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Pendolari, passaggio a livello in tilt a Besana PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Luglio 2018 06:18
Linea S7, passaggio a livello in tilt a Besana - Corbetta: "Scene da terzo mondo, la pazienza è finita"
 
BesaninoGiovedì primo incontro del tavolo di lavoro bipartisan sul Besanino: "RFI dia risposte immediate"
"A guardare le immagini dell'ennesimo guasto di un passaggio a livello avvenuto a Besana lungo la linea ferroviaria S7, viene da chiedersi se siamo nel cuore della Brianza o nel terzo mondo. E' infatti grave e scandaloso che quasi ogni giorno si verifichino malfunzionamenti dei passaggi a livello senza che Reti Ferroviarie Italiane, l'ente a cui compete la gestione e manutenzione dell'infrastruttura, faccia nulla per risolvere la problematica." E' quanto commenta il consigliere regionale leghista Alessandro Corbetta a seguito del guasto avvenuto questa mattina al passaggio a livello in via Guidino a Besana in Brianza (Mb) che ha causato ritardi sulla linea. Per permettere il passaggio del treno è stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine. Corbetta proprio nei giorni scorsi aveva chiesto ai colleghi consiglieri regionali eletti nelle province di Monza e Lecco di istituire un tavolo di lavoro bipartisan sulla linea S7.
"Giovedì – annuncia Corbetta – ci sarà il primo incontro con gli altri consiglieri regionali del territorio e il comitato pendolari per discutere delle problematiche del Besanino. Partiremo proprio dall'urgenza dettata dai vergognosi guasti al passaggio a livello che causano disservizi ai pendolari e mandano in tilt il traffico su gomma e chiederò ai colleghi azioni forti e decise da portare avanti insieme. RFI – conclude Corbetta -  deve dare risposte immediate perché la pazienza dei pendolari è finita da un pezzo"
 
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L' Editoriale

Ad buon intenditor poche parole

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(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.