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Regione Lombardia aiuta i padri separati a non restare senza casa PDF Stampa E-mail
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Venerdì 20 Ottobre 2017 06:11
"La notizia di Marco della Noce, che  oggi vive in auto dopo che è finito sul lastrico in seguito alla separazione dalla moglie, ci porta a ricordare che in Lombardia si registra il più alto numero di separazioni e quindi di fragilità in capo ai componenti della famiglia, soprattutto ai padri che si ritrovano a dover pagare un assegno di mantenimento e con la privazione della casa coniugale.
In  questa legislatura Regione Lombardia oltre ad aver stanziato 14 milioni di euro per sussidi a favore dei genitori separati , in particolare con figli minori, ha provveduto a modificare il regolamento per l'assegnazione delle case popolari riservando un punteggio al padre, che generalmente è colui che perde l'utilizzo della casa, pari a quello che viene riconosciuto alle famiglie sfrattate. E' stato infatti equiparata la sentenza di separazione a quelle riguardanti lo sfratto esecutivo oltre ad aver individuato una quota in deroga alle graduatorie per permettere ai sindaci di poter assegnare immediatamente un alloggio pubblico". Lo ricorda il consigliere regionale Antonio Saggese.  "Sono molti gli uomini che restano senza casa e che negli anni non hanno mai ricevuto alcun tipo di assistenza e che con i recenti provvedimenti di Regione Lombardia sono rientrati nelle politiche di solidarietà regionale, con l'obiettivo - conclude Saggese - di permettere loro di continuare a vivere e a frequentare i propri figli in ambienti più confortevoli di quanto sia una auto". 
 
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L' Editoriale

Il Peso di una Valigia

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(Laura Giulia D'Orso). Passano uomini e donne senza nome né volto. Hanno avuto solamente il permesso di recuperare qualche cosa di personale dalle loro case che probabilmente saranno abbattute. Una vita passata fra quattro mura forse anche comprate con sacrificio, in una zona dove notte e giorno senti il fragore delle auto e dei camion che sembra ti passino in soggiorno. Quattro mura neanche tanto sicure come un tetto sulla testa che adesso non hanno più. Ognuno trascina una valigia piena di “loro”. Difficile scegliere cosa portare e cosa lasciare.

Grazie a Dio, io non sono fra quelle persone, la mia casa sarà ancora là quando tornerò ma mi sono domandata cosa avrei stipato nella mia valigia se fosse capitato a me. Non è stato semplice; ma poi ho compreso: solamente ciò che è stata la mia esistenza, il mio passato. Avrei preso tutti gli album di foto della mia famiglia, un pugno di “preziosi” che ricordano eventi felici, i miei libri del liceo, la trilogia di Dante del Sapegno, quelli con la copertina verde di storia dell’arte dell’Argan, quelli di Italiano del Pazzaglia, la mia vita, la mia conoscenza, le mie origini, ciò che sono. Scriveva Robert M. Edsel in Monumnets Men: “Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano.”

E se quel maledetto ponte che conosco molto bene, su cui sono transitata tante volte da bambina, fosse stato sotto il mio controllo, sarei lì a scavare a mani nude, almeno per ridare i corpi di chi non c’è più a familiari che piangono un loro disperso.

 

Ruspadana, tanto rumore per nulla, direi

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(Laura Giulia D’Orso). Quando si parla di videogiochi violenti o che si pensi istighino alla violenza quasi sempre si finisce a discutere di quanto essi in realtà possano stimolare o aumentare comportamenti violenti nelle persone. E’ di ieri la notizia che la Apple ha ritirato in via precauzionale un giochino dal suo Store digitale creato da tre giovanissimi tra cui un monzese di 26 anni, chiamato Ruspadana. Ovviamente “nomen omen” il giochino, easy nella grafica, tanto da ricordare “Mister Mario” è basato su un tema molto attuale e prende spunto dalle felpe di Matteo Salvini con ruspa stampata. Il gruppo di amici/colleghi che, per inciso, sono fra le menti informatiche più capaci, che hanno superato una difficile selezione per essere presi dalla Apple, in Italia, lo hanno sviluppato a Napoli. Si trovava sull'App Store gratis e consisteva nel "ripulire" la Pianura Padana da omini neri, si immagina immigrati, per potersi poi godere lo spettacolo delle Alpi. Dopo una serie di polemiche il giochino è scomparso dallo Store. Tanto rumore per nulla, direi. Per due motivi ben precisi. Avete mai digitato su google il termine ”spara tutto”?