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Dalla Parte degli Animali. (prima parte) Laura G. D'Orso PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 22 Gennaio 2020 13:02

Quanti sono gli animali rinchiusi nei Circhi in Italia e in quali Paesi sono vietati?        

Mentre in Stati come Austria, Belgio, Croazia, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Malta, Polonia, Slovacchia, Svezia, Regno Unito, Portogallo e Olanda, Stati Uniti hanno oramai vietato gli spettacoli con animali, da noi, in Italia, si deve ricorrere alla differente visione delle diverse Amministrazioni locali e Monza dall’ottobre del 2017 è diventata una città “circus free”, grazie anche agli sforzi dell’Assessore Massimiliano Longo, che ha ben vigilato e controllato autorizzazioni e strutture.

Il contesto legislativo italiano si sta muovendo anche se con grande fatica, dato il momento politico delicato. Nel novembre 2017 era stata approvata la Legge del Codice dello Spettacolo n.4652 che prevedeva il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi e nelle attività dello spettacolo viaggiante. Rimaneva poco dettagliato cosa si intendesse esattamente per "graduale superamento" e rimaneva il dubbio di quando esattamente questa inversione di rotta potesse essere attuata velocemente.

Nei mesi scorsi, l’ex Ministro delle Attività Culturali aveva annunciato di essere al lavoro per realizzare nei primi mesi del 2019 il Decreto attuativo della Legge del 2017 sullo spettacolo: “La legge esiste ma il governo precedente alle votazioni non ha provveduto a fare i decreti attuativi, ovvero quegli strumenti normativi che permettono a quella legge di diventare operativa”.

 

Ma pur necessitando una legge ovviamente che regolamenti il settore e vieti permanentemente l’uso di animali negli spettacoli di scena, il buon senso civico e l’intelligenza umana avrebbero dovuto già “stoppare” questo utilizzo economico di un essere senziene.

La LAV, contattata telefonicamente, ci comunica le stime relative al nostro Paese con il dettaglio sulle specie costrette a ‘lavorare’ all’interno di questi contesti, elefanti, tigri, leoni, ippopotami, giraffe, ecc.

 

In Italia sono rinchiusi nei circhi circa 2.000 animali che vengono costantemente obbligati a mettere in scena spettacoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. I circhi censiti sono meno di 100, ma spesso cambiano nome per continuare ad esercitare.

 

La provenienza degli animali utilizzati nei circhi è uno degli argomenti più controversi e dibattuti. Per quanto concerne i circhi italiani, in base a una stima effettuata dalla LAV (la Lega Italiana Anti-Vivisezione) si ritiene che siano detenuti circa duemila animali, nati quasi tutti “in cattività o in allevamenti specializzati” (?), e dunque non arriverebbero dal proprio habitat naturale e dal Paese d'origine. Almeno ufficialmente, infatti, non esiste più da tempo la cattura dell'animale selvaggio per essere mostrato al circo.

Le associazioni circensi sottolineano poi che le specie esotiche sono accompagnate da certificato CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) e il loro commercio è autorizzato. Il trasporto internazionale, l'importazione e l'esportazione di animali legati al certificato CITES in alcuni Paesi, può presentare delle deroghe, proprio per animali che fanno parte di zoo, circhi e altre mostre itineranti.

Eppure quale sembrerebbe il nocciolo vero di tutta la questione? Non le leggi ad hoc, non i permessi per quegli animali o per altri, ma lo sfruttamento di un animale a fini di lucro.

Se dunque si può immaginare che la maggior parte di questi animali provenga effettivamente da allevamenti specializzati e da cucciolate nate in cattività, ciò non esclude il problema di fondo della detenzione, che li priva del loro naturale benessere e del diritto alla libertà. Il circo è uno spettacolo itinerante e gli animali passano la maggior parte del tempo rinchiusi in gabbie e recinti tra uno spostamento e l'altro, inoltre sono costretti a sopportare addestramenti che li spingono a comportamenti totalmente innaturali. Basti pensare alla tigre che, per esibirsi innanzi al pubblico pagante, deve saltare in un cerchio di fuoco, del quale ha naturalmente terrore. Alla luce di ciò, diversi Paesi hanno iniziato a bandire i circhi con gli animali.

Cosa dice esattamente il codice penale

Art. 544-bis, “Uccisione di animali”

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.

Art. 544-ter, “Maltrattamento di animali”

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

(1) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale …… (continua).

 
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L' Editoriale

“Potevano scegliere fra il disonore e la guerra …”

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(Laura Giulia D’Orso)
Historia magistra vitae. Non dovremmo mai dimenticarlo ed invece, senza lungimiranza, dagli errori o dagli avvenimenti passati, sembra si resti estrani e non si impari nulla!
 
29 - 30 settembre 1938, Monaco, Germania. L'oggetto della Conferenza, tenutasi circa l’anno precedente lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, verteva sulle rivendicazioni tedesche della regione dei Monti Sudeti, posta in territorio cecoslovacco, ma abitata prevalentemente da popolazione di etnia tedesca. L’“Accordo di Monaco” con il quale Francia e Regno Unito cedevano alle richieste della Germania di Hitler, fu siglato dai principali uomini politici dell’epoca, Daladier e Chamberlain.

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