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Politica & Territorio
Diffusione di sondaggi demoscopici e inizio del divieto di propaganda. PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Settembre 2020 10:32

Diffusione di sondaggi demoscopici.

In occasione di qualsiasi consultazione elettorale o referendaria, nei 15 giorni precedenti la data di votazione, ai sensi dell'art.8, comma 1, della legge 22 febbraio 2000, n.28, e quindi a partire da sabato 5 settembre 2020, sino alla chiusura delle operazioni di voto, è vietato rendere pubblici o comunque diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito della consultazione popolare e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi siano stati effettuati in un periodo antecedente a quello del divieto.

Inizio del divieto di propaganda.

In occasione di qualsiasi consultazione elettorale o referendaria, ai sensi dell'art. 9, primo comma, della legge n.212/1956 , nel giorno precedente e in quelli della votazione, e quindi da sabato 19 settembre a lunedì 21 settembre 2020, sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, le nuove affissioni di stampati, giornali murali e manifesti.

Inoltre, ai sensi del secondo comma del medesimo art.9 della legge n.212/1956, nei giorni della votazione, è vietata ogni forma di propaganda entro il raggio di metri 200 dall'ingresso delle sezioni elettorali. In particolare, costituisce una forma di propaganda - che pertanto non è consentita ai sensi della predetta disposizione - portare un bracciale o un distintivo o qualunque altro tipo di accessorio con il nome di un candidato o il simbolo di una lista.

E' consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche poste in luogo pubblico e regolarmente autorizzate alla data di pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali o referendari.

Rilevazioni di voto da parte di istituti demoscopici.

L'attività di istituti demoscopici volta a rilevare, all'uscita dai seggi, gli orientamenti di voto degli elettori, a fini di proiezione statistica, non è soggetta a particolari autorizzazioni.

La rilevazione stessa, tuttavia, deve avvenire a debita distanza dagli edifici sedi di seggi e non interferire in alcun modo con il regolare ed ordinato svolgimento delle operazioni di votazione.

Si ritiene, inoltre, che la presenza di incaricati all'interno delle sezioni per la rilevazione del numero degli iscritti nelle liste elettorali nonché dei risultati degli scrutini possa essere consentita, previo assenso da parte dei presidenti degli uffici elettorali di sezione e solo per il periodo successivo alla chiusura delle operazioni di votazione, purché in ogni caso non venga turbato il regolare procedimento delle operazioni di scrutinio.

 
CERCANDO DI ESSERE IMPARZIALI O ALMENO PROVANDOCI: PER ME E’ NO PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Settembre 2020 10:06

scheda(Laura Giulia D’Orso). Io voterò NO, è la prima volta che politicamente non tengo la mia scelta privata, ma dopo tentennamenti ed esitazioni io suggerisco: No.

Meglio essere netti e chiari in un Paese che di nettezza e chiarezza certamente non brilla quasi mai!

Le ragioni del mio No, del mio voto, ANDRANNO OLTRE QUELLE SENTITE, non sono quelle che ho letto o visto raccontare da più parti.

Non riguarda il fatto che, riducendo il numero dei Parlamentari, diminuirà la rappresentatività (il rapporto parlamentari/100.000 abitanti è oggi intorno al 1.0 circa come in Francia e Germania. Vincesse il sì l’Italia passerebbe a 0.7)

Non riguarda neppure il risparmio di qualche “milione” di euro, all’interno dell’immenso carrozzone della politica e degli Enti pubblici e della Pubblica Amministrazione. Quisquiglie direbbe Totò.

Non riguarda neppure la contrapposizione fra il populismo pentastellato e neppure riguarda il fatto che questo Referendum sia una scelta governativa contratta fra 5 stelle o Lega o FI che alla fine ha inglobato anche il PD, che ha deciso di tenerseli buoni i 5Stelle.

Nulla di tutto ciò.

La ragione del mio NO sta nel fatto che ogni volta che si discute di successive riforme del Parlamento (della Costituzione) nessuno spiega come funziona il Parlamento ed una Costituzione, quanto meno la nostra.

NESSUNO DICE QUANTI PARLAMENTARI SERVONO PER FARE “COSA”, per occuparsi di che, per risolvere problemi o quali guai, per dare prospettive e direttive al Paese Italia e alle Persone (e lo scrivo in maiuscolo, giusto per farmi dare della Sovranista).

Nei discorsi di tutti i politici non c’è stato un solo cenno a ragioni di efficienza del sistema!

Riduzione del numero dei Deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Ma chi ha fatto i conti e in base a quali parametri?

Mi chiedo … perché 400 e non 391 o anziché 200 non 149?!

Sembrano numeri dati veramente a “caso”, con formazione a farfalla dell’allenatore Dino Banfi. Non c’è nulla di tutto questo. O forse sì?

La ragione del mio NO risiede nel fatto che ogni volta che si sente discutere di riforme del Parlamento guardando fisso le telecamere per essere convincenti non si percepisce forse la capacità di far comprendere come questi Signori vedranno l’Italia, la nostra Italia ma anche quella dei nostri figli fra, 5, 10, 20 anni.

Manca completamente uno studio responsabile ed approfondito sul “come” funziona il Parlamento. Certo, i Padri Costituenti, che allora erano le menti più brillanti del Paese, dopo la guerra avevano costituito un sistema di un certo tipo, con certi perché e lo avevano fatto con certe ragioni.

Condivisibili o meno che fossero quelle ragioni e quelle riflessioni (leggete per conoscenza gli Atti dell’Assemblea Costituente, articolo per articolo perché si capiva l’intento che ne stava dietro) avevano un ragionamento.

I nuovi “forse pretesi” costituenti chiedono a noi di esprimerci su ciò che loro dovrebbero conoscere molto meglio stando seduti su poltrone. E spieghino esattamente dopo cosa avrebbero deciso … se il bicameralismo perfetto con l’elezione diretta del capo dello Stato o il ritorno al proporzionale alla tedesca con soglia al … per cento. Perché come aggiungono tutti sottovoce, quasi gettato lì, “qualche aggiustino lo si dovrà fare alla Costituzione”.

Beh! da chi ha gestito e fatto funzionare l’Italia solamente a colpi di DCPM c’era da aspettarselo. La nostra non è la Costituzione "più bella del mondo" come si è d’uopo dire e ne sono cosciente ma se dovessi ritoccarla sceglierei altrove le nuove menti eccelse per metterci mano! … con tutto il rispetto.

 
Seveso: aperta agli alunni la nuova ala della scuola primaria “Munari” PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Settembre 2020 18:34
Con il ritorno degli alunni sui banchi di scuola oggi è stata aperta il 14 settembre la nuova ala della primaria “Bruno Munari” di via Monte Bianco, che fino a poche settimane fa era ancora cantierizzata.
L’11 giugno 2018 erano state avviate le opere per la demolizione e lo smaltimento della vecchia palestra comunale e la costruzione di quella nuova con sovrastante l’ampliamento del plesso. I lavori si erano fermati il 6 febbraio 2019 in seguito alla risoluzione del contratto decisa dal Comune in considerazione della negligente conduzione del cantiere da parte della capofila del raggruppamento temporaneo di imprese che aveva vinto la gara d’appalto. Con l’aggiudicazione alla mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese secondo classificato della prosecuzione dei lavori, e la sottoscrizione del nuovo contratto d’appalto, gli stessi erano ripresi il 3 giugno 2019 e in corso d’opera erano stati disposti alcuni accorgimenti e lavorazioni di dettaglio utili alla sua migliore esecuzione.
 
I lavori, costati complessivamente circa 1 milione e mezzo di euro, si erano resi necessari in quanto la vecchia palestra era stata realizzata con pannellature portanti contenenti fibre di amianto. La nuova struttura, che è in legno lamellare, ospita al piano terra (a doppia altezza) la palestra (con superficie di 25 metri x 16 metri), gli spogliatoi e gli altri servizi annessi, che saranno utilizzati dalla scuola e dalle società sportive locali, e al secondo piano un’aula (con superficie di 51 metri quadrati) e uno spazio polifunzionale (con superficie di 151 metri quadrati) il cui uso per il momento è destinato alla didattica.
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Bando rifugi in Lombardia, assegnati quasi 2 milioni di euro alle prime 26 strutture PDF Stampa E-mail
Giovedì 10 Settembre 2020 09:46

RegLomb

Nuove risorse per finanziare tutti i progetti

Con il ‘Bando rifugi’ dell’assessorato a Montagna ed Enti Locali di Regione Lombardia, assegnati 2 milioni di euro alle prime 26 strutture.

È stata infatti approvata la graduatoria definitiva del bando Rifugi che permette di accedere alle risorse a fondo perduto necessarie per finanziare interventi di riqualificazione e adeguamento infrastrutturale di rifugi alpini ed escursionistici presenti sul territorio lombardo.

Il bando mette appunto a disposizione 1,9 milioni di euro per interventi da realizzare entro il 31 ottobre 2021, connessi all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19. Perciò, gli interventi di innovazione tecnologica e riqualificazione sono finalizzati anche a garantire sicurezza ai fruitori oltre a interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

“Si tratta, infatti, di una misura di successo – ha spiegato l’assessore regionale a Montagna e Enti locali – pensata per migliorare la gestione sostenibile e l’accessibilità dei rifugi alpinistici ed escursionistici lombardi. Il tutto valorizzando in tal modo il patrimonio naturalistico e ambientale della montagna di Lombardia”.

Finalità

“Con le risorse a disposizione – ha continuato – dunque, riqualificheremo queste strutture che hanno un ruolo importante e di qualità nell’accoglienza del turismo montano. Consentono infatti ai fruitori di vedere e di vivere le straordinarie caratteristiche dei paesaggi in alta quota”.

 

“A dire il vero, ora l’intento è quello di reperire ulteriori risorse – ha concluso l’assessore – per finanziare i restanti progetti che sono risultati ammissibili, ma non ancora finanziati per via dell’esaurimento della dotazione economica a disposizione”.
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L' Editoriale

I Lombardi

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso)

In Lombardia fin da piccolo impari che:

“Non ce la faccio – non si può dire.

“Non ci riesco – non esiste.

“Sono stanco” … non è mai abbastanza!

Ecco come sono i Lombardi nel bene o nel male a seconda di come

li vuoi guardare!

Testa bassa e lavorare.

I Lombardi, quelli veri, chiamati per scherzo Polentoni, sì, perché era la

polenta che si mangiava in tempi di difficoltà. Ma offendersi, mai.

Sì, perché la polenta è ruvida e dura fuori, con quella crosticina che si forma

quando si raffredda ma dentro dolce ed avvolgente.

I Lombardi sono così: dentro sono buoni, con il cuore tenero, fieri delle cose

rassicuranti: acqua sale e farina gialla.

I Lombardi ci sono.                                                                                                                                                                                

Sempre.

Silenziosi ma presenti, su loro puoi contare, sempre.

Molti non li sopportano, lo si percepisce, ma se te ne innamori … beh allora

sei spacciato perché sarà per sempre.

Piange la Lombardia, in silenzio e con orgoglio.

Lo fa senza rumore per non disturbare, con toni semplici e concreti.

Tenendo gli occhi bassi e la testa piena di mille pensieri, cercando soluzioni.

Passano le ambulanze con le sirene accese e i lombardi sentono e continuano.

Se la Lombardia si potesse abbracciare lo farei adesso, forte.

Non mollare, non lo hai mai fatto.

Ricordi? Non si può dire “non ce la faccio”

“non riesco” qui non esiste”

“sono stanca! non è mai abbastanza, ancora un po’”!

Una regione non si misura dalla sua lunghezza e larghezza ma dall’ampiezza

delle sue visioni e se decidi di sceglierla come “casa” devi sapere che

devi essere all’altezza dei suoi sogni!

 

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  -  il ruolo delle fake news

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

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