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Cesano: torna la fotografia a Palazzo Arese Borromeo PDF Stampa E-mail
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Martedì 29 Gennaio 2019 07:05
Sono due le mostre fotografiche proposte dall'Assessorato alla Cultura di Silvia Boldrini a Palazzo Arese Borromeo "Quando fotografare era diverso" e "I bianco e nero di Giuseppe Varchetta".
Curate da Corrado Mauri,  le rassegne verranno inaugurate alle 17.00 di sabato 2 febbraio e resteranno quindi aperte fino all'ultima domenica del mese ad ingresso libero: dal mercoledì al venerdì, in orario 15.00 - 18.30, mentre  il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
 
Le conferenze fotografiche - Collegate alle rassegne, saranno due anche i momenti di approfondimento sul tema fotografico, entrambi in Sala Aurora: alle 21.00 di venerdì 8 febbraio, a cura di Corrado Mauri, su "La fotografia in posa, per il bello e opera di qualità", mentre mercoledì 13 febbraio, a cura di Giuseppe Varchetta e di Corrado Mauri, sul tema  "Perché il bianco e nero. Fotografare è oltre l'esitare".
 
Su prenotazione, le mostre sono aperte anche al mattino per la visita delle scolaresche, chiamando il numero 340.5769670, e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
 
"Quando fotografare era diverso" - E' lo stesso Corrado Mauri - pittore, docente di Pittura e Storia dell'Arte, appassionato studioso di Palazzo Arese Borromeo, che ha svolto anche l'attività di fotografo professionista nell'ambito del ritratto artistico, diventando titolare dello studio fotografico Testani & Lepri, uno dei più antichi e rinomati di Milano - che, in prima persona, illustra il perché di questa mostra.
"Analizzando l'archivio rimasto in mio possesso - ha dichiarato -, mi è sembrato significativo metterne il valore storico ed artistico a disposizione della cittadinanza.  Le fotografie vanno dai primi del '900 sino agli anni '80, da cui deriva il titolo della mostra che presenta una particolare e vasta galleria di ciò che il ritratto "in posa" è stato per quel periodo.
 
Viene illustrata soprattutto l'alta professionalità che questa specifica produzione artistica richiede: analisi del soggetto e conseguente messa in posa, con scelte opportune dell'abbigliamento, studio dell'illuminazione, quale prima fase. Poi era fondamentale la precisa e puntuale lavorazione di sviluppo e stampa in camera scura, con le notevoli possibilità offerte, allora, dalle numerose preparazioni chimiche dei vari bagni per sviluppi e viraggi, ma anche dai tipi di carte fotografiche a disposizione. Non meno importante era il raffinato "ritocco" fatto prima sui negativi a lastra, poi su ogni singolo ingrandimento e questo ovviamente richiedeva delle qualità e capacità pittoriche specifiche.
Tra le opere esposte, ritratti storicamente importanti eseguiti da Giuseppe Testani (fondatore dello studio) ai partecipanti della Conferenza della Pace di Parigi nel 1919".
 
"I bianco e nero di Giuseppe Varchetta" - Ovviamente, le possibilità espressive nella fotografia sono amplissime e così, per avere anche un necessario ed opportuno confronto, Mauri propone nella mostra una sezione dedicata a "I bianco e nero di Giuseppe Varchetta", psico-socio-analista che sviluppa e stampa con un lavoro, praticamente, di simbiosi gli scatti da oltre trentacinque anni.
"Varchetta ha sempre fotografato cogliendo l'attimo particolare, un'espressione momentanea, un comportamento naturale ed istintivo delle persone in momenti pubblici o in specifico nelle Mostre di Arte Contemporanea" - ha concluso Mauri.
 
Dal 2 al 24 febbraio sono due le mostre fotografiche proposte dall'Assessorato alla Cultura di Silvia Boldrini a Palazzo Arese Borromeo "Quando fotografare era diverso" e "I bianco e nero di Giuseppe Varchetta".
 
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L' Editoriale

Io sto con la Legge Italiana :#io NON sto con Carola

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso). Sarà che sono stata “tirata su” a pane, studio, sport e disciplina. Sarà che se vìoli le regole dello sport che pratichi sei fuori dai giochi. Sarà che è sempre più facile per chiunque dire sì che opporre un divieto, sarà che in uno Stato di Diritto quale l’Italia è, si presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle Leggi vigenti e lo Stato stesso sottopone esso medesimo al rispetto di Codici e di Costituzioni scritte, sarà per questo che #io NON sto con Carola! Si chiamasse pure Paola o Cristina e fosse francese o italiana non farebbe alcune differenza per me.
Trasformata da imbellettati e ricchi esponenti di sinistra in paladina, la signorina in questione ha violato la legge italiana. Intenzionalmente e volutamente. Riprendendo il tormentone della sinistra di qualche tempo fa (ma non gli è bastata la batosta elettorale!?!) del “senza se e senza ma” … in Italia si applica in maniera pragmatica la legalità e non si pretenda perciò di forzare il Codice di diritto del Mare e della Navigazione, il cui codice ho avuto modo di leggerlo già all’epoca dei Marò detenuti illegalmente in India.