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RIQUALIFICATI TRE SPAZI VERDI A SAN BIAGIO, CAZZANIGA E TRIANTE PDF Stampa E-mail
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Martedì 25 Agosto 2020 13:26

Una nave dei pirati - spezzata da un canyon marino - alla ricerca del tesoro sull’isola misteriosa come in un romanzo avventuroso di Robert Louis Stevenson. È approdata in via Manara, nei giardini pubblici di San Biagio. Da qualche giorno i nuovi giochi sono a disposizione di tutti i bambini del quartiere.

Ripartire dai più piccoli. «Prendersi cura della città, di ogni spazio e, soprattutto, ripartire dai più piccoli è fondamentale, perché attraverso loro possiamo raccontare un mondo diverso in cui il gioco e l’aggregazione diventano parte essenziale di un percorso di crescita, spiega il Sindaco Dario Allevi. Investire nei giardini pubblici, con la posa di giochi belli e sicuri, significa investire sui quartieri e sul futuro».

La nave arenata. Il gioco principale rappresenta una nave arenata sulla spiaggia. Gli elementi sono due, ben distinti. La prua è dotata di uno scivolo accessibile da due grandi oblò, mentre sul ponte di poppa c’è il timone che i bambini possono raggiungere attraverso reti e funi. I materiali sono ecologici e antivandalo: legno di betulla e pino multistrato resistente e tubi in acciaio e alluminio. E, quando qualche piccolo «pirata» cade, lo fa sul morbido perché il pavimento è antitrauma.

 

Un parco per tutti. Il progetto ha previsto anche due giochi inclusivi, una giostra e un’altalena, con cui i bimbi meno fortunati possono giocare con i loro coetanei e trascorrere il tempo libero all’aria aperta. «L’integrazione si fa con i fatti, non a parole, ha commentato l’Assessore ai Lavori Pubblici Simone Villa. E decidendo di investire risorse sul territorio. Questo “nuovo” giardino fa parte dei fatti».

L’area e l’investimento. I giochi, che occupano un’area di 365 mq all’interno del giardino pubblico con ingresso da via Manara e via Schiaffino, sono costati poco meno di 100 mila euro (98 mila euro) con un contributo del Lions Club per i giochi inclusivi. Una teleferica completa il comparto. «I lavori, iniziati a gennaio, hanno subito uno stop durante l’emergenza Covid, spiega Simone Villa. Ma adesso possiamo consegnare le due aree ai bambini e alle famiglie. Lo stesso vale per i nuovi giochi in via Debussy».

Nuovi giochi in via Debussy. Si sono da poco conclusi anche i lavori nel giardino di via Debussy, nel quartiere Cazzaniga. Il progetto, in questo caso è suddiviso in due aree: quella rossa per i bimbi da 3 a 5 anni con una casetta con doppio scivolo, due altalene e un gioco a molla doppia inclusivo (anch’essi donati dal Lions Club) e quella verde per i bambini da 5 a 12 anni con una casetta con scivolo e doppia altalena. L’investimento, su un’area di 230 mq, è stato di poco meno di 50 mila euro (46.600 euro). I giochi sono in legno multistrato, acciaio e, in parte, in materiale riciclato.

Una risposta al quartiere. «In via Debussy – spiega Simone Villa – abbiamo deciso di intervenire a seguito di una petizione di quasi trecento mamme che ci chiedevano di sistemare l’area. I giardini, infatti, sono molto frequentati, oltre che dai bambini del quartiere, dagli alunni della scuola primaria “Bachelet” e della scuola dell’infanzia “Cazzaniga” che si trovano a poca distanza. La cura della città nasce sempre dall’ascolto delle esigenze di chi vive il quartiere».

Si gioca anche a Triante. Lo scorso mese di gennaio è stata aperta una nuova area giochi anche nel giardino di via Biancamano – via Monte Cervino, nel quartiere Triante. Su una superficie di 220 mq sono stati posizionati scivoli e altalena, compresa un’attrezzatura inclusiva (altalena a cesto). La riqualificazione ha previsto anche la sostituzione dei listoni rovinati di gran parte delle panchine e il posizionamento di 4 nuovi cestini. Entro fine settembre sarà completata l’ultima parte del vialetto verso via Biancamano. L’importo complessivo dei lavori è stato di 59 mila euro.

 
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L' Editoriale

CERCANDO DI ESSERE IMPARZIALI O ALMENO PROVANDOCI: PER ME E’ NO

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scheda(Laura Giulia D’Orso). Io voterò NO, è la prima volta che politicamente non tengo la mia scelta privata, ma dopo tentennamenti ed esitazioni io suggerisco: No.

Meglio essere netti e chiari in un Paese che di nettezza e chiarezza certamente non brilla quasi mai!

Le ragioni del mio No, del mio voto, ANDRANNO OLTRE QUELLE SENTITE, non sono quelle che ho letto o visto raccontare da più parti.

Non riguarda il fatto che, riducendo il numero dei Parlamentari, diminuirà la rappresentatività (il rapporto parlamentari/100.000 abitanti è oggi intorno al 1.0 circa come in Francia e Germania. Vincesse il sì l’Italia passerebbe a 0.7)

Non riguarda neppure il risparmio di qualche “milione” di euro, all’interno dell’immenso carrozzone della politica e degli Enti pubblici e della Pubblica Amministrazione. Quisquiglie direbbe Totò.

Non riguarda neppure la contrapposizione fra il populismo pentastellato e neppure riguarda il fatto che questo Referendum sia una scelta governativa contratta fra 5 stelle o Lega o FI che alla fine ha inglobato anche il PD, che ha deciso di tenerseli buoni i 5Stelle.

Nulla di tutto ciò.

La ragione del mio NO sta nel fatto che ogni volta che si discute di successive riforme del Parlamento (della Costituzione) nessuno spiega come funziona il Parlamento ed una Costituzione, quanto meno la nostra.

NESSUNO DICE QUANTI PARLAMENTARI SERVONO PER FARE “COSA”, per occuparsi di che, per risolvere problemi o quali guai, per dare prospettive e direttive al Paese Italia e alle Persone (e lo scrivo in maiuscolo, giusto per farmi dare della Sovranista).

Nei discorsi di tutti i politici non c’è stato un solo cenno a ragioni di efficienza del sistema!

Riduzione del numero dei Deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Ma chi ha fatto i conti e in base a quali parametri?

Mi chiedo … perché 400 e non 391 o anziché 200 non 149?!

Sembrano numeri dati veramente a “caso”, con formazione a farfalla dell’allenatore Dino Banfi. Non c’è nulla di tutto questo. O forse sì?

La ragione del mio NO risiede nel fatto che ogni volta che si sente discutere di riforme del Parlamento guardando fisso le telecamere per essere convincenti non si percepisce forse la capacità di far comprendere come questi Signori vedranno l’Italia, la nostra Italia ma anche quella dei nostri figli fra, 5, 10, 20 anni.

Manca completamente uno studio responsabile ed approfondito sul “come” funziona il Parlamento. Certo, i Padri Costituenti, che allora erano le menti più brillanti del Paese, dopo la guerra avevano costituito un sistema di un certo tipo, con certi perché e lo avevano fatto con certe ragioni.

Condivisibili o meno che fossero quelle ragioni e quelle riflessioni (leggete per conoscenza gli Atti dell’Assemblea Costituente, articolo per articolo perché si capiva l’intento che ne stava dietro) avevano un ragionamento.

I nuovi “forse pretesi” costituenti chiedono a noi di esprimerci su ciò che loro dovrebbero conoscere molto meglio stando seduti su poltrone. E spieghino esattamente dopo cosa avrebbero deciso … se il bicameralismo perfetto con l’elezione diretta del capo dello Stato o il ritorno al proporzionale alla tedesca con soglia al … per cento. Perché come aggiungono tutti sottovoce, quasi gettato lì, “qualche aggiustino lo si dovrà fare alla Costituzione”.

Beh! da chi ha gestito e fatto funzionare l’Italia solamente a colpi di DCPM c’era da aspettarselo. La nostra non è la Costituzione "più bella del mondo" come si è d’uopo dire e ne sono cosciente ma se dovessi ritoccarla sceglierei altrove le nuove menti eccelse per metterci mano! … con tutto il rispetto.