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Regione Lombardia: no a direttiva Bolkestein per associazioni dilettantistiche lacuali PDF Stampa E-mail
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Sabato 09 Settembre 2017 05:56
Escludere le associazioni sportive dilettantistiche per gli sport lacuali e fluviali dalla direttiva Bolkestein, il discusso atto Ue sui servizi: è quanto chiede al Governo e al Parlamento una mozione presentata dal Gruppo consiliare “Maroni Presidente–Lombardia in testa”, approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia.
 
“Per effetto della direttiva Bolkestein – spiega il capogruppo Stefano Bruno Galli, primo firmatario della mozione – alcune società dilettantistiche lacuali di grande storia e tradizione vedono pregiudicato il proprio futuro nel quadro delle concessioni demaniali. Parecchi circoli sportivi dei tre grandi laghi della nostra regione, come il Circolo Vela Gargnano, la Canottieri Salò, la Canottieri Lecco e l’Avav di Luino, solo per citarne alcuni, vantano una lunga e gloriosa tradizione legata alle attività agonistiche sull’acqua, come la vela, il canottaggio, il windsurf, fin dai primi anni del Novecento. Dirigenti e appassionati del settore hanno tenuto in vita queste associazioni che hanno sfornato grandi campioni. Questa tradizione appartiene non solo al patrimonio storico dei territori lacustri, ma a quello dell’intera regione”.
 
“Sugli effetti perversi che provoca sul mercato interno europeo la Bolkestein – conclude Galli – abbiamo più volte manifestato la nostra perplessità e la nostra avversione. Ora chiediamo che il Governo e il Parlamento promuovano i necessari interventi legislativi per tutelare queste associazioni sportive rispetto all’applicazione della direttiva Bolkestein e per individuare iniziative comuni insieme alle Regioni confinanti. Auspichiamo infatti in questo senso un’azione corale di Piemonte, Lombardia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento”.
 
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L' Editoriale

Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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