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Cascina Casalta PDF Stampa E-mail
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Giovedì 18 Giugno 2015 09:26
(Percorsi di Conoscenza a cura del Centro Documentazione Residenze Reali Lombarde, Marina Rosa - Lucia Tenconi) Presente nel Catasto di Carlo VI e quindi già esistente nel 1722, la Casalta costituiva un’ampia cascina plurifamiliare, strutturata in modo da garantire a ciascun nucleo abitativo una certa indipendenza pur mantenendo in comune lo spazio dell’aia. La Casalta definita “Vecchia” fu ristrutturata inizialmente dal Canonica e successivamente rivista e ampliata a più riprese dal Tazzini a partire dal 1826 fino al 1847, attraverso la realizzazione di un ampio edificio e delle sue pertinenze – la Casalta Nuova – affacciato verso il Lambro.
La cascina fu oggetto di un ulteriore progetto di intervento nel 1894 da parte del Tarantola, architetto di corte in epoca sabauda.
La Casalta era utilizzata, a metà Ottocento, come abitazione per i massari e come asilo per i cacciatori. Il complesso di edifici, che definiscono un’ampia corte aperta rettangolare, è caratterizzato, specialmente nel fronte posteriore, da un doppio porticato ritmato da colonne ottagonali e da una ricchezza di citazioni colte – dallo pseudo timpano centrale alla serliana all’inserimento degli ordini classici nelle testate – che conferisce all’ampio fabbricato quel gusto classicheggiante apprezzato dai commentatori ottocenteschi.
Negli anni Venti del Novecento la Casalta rientra nel gruppo di edifici affittati alla società che si stava occupando della realizzazione dell’ippodromo di Mirabello (S.I.R.E.). Ancora oggi la cascina è destinata a usi abitativi.
 
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L' Editoriale

Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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