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Comitato Europeo delle Regioni: Europa sia coraggiosa PDF Stampa E-mail
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Sabato 02 Dicembre 2017 09:53
“L’Unione europea sta ragionando in termini di strategie geo-economiche aggregative territoriali, in un quadro macroregionale, da circa una decina d’anni. Nei fatti, le macro-comunità territoriali risultano oggi la dimensione istituzionale più appropriata di fronte alla crisi degli Stati nazionali e all’offensiva dell’economia globale. Valorizzare le strategie macroregionali significa imprimere una significativa accelerazione verso la costruzione dell’Europa federale dei popoli.
Citando Danton verrebbe da dire: audacia, audacia e ancora audacia! È ora che l’Unione europea dimostri tutto il coraggio politico necessario per assumere delle scelte politiche davvero strategiche e avviare così la ‘rivoluzione’ macroregionale”. Con queste parole Stefano Bruno Galli commenta il parere del presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo, approvato nel corso dei lavori della 126° sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni a Bruxelles.
“La strategia macroregionale alpina Eusalp, nell’ambito della quale la Lombardia esercita un’oggettiva leadership, è la quarta strategia macroregionale varata dall’Unione dopo quelle del Baltico, del Danubio e dell’Adriatico. È una realtà geo-economica che – spiega Galli - poggia sul primato del manifatturiero e dell’artigianato, delle micro e delle piccole imprese, nell’ambito di un’area transfrontaliera che coinvolge 46 Regioni appartenenti a 7 Stati. L’idea di promuovere un vasto processo di articolazione cooperativa su base macroregionale delle comunità territoriali dell’arco alpino non è nuova. La catena alpina costituisce infatti una sorta di cerniera tra le realtà produttive, economiche e sociali, che stanno al di qua e al di là delle Alpi. La macroregione alpina non sarebbe tuttavia nata senza l’esperienza storica di Arge Alp, negli anni Settanta”.
 
“Oltre i confini regionali o nazionali, vi sono delle specificità territoriali che devono essere valorizzate, perché hanno immediate ricadute sul piano sociale. Spesso si tratta – tuttavia – di progetti dirigisti, che vengono imposti da Bruxelles, cioè da quell’Europa dei tecnocrati e dei burocrati, e che si impongono ai territori. Al contrario – conclude Galli -  la strategia macroregionale alpina è una realtà che parte dal basso, dalle Regioni che l’hanno fatta nascere, la costituiscono e in essa ripongono le loro concrete speranze di rilancio. Questa è la sua peculiarità rispetto alle altre tre esperienze strategiche macroregionali e, dal punto di vista della governance, deve essere valorizzata”.
 
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L' Editoriale

Nomen Omen - Sanremo 2019

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».
 

Siamo sicuri che la Supercoppa Juventus -Milan sia progresso?

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(Laura Giulia D'Orso).Jean-Jacques Rousseau, nel suo Discorso sulle scienze e sulle arti (1750), denunciava il carattere illusorio e mendace della civilizzazione. Dal suo punto di vista, l’unica qualità che poteva distingue i popoli più evoluti era l’abilità nell’occultare, che significava evitare la brutalità dei rapporti sociali. “La raffinatezza, scriveva, è un velo steso sopra la barbarie”. Il Discorso sulle scienze e sulle arti è un capolavoro di retorica. Si apre con un panegirico del progresso umano che riprende e porta all'apice i valori illuministi: l’eroica vittoria su ciò che è brutale, l’uscita dell’umanità dalle tenebre, lo slancio prometeico verso una conoscenza che abbracciava sia il mondo fisico, sia il progresso tecnologico sia il mondo morale.

Il mito del progresso sull’emancipazione delle donne a Gedda viene svuotato dietro la gloriosa apparenza tecnologica del settore per le donne, nelle piccole giocatrici che scendono in campo con i più grandi calciatori del mondo. La Supercoppa diventa perciò un potente effetto retorico, si compie in una società dove la cultura ammanta l’oppressione politica e dove le convenzioni impongono l’ipocrisia, rendendo impossibile ogni comunicazione autentica.

Eppure lo spirito ha anche i suoi bisogni al pari o forse superiori a quelli del corpo. Questi sono il fondamento della società, l’ornamento primario di un vero progresso. Mentre il governo e le leggi provvedono alla sicurezza e al benessere delle persone.

“La ricchezza dell’adornamento può rivelare un uomo opulento e la sua eleganza un uomo di gusto; ma l’uomo sano e robusto si riconosce da altri segni: sotto l’abito rustico d’un agricoltore, non sotto la doratura di un cortigiano si troverà la forza e il vigore del corpo. L’adornamento non è meno estraneo alla virtù, la quale è la forza e il vigore dell’anima. L’uomo dabbene è un atleta, che si compiace di lottar nudo; egli disprezza tutti quei vili ornamenti che impaccerebbero l’uso delle sue forze, e che per la maggior parte non son stati inventati che per nascondere qualche deformità.”

Fino a quando i giornali scriveranno …”che allo stadio sono attesi 62mila tifosi ed anche 15mila donne … e non …”sono attesi 77mila spettatori, continueranno ad edulcorare un primario ordinamento di progresso.