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    Giovedì 10 Gennaio 2013 21:01
  • “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.”

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:28
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NOTE DI STORIA: L’arme, gli amor, le storie, i valori PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Novembre 2018 20:26
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli presenta in collaborazione con il Teatro alla Scala la seconda edizione del ciclo di incontri con i registi di alcune opere della nuova Stagione del Teatro milanese
Attila, Chovanščina, Die tote Stadt
Il 7 dicembre alle 17.30 la Prima Diffusa in Viale Pasubio 5 per una visione ragionata di Attila
 
La natura della violenza umana, la profondità degli stati d’animo, il coraggio dell’azione. Dopo il successo della prima edizione, torna Note di Storia, il ciclo di incontri in collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano dedicato alle nuove produzioni che animeranno il cartellone scaligero 2018-2019.
Il 23 novembre, il 16 febbraio, il 6 maggio – in viale Pasubio 5 a Milano – i registi di Attila (Davide Livermore), Chovanščina (Mario Martone), Die tote Stadt (Graham Vick), si confronteranno con alcuni importanti protagonisti del dibattito contemporaneo, accompagnati da contributi video e audio tratti dalle opere in scena.
Un percorso che pone lo spettatore di fronte alla necessità di interrogare se stesso e la propria “umanità” rispetto alle vicende che si svolgono sul palcoscenico, in grado di garantire una carica emotiva e quasi filosofica capace, nei casi più riusciti, di reggere alla prova del tempo. Un’occasione di misurarsi in modo non scontato con una forma d’arte tradizionale capace però di esprimersi con modalità innovative.
 
Si inizia il 23 novembre alle ore 20 con Attila che il 7 dicembre aprirà la nuova stagione. L’opera di Giuseppe Verdi sarà oggetto di riflessione fra il regista Davide Livermore e il filosofo Giorgio Vittadini, affrontando il tema della diversità nelle sue molteplici declinazioni.
Il 7 dicembre, alle ore 17.30 alla Fondazione Feltrinelli sarà possibile assistere alla Prima “diffusa” di Attila, la proiezione gratuita in città dell’opera che inaugura la nuova Stagione del Teatro alla Scala. La visione sarà accompagnata dal commento live di Alessandra Tedesco e di una ricercatrice di Fondazione G. Feltrinelli.
Ogni appuntamento sarà accompagnato da letture di testi selezionati dal patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, con l’attore Igor Loddo, che hanno al centro gli stessi valori e le stesse idee veicolate dalle opere trattate.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.