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    Giovedì 10 Gennaio 2013 21:01
  • “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.”

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:28
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    Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
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    Giovedì 14 Settembre 2017 05:43
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Centinaia di monzesi in detenzione domiciliare PDF Stampa E-mail
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Domenica 07 Maggio 2017 22:17
(Paolo Mariani) Divieto di sosta dalle ore 06.00 alle ore 21.00 del giorno 7 maggio 2017 per evento mercatale. Segnalazione imprecisa visto che il divieto riguarda solo la sosta sulla pubblica via e non indica che è vietato uscire di casa dal corsello delle autorimesse sottostanti il proprio condominio, stare male o necessitare di mezzi di soccorso.
 170507 ordinanza
 
Questa la situazione che ha accolto i cittadini abitanti nelle vie interessate dal citato evento mercatale di domenica 7 maggio 2017.
Le bancarelle collocate nelle vie XX Settembre, Magenta, Palestro, Gramsci e Cavour hanno giustamente preso posto – si immagina – laddove gli organizzatori avevano previsto e negli spazi concessi. Ciò che non è stato previsto è il blocco delle strade, non ai veicoli di passaggio, ma ai residenti. Costoro, nella fortunata ipotesi che fossero riusciti ad uscire dai cancelli carrai dei propri condomini, non sarebbero in alcun caso potuti viaggiare in quanto le strade erano totalmente bloccate a qualsiasi transito veicolare, stante la mancanza di spazio.
 
Non sono noti motivi per cui tale evento mercatale non sia stato tenuto in Area Cambiaghi, come solitamente accade, ma ben venga il coinvolgimento di altre zone della città (cum grano salis). Ciò non toglie che l’organizzazione non ha brillato per razionalità, ma in fondo ha svolto il suo lavoro negli spazi concessi. A questo punto è da notare che ancora meno ha brillato la mente che ha concesso questi spazi senza tenere conto dei diritti di tutti (ordinanza n, 92, Uff. Viabilità).
 
E se un residente in via XX Settembre o Via Cavour avesse dovuto portare d’urgenza qualcuno al Pronto Soccorso? E se un abitante di Via Magenta avesse necessitato di un ambulanza? O ancora più semplicemente, se un condomino di P.zza Diaz avesse voluto o dovuto uscire in auto dal box? Nessuno di questi monzesi avrebbe avuto vita facile domenica 7 maggio e alcuni non l’hanno avuta la vita facile visto che qualcuno ha dovuto anche rimandare impegni e restare agli arresti domiciliari.
170507 002   170507 004
 
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.