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Sicurezza e semplificazione: si vieti burqa in luoghi pubblici PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Ottobre 2016 06:14
161011 burqaE' stato depositata oggi, a Palazzo Pirelli, una proposta di legge al Parlamento per la modifica della legge Reale del 1975 in materia di «tutela dell'ordine pubblico e identificabilità delle persone» che prevede il divieto di utilizzare «senza un giustificato motivo» caschi o qualsiasi altro tipo di oggetto o indumento che impedisca il riconoscimento della persona. Nello specifico la proposta di legge, presentata dal Gruppo consiliare “Maroni Presidente”, propone di eliminare l'inciso che lascia indeterminata la valutazione del fattore di rischio per la sicurezza nazionale, al fine di avere una norma chiara, semplice e oggettiva.
 

"La legge Reale del 1975 che vietava di girare in pubblico con passamontagna, caschi o copricapi che non permettono il riconoscimento della persona, oggi - spiega il primo firmatario Marco Tizzoni - viene interpretata in modo che, ad esempio, il burqa e il niqab siano invece consentiti. Questa proposta di legge nasce con l'intento esclusivo di mettere finalmente ordine a una legge nazionale sulla sicurezza che ha avuto in questi anni scarsissima efficacia nella tutela dell'ordine pubblico, attraverso una rimozione delle deroghe che consenta un'attività nel campo della sicurezza orientata alla prevenzione. Si tratta di una modifica che, considerata la situazione socio-politica attuale, risulta essere assolutamente necessaria: sotto ogni indumento, di qualunque foggia quali burqa o niqab, casco protettivo e altri, potrebbe nascondersi chiunque, anche un terrorista. In questa prospettiva, il divieto non è una limitazione della libertà religiosa, bensì una tutela per la sicurezza di tutti i cittadini".

"Questo principio è alla base di ogni ordinamento democratico ed è prevalente su qualunque altro, tanto che ha portato la Francia e il Belgio ad adottare leggi a tutela della sicurezza dei loro cittadini, a dimostrazione che non si tratta di provvedimenti lesivi della libertà di culto. La nostra norma italiana lascia indeterminata la valutazione e la discrezionalità del giustificato motivo creando una zona grigia, che pone la norma debole e inefficace nella tutela dell'ordine pubblico. Noi consiglieri del gruppo "Maroni Presidente" - conclude Tizzoni - riteniamo che tale divieto debba essere applicato a livello nazionale, dando così alle forze dell'ordine la possibilità di garantire maggiore sicurezza ai cittadini”.

 
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L' Editoriale

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(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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