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Pendolari, passaggio a livello in tilt a Besana PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Luglio 2018 06:18
Linea S7, passaggio a livello in tilt a Besana - Corbetta: "Scene da terzo mondo, la pazienza è finita"
 
BesaninoGiovedì primo incontro del tavolo di lavoro bipartisan sul Besanino: "RFI dia risposte immediate"
"A guardare le immagini dell'ennesimo guasto di un passaggio a livello avvenuto a Besana lungo la linea ferroviaria S7, viene da chiedersi se siamo nel cuore della Brianza o nel terzo mondo. E' infatti grave e scandaloso che quasi ogni giorno si verifichino malfunzionamenti dei passaggi a livello senza che Reti Ferroviarie Italiane, l'ente a cui compete la gestione e manutenzione dell'infrastruttura, faccia nulla per risolvere la problematica." E' quanto commenta il consigliere regionale leghista Alessandro Corbetta a seguito del guasto avvenuto questa mattina al passaggio a livello in via Guidino a Besana in Brianza (Mb) che ha causato ritardi sulla linea. Per permettere il passaggio del treno è stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine. Corbetta proprio nei giorni scorsi aveva chiesto ai colleghi consiglieri regionali eletti nelle province di Monza e Lecco di istituire un tavolo di lavoro bipartisan sulla linea S7.
"Giovedì – annuncia Corbetta – ci sarà il primo incontro con gli altri consiglieri regionali del territorio e il comitato pendolari per discutere delle problematiche del Besanino. Partiremo proprio dall'urgenza dettata dai vergognosi guasti al passaggio a livello che causano disservizi ai pendolari e mandano in tilt il traffico su gomma e chiederò ai colleghi azioni forti e decise da portare avanti insieme. RFI – conclude Corbetta -  deve dare risposte immediate perché la pazienza dei pendolari è finita da un pezzo"
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.