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Prorogata la mostra sulla monaca di Monza PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Novembre 2016 06:37
Visto il grande interesse suscitato e la risposta positiva da parte delle scuole del territorio, il Comune ha deciso di prorogare l’apertura al pubblico della mostra dedicata alla Monaca di Monza, allestita presso i Musei Civici Casa degli Umiliati, fino al 19 febbraio 2017
Grazie alla disponibilità della Fondazione Franco Fossati – Museo del Fumetto di Milano, che ha curato e organizzato la mostra insieme al Comune, sarà possibile continuare a esplorare il mondo di immagini e suggestioni che la Signora di Monza ha suscitato, a partire dalle celebri pagine del Manzoni nei “Promessi Sposi”.
"Siamo felici di registrare un tale interesse da parte del territorio e delle scuole – dichiara l’assessore alla Cultura, Francesca Dell’Aquila – non solo per la mostra ma anche per i tanti eventi collaterali organizzati. Un progetto culturale che va nella direzione della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e storico, in chiave anche inedita, dove il nuovo museo cittadino di via Teodolinda è protagonista".

La mostra ospita edizioni storiche, fumetti, dischi, articoli che testimoniano la grande fortuna del personaggio e della sua drammatica vicenda, sino alle tavole originali del fumetto realizzato per l’occasione da Alessandro La Monica, in arte Alexander Tripood, che verrà distribuito in omaggio a tutti i visitatori del museo.

Saranno quindi replicati per le scuole e per il pubblico, nei mesi di gennaio e febbraio, gli intensi spettacoli teatrali “La città della Monaca”, in occasione dei quali le sale del museo si trasformeranno in una suggestiva quinta teatrale nella quale gli attori in costume della Compagnia Teatrale La Sarabanda rievocheranno le scene salienti della storica vicenda che vide protagonisti suor Virginia e l’Osio, dalla monacazione forzata della giovane, agli esiti del processo e alla sua reclusione. Oltre a questi, sono in programma visite guidate, laboratori di fumetto per adulti, conferenze e incontri di approfondimento. Per informazioni, prenotazioni e costi delle iniziative: 039 2307126 | www.museicivicmonza.it | Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
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L' Editoriale

Il mio Presepe

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). Quest’anno ho deciso di fare due Presepi, uno in casa ed uno in ufficio. E ho deciso intenzionalmente di farlo perché è un simbolo, il mio simbolo, il simbolo della mia casa. In un paese dove sembra che costruire un Presepe sia quasi un’offesa verso le altre culture io non lo credo. In quel Presepe ci sono io, c’è la mia cultura, c’è il mio passato ed il mio presente e vorrei ci fosse il mio futuro. Ci sono i miei valori, c’è la mia civiltà e tutto questo ….. è nel mio Paese. Non offende un bambino in una mangiatoia che scappa con la famiglia da Erode, non offende un bambino che nasce in una grotta osannato da angeli ed umili pastori. Suvvia, non può offendere nessuno! Il mio Presepe è particolare. Mi è stato portato tanto tempo fa da Betlemme, da un prete al seguito del cardinale Carlo Maria Martini. Piccolo, di porcellana, fragile ed indifeso in quel viaggio aereo come lo è quella piccola famiglia che rappresenta. Quel Bambino non chiede regali costosi, non vuole omaggi adulatori, non ama il consumismo e regali costosi, non pasteggia con pranzi prelibati, con onerose pietanze per la cena.
Anzi, resta stretto nel tepore delle braccia di Sua Madre.
Poi con il tempo il mio piccolo Presepe si è arricchito di altri due piccoli Gesù che maestre molto capaci ed intelligenti dei miei figli hanno fatto plasmare da mani infantili con il Das, quella pasta per modellare che forse oggi non si usa neanche più. E così il Presepe è diventato suo malgrado Uno e Trino. Un solo Dio e tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto racchiuso in venti centimetri quadrati: la mia cultura, la mia Fede, la mia religione, la mia vita.

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Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

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(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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