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Sport e diritti umani: convegno promosso da UPF e Uisp PDF Stampa E-mail
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Venerdì 25 Novembre 2016 07:12
Si terrà sabato mattina, dalle 9.30 alle 13 all'Urban center (Sala E, via Turati 6) il convegno sul tema sport e diritti umani, promosso da UPF (Universal Peace Federation) e Uisp con il patrocinio del Comune di Monza, della Casa delle culture, della Provincia e del Coni. All'incontro, condotto da Carlo Chierico, promotore del Trofeo della Pace, interverrà per un saluto il sindaco Roberto Scanagatti e il consigliere comunale incaricato allo sport, Silvano Appiani. Tra i primi interventi quello della senatrice Josefa Idem, campionessa olimpica e già ministra per lo Sport. Numerose le testimonianze, tra cui quelle di Alexander Djomo Wafo, ex calciatore della nazionale del Camerun a Italia 90; Anna Maria Mazzetti, triatleta professionista, campionessa italiana e partecipante alle Olimpiadi di Londra 2012; Alessandra Borgonovo, vice presidente della Lega Pro e presidente della Fondazione Stefano Borgonovo. Scopo dell'incontro pubblico sarà quello di riflettere sull'interazione tra sport e diritti umani, e sull'efficacia dello sport nel parlare di etica e valori ai giovani, di cui molti, di diverse nazionalità, saranno presenti nell'occasione, portando anche esempi concreti di buone pratiche, tra cui quella del Trofeo della Pace, giunto quest'anno all'undicesima edizione, che ha visto la partecipazione di oltre 150 giovani, di cui una parte profughi e richiedenti asilo, impegnati nei tornei interetnici di calcio maschile e pallavolo femminile. Per l'occasione sarà disponibile il nuovo numero della rivista Voci di Pace, dedicato proprio allo sport come strumento di pace, e la pubblicazione dedicata al Trofeo della Pace 2016, con articoli, testimonianze e molte foto dei tornei interetnici di quest'ann. Info su www.trofeodellapace.org
 
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L' Editoriale

Ad buon intenditor poche parole

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(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.