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Voto di pancia e voto di fegato PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 07 Dicembre 2016 21:55
161207 urna(Laura Giulia D’Orso) E finalmente ieri si è votato. Gli Italiani sono andati ai seggi in massa ed hanno espresso la loro volontà sugli ormai famosi quesiti referendari costituzionali. L'affluenza finale in Lombardia si è attestata intorno al 75% e gli elettori chiamati al voto in tutta la regione sono stati 7.466.096 . Nella provincia di Monza e Brianza ha vinto il NO con il 54,99% delle preferenze, mentre il SI’ ha raggiunto solamente il 45,01%. Nella capoluogo monzese invece, sia pur per una pochissima percentuale, il 50,38% ha prevalso il SI.
Sono stati mesi difficili, di muro contro muro, di battutacce contro sarcasmo, di bugie contro falsità. Ma ciò che più ha disturbato ed infastidito l’elettore italiano è stato quel continuo e ripetuto consiglio di “votare con la testa e non con la pancia”. Ieri sera, quando i primi exit poll davano il NO di tre punti di vantaggio, la sensazione che alla fine avrebbe vinto quel fronte era fortissima. Le analogie con quanto vissuto il 23 giugno scorso in Gran Bretagna con la Brexit e successivamente con la vittoria americana di Donald Trump erano chiare.

Gli Italiani hanno dimostrato di essere un popolo saggio e perfettamente in grado di “intendere e volere” e capire. Gli Italiani hanno scelto di votare contro il sistema, non hanno avuto il “mal di pancia” né tanto meno, il “mal di testa”.

Ma forse in questi ultimi tempi gli Italiani hanno sofferto di “dolori al fegato”. Devono aver toccato con mano che il tasso di disoccupazione reale è molto lontano da quello che ogni giorno viene riportano dalle statistiche ufficiali, che il numero di cittadini italiani costretti a ricorrere ai buoni alimentari ed alla Caritas dopo il governo Monti sono aumentati del 60%, tanto che un cittadino su sette è costretto a far ricorso al programma di sostegno alimentare. Devono aver visto scomparire da sotto casa il piccolo negozio, la bottega di quartiere, la media e piccola impresa. E così il voto referendario è diventato un voto “contro”.

Il voto democratico “contro” è l’unica arma che resta ormai al popolo sovrano per poter dimostrare il proprio malcontento quando le cose non vanno bene. Ed evidentemente con questo voto si è voluto dire a chiare lettere che le cose non vanno bene, che si vuole eleggere personalmente i propri rappresentanti al Senato ma soprattutto al Governo. Che dopo un governo tecnico di Monti, uno di scopo con Letta e uno di “successione ereditaria” con Renzi il popolo italiano ha diritto di tornare a votare i propri rappresentanti.

Il fegato degli Italiani, la bile che ribolle, questa volta ha spiazzato i sondaggi. Lo spread, i mercati finanziari tanto temuti sono stati messi a tacere ed il sistema di informazione ha ancora sbagliato a schierarsi prima del voto.

E questo non deve stupire perché i politici vecchio stampo vivono in una realtà troppo ovattata, non più in grado di parlare alla gente, al popolino. La rabbia ha scelto, contro tutto e contro tutti, anche perché la Riforma Costituzionale era diventata l’emblema dei poteri forti. E in tempi in cui la gente fa fatica ad arrivare alla fine del mese, se c’è una cosa che non desidera è proprio lo status quo dei pochi, ma un reale cambiamento.

Tutti coloro che in questi giorni hanno ingiustamente abusato del termine populista non hanno invece cercato di chiedersi come mai la società è passata dall’avere “mal di pancia” al provare disturbi epatici!
 
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L' Editoriale

Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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