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    Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
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Un monzese in Toscana (in B&B) PDF Stampa E-mail
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Martedì 26 Marzo 2019 06:55
podere la casina 6(Publiredazionale) “Noi lo consideriamo il nostro rifugio lontano dalla città e abbiamo ritenuto che fosse doveroso aprirlo ad altri amanti della pace e della quiete, che solo la campagna può regalare” queste sono le motivazioni che hanno spinto Alberto Vannucci, monzese di 45 anni, e sua moglie Lorena Sampietro ad avviare un’attività di accoglienza nel loro podere in Toscana, a Monsummano Terme.
 
Il Podere La Casina è la casa di famiglia dei Vannucci, di origine fiorentina, come il cognome suggerisce; fu costruita da suo nonno ai primi del 900, quando nessuna strada ancora passava da quelle colline immacolate. Più di un secolo dopo e in seguito ad una ristrutturazione, La Casina accoglierà fra i suoi ulivi turisti da tutto il mondo, alla ricerca del verde e di una vera esperienza agreste.
Gli agriturismi moderni sono bellissimi, niente da dire” riflette Vannucci, “piscine con vista mozzafiato, ristoranti splendidi, camere da cinque stelle e spesso anche spa, golf e altri servizi turistici. Dell’esperienza della campagna rimane però poco, sembra di essere semplicemente in splendidi hotel in un contesto verde. La Casina è un vero podere rurale: i nostri ospiti possono scendere nei campi di ulivi, nella vigna, entrare nell’orto e coglierne i frutti, riposarsi in giardino, tutto a contatto con la natura. Inoltre abbiamo solo due appartamenti in affitto, quindi non si corre il rischio di essere disturbati neanche dagli altri ospiti”.
 
podere la casina 4Allora un dubbio ci sorge e lo sottoponiamo a Vannucci: con tutta questa pace e questa natura, non si corre il rischio di annoiarsi? “Non credo che questi tramonti o questi colori possano annoiare, ma uno dei nostri principali punti di forza è la posizione strategica. Mezz’ora da Lucca e Firenze, a 10 o 15 minuti dalle principali località termali come Montecatini e Monsummano, con numerosi piccoli borghi medievali nei paraggi come Montevettolini, Vinci, Serravalle Pistoiese, attività quali cicloturismo e birdwatching e percorsi enogastronomici, come la rinomata Strada del Vino e dell’Olio del Montalbano. Insomma, ogni giorno si può fare una gita in qualche perla della Toscana e poi tornare per gustarsi la cena nei numerosi ristoranti locali che saremo ben lieti di indicare.
 
Vannucci parla con passione della sua Casina e non è possibile non rallegrarsi che un monzese “esporti” con entusiasmo la nostra proverbiale capacità di impresa in un piccolo borgo toscano, quindi gli chiediamo come divida la sua vita fra Brianza e Toscana: “Spostandomi spesso fra Montevettolini e Monza, credo di essere in grado di cogliere e apprezzare le peculiarità di entrambe. Fin da bambino a Monza andavo a giocare al Parco e in Toscana pigiavo quintali di uva durante la vendemmia, qui andavo a vedere il Gran Premio e là salivo sul trattore coi contadini, al liceo e all’università studiavo nei Giardini della Villa Reale, ma anche nell’aia della Casina, all’ombra dell’ulivo che c’è all’ingresso. Vivo da sempre in entrambi i mondi e ora ho deciso di aprire la “mia” Toscana a chi vorrà venire a trovarci.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.