroi.

Le parole, uniche veri segni che non si sbriciolan: chi entra nel canto per le sue gesta sul campo sarà ricordato per sempre. Così fu per Achille che preferì morire giovane ma ricordato piuttosto che vecchio e dimenticato. Il giovane eroe nel gesto estetico riscattava l’orrore della fine prematura, per questo un grande poeta osò dire che muore “giovane chi è caro agli dei”. Era preferibile dare la vita sul campo ed entrare nella memoria sociale, contribuendo all’unità culturale del gruppo piuttosto che scivolare nel silenzio dei senza nome.

Tutte le morti di giovani ci costringono a ripartire da zero. È morto Antonio Megalizzi, 29 anni giornalista, radio, televisione, il suo lavoro era una specie di “canto epico” in prosa, sempre sorridente nelle foto e così simile a tanti nostri figli, sul campo di lavoro e poteva essere un qualsiasi lavoro comune.

La lingua italiana non ha una parola per chi perde un figlio, non esiste nel vocabolario.

Ci sono situazioni in cui ci mancano le parole. Come si chiama un genitore a cui è morto un figlio? In italiano non si chiama in nessun modo: in italiano questa cosa non si dice.

In ogni lingua ci sono cose che non si devono dire. O che è meglio — sarebbe meglio — non nominare, come la perdita di un figlio. Per un padre, per una madre equivale a fissare l’abisso, ad evocare un immenso di dolore. Quello del Pianto antico di Carducci, che in Ungaretti diventava un’esplosione: ”E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!”

So che però Antonio è morto senza accorgersene, in una meravigliosa cittadina, in un tipico e festivo mercatino natalizio, comprava forse regali per amici e parenti. Era felice e sereno, alle porte il Santo Natale. Questo non lenisce il dolore di chi rimane ma lui era felice. Inevitabilmente c’è tra le righe del racconto, la poesia della vita.

 
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L' Editoriale

Non solo regali ......

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Asciugherà ogni lacrima

Non avranno più fame e non avranno più sete,

non li colpirà più il sole né alcuna arsura;

perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà

e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita;

e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.

(Apocalisse 7:16-17 – La Bibbia)

Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi

e non ci sarà più la morte,

né cordoglio, né grido, né dolore,

perché le cose di prima sono passate.

 

Ad buon intenditor poche parole

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(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.