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Dalla Regione 65 mila euro ai Vigili del Fuoco volontari MB PDF Stampa E-mail
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Giovedì 25 Ottobre 2018 06:35
Uno stanziamento regionale di 700 mila euro, erogati ai sensi della legge 11/2017, che servirà per sostenere le attività dei Vigili del Fuoco Volontari lombardi. Di queste risorse, circa 62 mila euro sono stati destinati dalla Giunta Regionale ai distaccamenti situati sul territorio della provincia di Monza e Brianza, ovvero Carate Brianza (13.000 euro), Lazzate (13.000 euro), Lissone (13.000 euro), Seregno (13.000 euro) e Vimercate (12.913 euro).
"Un segnale concreto di attenzione – ha dichiarato il consigliere regionale della Lega, Alessandro Corbetta – verso il prezioso lavoro dei volontari dei Vigili del Fuoco.  Si tratta di  un ottimo risultato ottenuto con la  legge regionale per la valorizzazione dei Vigili del Fuoco Volontari e grazie a un emendamento all'assestamento di bilancio, che mi ha visto come primo firmatario, con il quale siamo riusciti a portare a 700 mila euro, dagli iniziali 500 mila, i fondi da assegnare ai distaccamenti dei Vigili del Fuoco volontari lombardi".
 
"Una legge fortemente voluta dal gruppo della Lega in Lombardia per riconoscere e promuovere l'operato di chi in maniera gratuita presta il suo tempo per la sicurezza dei cittadini.  I fondi regionali saranno utilizzati per potenziare le attività e per l'acquisto delle dotazioni tecnico-strumentali dei Vigili del Fuoco volontari, come radio portatili, motopompe, termo camere e altri mezzi".
"Anche con questo provvedimento – conclude Corbetta - la Regione Lombardia si dimostra attenta alle esigenze del territorio, fornendo un sostegno indispensabile a coloro che volontariamente rischiano la vita per difendere la propria comunità".
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.