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Elezioni provinciali, quando la politica fa da sé PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 11 Gennaio 2017 22:27
(Laura Giulia D’Orso) Le consultazioni provinciali, tenutesi in data 8 gennaio in verità non hanno fatto parlare molto i Monzesi, se non altro perché i cittadini, non essendo coinvolti ormai in prima persona non sono stati vincolati a conoscere e ad esprimersi. Per effetto della riforma Delrio, disciplinata dalla legge n.56/2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni dei Comuni” si parla di elezioni "di secondo livello" e, ad essere chiamati al voto, sono stati solamente i sindaci e i consiglieri di quasi 40 province italiane: Ancona, Ascoli Piceno, Belluno, Brescia, Como, Forlì-Cesena, Frosinone, Grosseto, La Spezia, Latina, Lecco, Livorno, Matera, Monza e Brianza, Novara, Padova, Perugia, Pesaro e Urbino, Pisa, Pistoia, Potenza, Prato, Rieti, Rovigo, Salerno, Savona, Siena, Terni, Verona, Verbano Cusio Ossola, Vicenza, solo per citarne alcune.

Non dappertutto si è votato però per eleggere sia il presidente che i membri del Consiglio, in quanto le due cariche hanno una durata differente e la provincia di Monza e Brianza è stata fra queste. Nel dettaglio il presidente Gigi Ponti, una volta eletto, rimane in carica per 4 anni, il Consiglio invece deve venire eletto ogni 2 anni, e così è stato l’8 gennaio per la provincia di Monza e Brianza.

Le operazioni di voto si sono svolte dalle 8 alle 20 nell’unico seggio aperto presso la sede della Provincia in via Grigna 13 a Monza, davanti ad un centinaio di cittadini furiosi per i tagli annunciati ad alcune linee di trasporto urbano ed extraurbano.
Quattro le liste candidate per il rinnovo del Consiglio Provinciale: “Insieme per la Brianza”, “Brianzaretecomune”, “Brianzacivica” e “Lega Nord Salvini”.

Di fatto, se da un lato si pensava di ridurre i costi di una consultazione elettorale, dall'altro, a mio avviso, non si è fatto altro che alimentare il distacco già immenso fra la politica, percepita come “casta”, ed il cittadino comune. Così, pur legittimati dalla riforma Del Rio, ci sono sindaci che amministrano anche province e consiglieri comunali che sono anche consiglieri provinciali con la possibilità di incongruenze o conflitti decisionali.

Volendo concepire l’istituzione delle Province (o delle città metropolitane) come un ente di competenza specifica del territorio al servizio dei propri cittadini non è quindi con una elezione intramoenia che ci si avvicina alla gente. Tutto ciò mal si concilia con un voto di secondo livello e doppi incarichi amministrativi.

Si potrebbe obiettare che se avesse vinto il Sì, al Referendum del 5 dicembre 2016, le Province sarebbero realmente scomparse. Tuttavia la riforma Boschi avrebbe di fatto cancellato la parole “provincia” da tutti gli articoli che esprimono tale termine ma ovviamente non tutti gli Enti che sono legati all’area metropolitana. Solo per citarne alcuni Inps, Autorità indipendenti, Inail, Aci, Agenzie varie, gestione reti stradali, scuole...

È necessario per chiarire il quid della riforma richiamare il testo dell’art. 40 comma 4 oggetto del referendum: ”…. per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle aree montane, fatti salvi i profili ordinamentali generali relativi agli enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori disposizioni in materia sono adottate con legge regionale. Il mutamento delle circoscrizioni delle Città metropolitane è stabilito con legge della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la Regione”. Ciò significa che la regolamentazione delle Province rinominate “enti di area vasta” restano vigenti e continuano a regolamentare la vita amministrativa delle aree metropolitane. Inoltre la norma finale della riforma Boschi su espressione della legge del Rio avrebbe attribuito potere alle regioni di adottare ulteriori leggi finalizzate a regolare le attività delle “province- aree metropolitane- enti di vasta area” o come volete chiamarle!

E se invece il tentativo di eliminarle fosse stato solo demagogia politica e realmente invece servissero con un concreto apporto sul territorio?!
 
 
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L' Editoriale

Il Peso di una Valigia

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(Laura Giulia D'Orso). Passano uomini e donne senza nome né volto. Hanno avuto solamente il permesso di recuperare qualche cosa di personale dalle loro case che probabilmente saranno abbattute. Una vita passata fra quattro mura forse anche comprate con sacrificio, in una zona dove notte e giorno senti il fragore delle auto e dei camion che sembra ti passino in soggiorno. Quattro mura neanche tanto sicure come un tetto sulla testa che adesso non hanno più. Ognuno trascina una valigia piena di “loro”. Difficile scegliere cosa portare e cosa lasciare.

Grazie a Dio, io non sono fra quelle persone, la mia casa sarà ancora là quando tornerò ma mi sono domandata cosa avrei stipato nella mia valigia se fosse capitato a me. Non è stato semplice; ma poi ho compreso: solamente ciò che è stata la mia esistenza, il mio passato. Avrei preso tutti gli album di foto della mia famiglia, un pugno di “preziosi” che ricordano eventi felici, i miei libri del liceo, la trilogia di Dante del Sapegno, quelli con la copertina verde di storia dell’arte dell’Argan, quelli di Italiano del Pazzaglia, la mia vita, la mia conoscenza, le mie origini, ciò che sono. Scriveva Robert M. Edsel in Monumnets Men: “Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano.”

E se quel maledetto ponte che conosco molto bene, su cui sono transitata tante volte da bambina, fosse stato sotto il mio controllo, sarei lì a scavare a mani nude, almeno per ridare i corpi di chi non c’è più a familiari che piangono un loro disperso.

 

Ruspadana, tanto rumore per nulla, direi

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(Laura Giulia D’Orso). Quando si parla di videogiochi violenti o che si pensi istighino alla violenza quasi sempre si finisce a discutere di quanto essi in realtà possano stimolare o aumentare comportamenti violenti nelle persone. E’ di ieri la notizia che la Apple ha ritirato in via precauzionale un giochino dal suo Store digitale creato da tre giovanissimi tra cui un monzese di 26 anni, chiamato Ruspadana. Ovviamente “nomen omen” il giochino, easy nella grafica, tanto da ricordare “Mister Mario” è basato su un tema molto attuale e prende spunto dalle felpe di Matteo Salvini con ruspa stampata. Il gruppo di amici/colleghi che, per inciso, sono fra le menti informatiche più capaci, che hanno superato una difficile selezione per essere presi dalla Apple, in Italia, lo hanno sviluppato a Napoli. Si trovava sull'App Store gratis e consisteva nel "ripulire" la Pianura Padana da omini neri, si immagina immigrati, per potersi poi godere lo spettacolo delle Alpi. Dopo una serie di polemiche il giochino è scomparso dallo Store. Tanto rumore per nulla, direi. Per due motivi ben precisi. Avete mai digitato su google il termine ”spara tutto”?