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Riconoscimento LIS: uguaglianza e inclusione sociale di tutti i cittadini PDF Stampa E-mail
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Venerdì 02 Dicembre 2016 10:29
«Di tutte le battaglie per i diritti umani, quella per l’abbattimento delle barriere della comunicazione è di primaria importanza. Riconoscere la Lingua dei Segni significa non solo dare pari opportunità a tutti di scegliere il modo che preferiscono per comunicare, ma anche riconoscere pienamente il diritto di uguaglianza di tutti i cittadini e garantire loro una vera inclusione sociale»: è quanto ha affermato Carolina Toia, consigliere regionale del Gruppo “Maroni Presidente”, al convegno da lei promosso “Con la LIS… tutto è accessibile”, svoltosi oggi nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, i cui posti sono andati esauriti.
Oltre alla consigliere Toia sono intervenuti Fabio Rolfi, presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali di Regione Lombardia, la senatrice Laura Bignami, Renzo Corti, presidente dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi (ENS) Lombardia, Costanzo Del Vecchio, segretario generale ENS, Rossella Ottolini, esperta della LIS, Salvatore Triolo, esperto settore Lavoro-Sordità, Mirko Pasquotto, esperto settore Scuola-Sordità, Emiliano Mereghetti, esperto di storia dell’ENS-Sordità e lo psicologo Mauro Mottinelli; in collegamento da Bruxelles sono inoltre intervenuti l’europarlamentare Angelo Ciocca, già consigliere regionale e fra i primi firmatari del progetto di legge regionale “Disposizioni per la promozione della Lingua dei Segni Italiana, della LIS tattile e per la rimozione delle barriere della comunicazione”, il presidente dell’Unione Europea Sordi (EUD), Markku Jokinen, e altri delegati europei.

«Il convegno – spiega Carolina Toia – è frutto di una proficua collaborazione tra Regione Lombardia e l’ENS, che ha portato prima alla stesura del progetto di legge per la promozione della LIS e poi alla sua approvazione in Consiglio regionale. La LIS è una vera e propria lingua, cioè un insieme strutturato e organizzato di segni, con una grammatica precisa, una sintassi e una morfologia propria.

In Italia la utilizzano quotidianamente in 43 mila (5 mila in Lombardia). Mentre al Parlamento italiano sono state depositate diverse proposte di legge per il riconoscimento della LIS e della LIS tattile su tutto il territorio nazionale che, al momento, non sono state ancora discusse, il pdl approvato da Regione Lombardia – sottolinea la consigliere della Lista Maroni – prevede il loro riconoscimento nel territorio lombardo quali strumenti per l’inserimento e l’integrazione delle persone cieche, sordocieche o con disabilità auditiva nella famiglia, nella scuola e nella comunità nonché come strumento di accessibilità alla rete dei servizi. L’altro obiettivo del pdl è la promozione del principio di libera scelta di tali persone e delle loro famiglie in riferimento a quali modalità di comunicazione utilizzare per migliorare le condizioni di benessere e di integrazione sociale. Le persone cieche, sordocieche o con disabilità auditiva devono avere la possibilità di usare la Lingua Italiana dei Segni in ogni situazione e contesto come ulteriore strumento di comunicazione che si va a integrare con gli altri strumenti messi a disposizione dai progressi della medicina, dell’audiologia, della pedagogia e della logopedia e delle relative tecnologie».

In chiusura di convegno, la consigliere Toia ha tenuto a ringraziare i tanti partecipanti: «La vostra presenza e l’ampia partecipazione – ha detto – vi fanno onore e dimostrano sensibilità, interesse e rispetto per noi relatori. Questo convegno ha superato le mie aspettative. È stato emozionante. Il mio impegno, che è anche una promessa, è di mantenere vivo questo rapporto che si è instaurato tra me e voi e mantenere alta l’attenzione sull’effettivo riconoscimento e promozione della LIS e sull’effettivo abbattimento delle barriere della comunicazione».
 
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L' Editoriale

Ad buon intenditor poche parole

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(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.