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Referendum: a Monza flash mob dei Giovani Padani per il Sì PDF Stampa E-mail
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Domenica 15 Ottobre 2017 19:38
171015 giovani padani striscione siUn flash mob in centro a Monza per il sì al referendum del 22 ottobre con lo striscione da 100mq esposto allo scorso Gran Premio di Monza che tanto aveva scatenato polemiche. E' l'iniziativa che questo pomeriggio i Giovani Padani della Brianza e il comitato "Siamo giovani per l'autonomia" hanno organizzato in Piazza Trento e Trieste a Monza per promuovere le ragioni del Sì.
"Vogliamo sensibilizzare i cittadini e soprattutto i giovani di Monza e Brianza – spiega Alessandro Corbetta, coordinatore provinciale dei Giovani Padani – sui buoni motivi per andare a votare sì il 22 ottobre. Una Lombardia con maggiori risorse e competenze è garanzia di un futuro migliore fatto di più lavoro e più servizi per tutti. Oggi tanti giovani sono senza lavoro e molto sono costretti a lasciare il Paese per cercare fortuna altrove, ma il 22 ottobre abbiamo l'opportunità di iniziare un vero cambiamento per invertire la rotta e portare finalmente più benessere a casa nostra. Per far ciò – conclude Corbetta - serve che i cittadini vadano in massa alle urne perché solo con una forte spinta popolare la Regione avrà la forza per trattare e ottenere più autonomia"
 
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L' Editoriale

Il mio Presepe

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(Laura Giulia D’Orso). Quest’anno ho deciso di fare due Presepi, uno in casa ed uno in ufficio. E ho deciso intenzionalmente di farlo perché è un simbolo, il mio simbolo, il simbolo della mia casa. In un paese dove sembra che costruire un Presepe sia quasi un’offesa verso le altre culture io non lo credo. In quel Presepe ci sono io, c’è la mia cultura, c’è il mio passato ed il mio presente e vorrei ci fosse il mio futuro. Ci sono i miei valori, c’è la mia civiltà e tutto questo ….. è nel mio Paese. Non offende un bambino in una mangiatoia che scappa con la famiglia da Erode, non offende un bambino che nasce in una grotta osannato da angeli ed umili pastori. Suvvia, non può offendere nessuno! Il mio Presepe è particolare. Mi è stato portato tanto tempo fa da Betlemme, da un prete al seguito del cardinale Carlo Maria Martini. Piccolo, di porcellana, fragile ed indifeso in quel viaggio aereo come lo è quella piccola famiglia che rappresenta. Quel Bambino non chiede regali costosi, non vuole omaggi adulatori, non ama il consumismo e regali costosi, non pasteggia con pranzi prelibati, con onerose pietanze per la cena.
Anzi, resta stretto nel tepore delle braccia di Sua Madre.
Poi con il tempo il mio piccolo Presepe si è arricchito di altri due piccoli Gesù che maestre molto capaci ed intelligenti dei miei figli hanno fatto plasmare da mani infantili con il Das, quella pasta per modellare che forse oggi non si usa neanche più. E così il Presepe è diventato suo malgrado Uno e Trino. Un solo Dio e tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto racchiuso in venti centimetri quadrati: la mia cultura, la mia Fede, la mia religione, la mia vita.

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Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

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(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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