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La segretaria virtuale ottimizza le risorse e aiuta professionisti, Pmi e artigiani ad affrontare il mercato PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Giugno 2017 13:56
Flessibilità e lavoro agile, ottimizzazione dei costi, competenze di comunicazione e marketing. Sono le caratteristiche che deve possedere la segretaria di oggi, una figura che svolge attività di front office, sempre più decisiva per professionisti, Pmi e artigiani. Per questo si sta affermando anche in Italia la segretaria virtuale, nata a fine degli anni 90 in Usa, dove è conosciuta come virtual assistant, sviluppatasi nei paesi anglofoni e sbarcata in Europa e in Italia a inizio degli anni 2000.
Lo sostiene uno studio di Zeuner, call center di Seveso nell’hinterland milanese, che ha come clienti primarie organizzazioni in tutta Italia (tra cui Alcon Italia, Condé Nast, Confindustria, Disney Italia, E-bay, Manetti&Roberts, Mondadori/Pressdì, RCS Mediagroup, Sandoz Novartis), ma che sta scommettendo sui vantaggi che professionisti, Pmi e artigiani possono ricevere dalla virtual assistant, che fornisce un servizio di segretariato in nome e per conto dell’utente e può essere di supporto alla segreteria esistente o sostitutiva di essa.
Sempre più professionisti stanno adottando formule di flessibilità lavorativa sul fronte del luogo, dell’orario e degli strumenti da utilizzare per il proprio mestiere e, come evidenziato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, la diffusione dei progetti del cosiddetto smart working nelle imprese è pari al 30% L’11% dei lavoratori dichiara di operare secondo modalità agili e i professionisti “smart” in Italia sarebbero oltre 250mila.
Allo stesso modo si sta diffondendo la segretaria virtuale, che consente l’ottimizzazione delle risorse e al personale di occuparsi delle mansioni più importanti. Secondo una ricerca dell’Università di Berlino, il 75% delle Pmi perde fatturato a causa di una scarsa reperibilità telefonica. D’altra parte, la scelta di utilizzare una segreteria telefonica con registrazione del messaggio per sopperire alla mancanza di quella personale non funziona: più del 63% di chi chiama percepisce la voce riprodotta come impersonale e riaggancia. Per questo si sta divulgando l’utilizzo di operatori specializzati con funzione di segretaria virtuale fornita dal call center.
“La segretaria virtuale – afferma Marco Carloni, amministratore delegato di Zeuner – è coerente con il nuovo contesto del mondo del lavoro. Consente alta flessibilità e si può attivare in diverse fasce orarie quando necessario. La reperibilità è assoluta perché se l’utente è impegnato o altro personale non può rispondere,  viene attuata la deviazione di chiamata. Non ci si deve più preoccupare se la segretaria si assenta per malattia o ferie. Il vantaggio maggiore è l’ottimizzazione del personale con lo snellimento dell’organico e dei costi.”
“L’ utilizzo della segreteria a distanza – spiega Vittorio Figini, presidente di Zeuner – asseconda i requisiti organizzativi e gestionali necessari per essere competitivi. Può per esempio essere uno strumento di marketing, per fissare appuntamenti, fornire comunicazioni e informazioni, raccogliere adesioni per eventi gestendo calendari delle presenze e dando informazioni sulle strutture ricettive. A guadagnarne è l’immagine dell’azienda: un operatore specializzato, continuamente formato e supportato da massina tecnologia, è in grado di garantire una qualità elevata della prestazione”.
Fondato nel 2010, il call center Zeuner ha sede a Seveso, nell’hinterland milanese. Realizza attività di contact center (telemarketing, teleselling, servizi di customer care e  service),  e marketing (survey articolate,  informative/commerciali, reperimento e aggiornamento dati,  customer satisfaction). Tra in principali clienti: Alcon Italia, Condé Nast, Disney Italia, Federfarmaco, LoJack, Manetti&Roberts, Mondadori/Pressdì, Nestlé Italia, RCS Mediagroup, Sandoz Novartis,  Ticketone. Zeuner utilizza solo personale italiano che opera nella sede di Seveso. Il fatturato nel 2016 è stato di due milioni di euro. Presidente è Vittorio Figini, amministratore delegato Marco Carloni.
 
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L' Editoriale

L'elogio della mela

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-align: justify;">(Laura Giulia D’Orso). Aiuto, da oggi mi si è allargato il paniere! Lo ha deciso con fermezza l’Istat. Nel 2018 entreranno cinque nuovi prodotti: l'Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga, il Robot aspirapolvere e ne usciranno la Telefonia pubblica, il Canone Rai (che rientra dalla finestra sotto forma di bolletta dell’elettricità) ed il Lettore Mp4. Mi è venuta l’ansia. Ho aperto il frigo ma tra gli alimenti da me acquistati ho avuto la certezza non ci fossero né il mango né l’avocado.
E adesso?! Sarà, ma qualcosa non mi torna. Resto basita da una tal richiesta di frutta tropicale stile hipster qui in Italia. Per meglio farci comprendere l’Istat, sul suo sito, scrive che “I prodotti di prima necessità del paniere ed il peso loro attribuito sono definiti sulla base della spesa effettiva delle famiglie, in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione”. La fonte principale è l'indagine che l’Istat svolge sui consumi coinvolgendo circa 28mila famiglie italiane (?). Sono però utilizzate anche altre fonti, interne (stime di contabilità nazionale, indagini su commercio estero e produzione industriale) ed esterne (dati ACNielsen, Banca d'Italia), per assicurare un'accurata copertura informativa.
Così perplessa svolgo la mia piccola indagine personale. Munita di penna e taccuino resto ad osservare per un’oretta buona, nel reparto di ortofrutta di un noto centro commerciale, il cestone degli avocado esposti. Di avventori neanche l’ombra! Attendo invano, vanno a ruba le arance, banane, pere, kiwi ma gli avocado non se li fila nessuno!. Il giorno dopo, al mercato del giovedì, alla mia richiesta di tre manghi e due avocado mi sento “cusa te s’è drè a dì?. Grazie tutto a posto, è per il paniere … Risposta un po’ alterata:“anca mò, ab’bjamo nà sporta!
Ci spiegano che l’Europa ha raddoppiato il consumo di avocado nel corso degli ultimi sei anni, raggiungendo ben 0,75 chilogrammi pro capite annui (Fonte: Rabobank su dati UN Comtrade) prima viene l’Olanda, ultima l’Italia con 0,25 chilogrammi. Poi, a ben cercare, scopro che il 2018 sarà l’anno dell’avocado, e che a Rimini, i principali attori della produzione e del commercio mondiale di avocado e mango si daranno appuntamento a Macfrut, un evento unico a livello internazionale. Si chiamerà “Tropical Fruit Congress”, primo summit in Europa dedicato a questa tipologia di frutti esotici, alla Fiera di Rimini il 10 e 11 maggio 2018. Leggo che si svolgerà una due giorni per esplorare le attuali tendenze del mercato, dei consumi e degli scambi, ampliando lo sguardo anche agli sviluppi scientifici, alle tecnologie e ai metodi di vendita di prodotti sempre più richiesti nei mercati globali primo fra tutti i Messico. Due i prodotti al centro del Congresso: Avocado e Mango.
E allora mi sorge un dubbio, senza nulla togliere al guacamole, alle maschere di bellezza e alle virtù salutiste ed alternative di una filosofia di vita “veg” perché non rivalutiamo la nostra vecchia e cara mela di casa nostra!
 
 
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