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NOTE DI STORIA: L’arme, gli amor, le storie, i valori PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Novembre 2018 20:26
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli presenta in collaborazione con il Teatro alla Scala la seconda edizione del ciclo di incontri con i registi di alcune opere della nuova Stagione del Teatro milanese
Attila, Chovanščina, Die tote Stadt
Il 7 dicembre alle 17.30 la Prima Diffusa in Viale Pasubio 5 per una visione ragionata di Attila
 
La natura della violenza umana, la profondità degli stati d’animo, il coraggio dell’azione. Dopo il successo della prima edizione, torna Note di Storia, il ciclo di incontri in collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano dedicato alle nuove produzioni che animeranno il cartellone scaligero 2018-2019.
Il 23 novembre, il 16 febbraio, il 6 maggio – in viale Pasubio 5 a Milano – i registi di Attila (Davide Livermore), Chovanščina (Mario Martone), Die tote Stadt (Graham Vick), si confronteranno con alcuni importanti protagonisti del dibattito contemporaneo, accompagnati da contributi video e audio tratti dalle opere in scena.
Un percorso che pone lo spettatore di fronte alla necessità di interrogare se stesso e la propria “umanità” rispetto alle vicende che si svolgono sul palcoscenico, in grado di garantire una carica emotiva e quasi filosofica capace, nei casi più riusciti, di reggere alla prova del tempo. Un’occasione di misurarsi in modo non scontato con una forma d’arte tradizionale capace però di esprimersi con modalità innovative.
 
Si inizia il 23 novembre alle ore 20 con Attila che il 7 dicembre aprirà la nuova stagione. L’opera di Giuseppe Verdi sarà oggetto di riflessione fra il regista Davide Livermore e il filosofo Giorgio Vittadini, affrontando il tema della diversità nelle sue molteplici declinazioni.
Il 7 dicembre, alle ore 17.30 alla Fondazione Feltrinelli sarà possibile assistere alla Prima “diffusa” di Attila, la proiezione gratuita in città dell’opera che inaugura la nuova Stagione del Teatro alla Scala. La visione sarà accompagnata dal commento live di Alessandra Tedesco e di una ricercatrice di Fondazione G. Feltrinelli.
Ogni appuntamento sarà accompagnato da letture di testi selezionati dal patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, con l’attore Igor Loddo, che hanno al centro gli stessi valori e le stesse idee veicolate dalle opere trattate.
 
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L' Editoriale

Nomen Omen - Sanremo 2019

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».
 

Siamo sicuri che la Supercoppa Juventus -Milan sia progresso?

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(Laura Giulia D'Orso).Jean-Jacques Rousseau, nel suo Discorso sulle scienze e sulle arti (1750), denunciava il carattere illusorio e mendace della civilizzazione. Dal suo punto di vista, l’unica qualità che poteva distingue i popoli più evoluti era l’abilità nell’occultare, che significava evitare la brutalità dei rapporti sociali. “La raffinatezza, scriveva, è un velo steso sopra la barbarie”. Il Discorso sulle scienze e sulle arti è un capolavoro di retorica. Si apre con un panegirico del progresso umano che riprende e porta all'apice i valori illuministi: l’eroica vittoria su ciò che è brutale, l’uscita dell’umanità dalle tenebre, lo slancio prometeico verso una conoscenza che abbracciava sia il mondo fisico, sia il progresso tecnologico sia il mondo morale.

Il mito del progresso sull’emancipazione delle donne a Gedda viene svuotato dietro la gloriosa apparenza tecnologica del settore per le donne, nelle piccole giocatrici che scendono in campo con i più grandi calciatori del mondo. La Supercoppa diventa perciò un potente effetto retorico, si compie in una società dove la cultura ammanta l’oppressione politica e dove le convenzioni impongono l’ipocrisia, rendendo impossibile ogni comunicazione autentica.

Eppure lo spirito ha anche i suoi bisogni al pari o forse superiori a quelli del corpo. Questi sono il fondamento della società, l’ornamento primario di un vero progresso. Mentre il governo e le leggi provvedono alla sicurezza e al benessere delle persone.

“La ricchezza dell’adornamento può rivelare un uomo opulento e la sua eleganza un uomo di gusto; ma l’uomo sano e robusto si riconosce da altri segni: sotto l’abito rustico d’un agricoltore, non sotto la doratura di un cortigiano si troverà la forza e il vigore del corpo. L’adornamento non è meno estraneo alla virtù, la quale è la forza e il vigore dell’anima. L’uomo dabbene è un atleta, che si compiace di lottar nudo; egli disprezza tutti quei vili ornamenti che impaccerebbero l’uso delle sue forze, e che per la maggior parte non son stati inventati che per nascondere qualche deformità.”

Fino a quando i giornali scriveranno …”che allo stadio sono attesi 62mila tifosi ed anche 15mila donne … e non …”sono attesi 77mila spettatori, continueranno ad edulcorare un primario ordinamento di progresso.