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UMBERTO I, IL RE CHE AMAVA MONZA PDF Stampa E-mail
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Lunedì 08 Febbraio 2021 03:01

I Musei Civici di Monza ospitano nella sala delle esposizioni temporanee una interessante mostra storica organizzata da tre collezionisti privati nell'ambito delle iniziative per i 120 anni museicivicidalla morte di Umberto I per mano dell'anarchico Gaetano Bresci.

Già programmata per la fine del 2020, a causa dell'emergenza sanitaria è stata allestita nel mese di gennaio e finalmente potrà essere ammirata dal pubblico.

«È con grande piacere che riapriamo al pubblico i Musei Civici di via Teodolinda, nel pieno rispetto delle normative anti Covid e quindi in totale sicurezza, afferma l’Assessore alla Cultura, Massimiliano Longo. Grazie alla preziosa collaborazione dei collezionisti Pasquale Alessandro Griesi, Vincenzo Panza e Fabrizio Bava, Monza ripercorre vicende storiche di grande importanza che hanno visto protagonisti Umberto I e la Regina Margherita, i quali tanto hanno amato la nostra città fino al terribile istante del regicidio, ricordato ancora oggi da un monumento significativo come la Cappella Espiatoria. Invito tutti a tornare al Museo, a visitare la mostra e a cogliere l'occasione per vedere le sale espositive e per ripartire così insieme in nome della cultura e dell'arte».

Pasquale Alessandro Griesi, Vincenzo Panza e Fabrizio Bava hanno messo a disposizione e allestito un interessante percorso espositivo con numerosi cimeli, ritratti, uniformi, oggetti e documenti di epoca umbertina, che fanno rivivere gli anni in cui Umberto e Margherita sono saliti al trono e hanno frequentato l'amata Monza.

Si potranno così ripercorrere gli anni giovanili del sovrano, il suo matrimonio con Margherita, la nascita del figlio Vittorio Emanuele, futuro Re d'Italia, sino al tragico epilogo della morte di Umberto avvenuta a Monza il 29 luglio 1900, sullo sfondo delle vicende storiche e sociali dell'Italia post-unitaria. Tutto questo sarà possibile ammirarlo fino al 14 marzo 2021.

La mostra sarà aperta nei seguenti giorni e orari di apertura del museo:

mercoledì 3 febbraio dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18,

giovedì 4 febbraio dalle 15 alle 18

venerdì 5 febbraio dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Dall’8 febbraio al 5 marzo: da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Dal 6 al 14 marzo gli orari saranno definiti in base alle disposizioni nazionali in materia di contenimento del contagio da COVID-19.

Ingresso alla mostra gratuito; ingresso a pagamento al resto del museo.

Per info:

Musei Civici di Monza - tel. 039-2307126.

 
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L' Editoriale

BabiJ Jar, il massacro mai citato

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 

(Laura Giulia D'Orso). La Storia non va mai dimenticata. Cercate cosa è stato il massacro di Babij Jar in una Ucraina compiacente. Andate a guardare cos’è ed anche chi vi partecipò. Avrete una lontana idea (forse) di quel che è accaduto. Dei sentimenti violentati. Dell’atrocità. Della violenza assoluta. Della disperazione. Dell’Uomo tradito dai suoi simili. Dell’uomo nudo di fronte a Dio. Di Dio che resta inerte e non si capisce perché.

Risponderete con Auschwitz. Con Mathausen. Con il ghetto di Varsavia. Certamente, molto più noti. Conosciuti a tutti. Ma Babij Jar è più impressionante e meno citato. E’ lo sterminio di un popolo solo nel loro contesto abitativo.

27 gennaio, è la Giornata della Memoria. S’alzano voci discordanti, che reclamano il ricordo di altre vittime. Giusto. Tutte le altre vittime devono essere ricordate, intendo dire. Non che “quelle vittime” siano dimenticate sol perché altre vittime lo sono state. E’ un tema di prospettiva: nel più ci sta il meno, ma mai il contrario.

Non sono di religione ebraica (e non saprei dirvi perché però “israeliana mi sento un po’, ogni tanto”. 

Perché è difficile per me, ancora non nata allora, pensare a quel che è successo, al fatto che l’Europa intera abbia ritenuto di “soprassedere”, al fatto che la Germania non abbia MAI pagato quel debito di Guerra. (che non avrebbe, ben inteso, dato indietro le persone uccise).

Al fatto che la riunificazione della Germania sia stata vista come una “conquista”. E che oggi quella Germania riunita governi in buona sostanza proprio l’Europa. Singolare. O forse, più semplicemente, diabolicamente sono i cicli della storia da cui non si è imparato molto!

Due Popoli mi hanno sempre stupìto quando si salutano, quello americano e quello israeliano: ti guardano negli occhi e dicono God bless you (Dio ti benedica) e Shalom Aleichen (che la pace sia con voi)!

Qualcosa vorrà pur ricordarci