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Ricordo di Giuseppe Chichi, bibliotecario della “Capitolare” di San Giovanni Battista PDF Stampa E-mail
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Martedì 12 Giugno 2018 10:52
https://webmail.host.it/?_task=mail&_action=get&_mbox=INBOX&_uid=117344&_part=3&_extwin=1&_mimewarning=1&_embed=1(Paolo Paleari) Lo scorso 1 giugno 2018, in Duomo, parrocchia in cui risiedeva, ha ricevuto l’ultimo saluto il maestro Giuseppe Chichi, per lunghi anni studioso, “custode”, “bibliotecario ad honorem” e guida alla Biblioteca Capitolare della Basilica di San Giovanni Battista.
Siciliano di nascita, ma monzese d’adozione, Chichi ha insegnato per una vita nelle scuole elementari di Monza e della città , e come ha più volte ripetuto nell’omelia l’Arciprete, don Silvano Provasi, Chichi, di questa città si sentiva figlio.  Della comunità monzese, in tanti anni di ricerche e di lavoro su fonti per lo più manoscritte e quasi sempre inedite, Chichi ha saputo riesumare e collegare dati, personaggi e avvenimenti che hanno avuto diretto riflesso sulla sua storia e sui suoi abitanti. Socio del Circolo Numismatico Monzese, Chichi è stato un profondo indagatore e conoscitore della storia monzese.
 
Dal 1984 e per circa un trentennio, Chichi ha svolto un preziosissimo servizio alla Chiesa e alla città di Monza, mettendo mano a una inventariazione che è confluita in un primo catalogo a schede, su cui aveva riportato con la macchina da scrivere quanto andava riordinando.
Si tratta di un patrimonio enorme, che oltre la consistenza (circa 2600 volumi, di cui oltre 550 manoscritti anteriori al 1500; tra questi ben 194 codici o elementi pergamenacei, e sempre tra essi, 76 miniati) delinea l’importanza della tradizione culturale della città, e questo ben oltre l’estensione geografica della sua corte, visto che la chiesa monzese godeva di possedimenti sino a Varenna e relazioni che l’hanno messa più volte in contatto con sedi religiose e politiche antichissime quali Roma, Aquileia e Verona.
 
Dopo tanti anni spesi a indagare quel mondo incantato di note, disegni, miniature, spesso coperti dall’oblio e dalla polvere, vogliamo immaginare il maestro Chichi assorto nella contemplazione di quella verità, assoluta, che sfugge agli storici su questa terra.
 
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L' Editoriale

Il Peso di una Valigia

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(Laura Giulia D'Orso). Passano uomini e donne senza nome né volto. Hanno avuto solamente il permesso di recuperare qualche cosa di personale dalle loro case che probabilmente saranno abbattute. Una vita passata fra quattro mura forse anche comprate con sacrificio, in una zona dove notte e giorno senti il fragore delle auto e dei camion che sembra ti passino in soggiorno. Quattro mura neanche tanto sicure come un tetto sulla testa che adesso non hanno più. Ognuno trascina una valigia piena di “loro”. Difficile scegliere cosa portare e cosa lasciare.

Grazie a Dio, io non sono fra quelle persone, la mia casa sarà ancora là quando tornerò ma mi sono domandata cosa avrei stipato nella mia valigia se fosse capitato a me. Non è stato semplice; ma poi ho compreso: solamente ciò che è stata la mia esistenza, il mio passato. Avrei preso tutti gli album di foto della mia famiglia, un pugno di “preziosi” che ricordano eventi felici, i miei libri del liceo, la trilogia di Dante del Sapegno, quelli con la copertina verde di storia dell’arte dell’Argan, quelli di Italiano del Pazzaglia, la mia vita, la mia conoscenza, le mie origini, ciò che sono. Scriveva Robert M. Edsel in Monumnets Men: “Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano.”

E se quel maledetto ponte che conosco molto bene, su cui sono transitata tante volte da bambina, fosse stato sotto il mio controllo, sarei lì a scavare a mani nude, almeno per ridare i corpi di chi non c’è più a familiari che piangono un loro disperso.

 

Ruspadana, tanto rumore per nulla, direi

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(Laura Giulia D’Orso). Quando si parla di videogiochi violenti o che si pensi istighino alla violenza quasi sempre si finisce a discutere di quanto essi in realtà possano stimolare o aumentare comportamenti violenti nelle persone. E’ di ieri la notizia che la Apple ha ritirato in via precauzionale un giochino dal suo Store digitale creato da tre giovanissimi tra cui un monzese di 26 anni, chiamato Ruspadana. Ovviamente “nomen omen” il giochino, easy nella grafica, tanto da ricordare “Mister Mario” è basato su un tema molto attuale e prende spunto dalle felpe di Matteo Salvini con ruspa stampata. Il gruppo di amici/colleghi che, per inciso, sono fra le menti informatiche più capaci, che hanno superato una difficile selezione per essere presi dalla Apple, in Italia, lo hanno sviluppato a Napoli. Si trovava sull'App Store gratis e consisteva nel "ripulire" la Pianura Padana da omini neri, si immagina immigrati, per potersi poi godere lo spettacolo delle Alpi. Dopo una serie di polemiche il giochino è scomparso dallo Store. Tanto rumore per nulla, direi. Per due motivi ben precisi. Avete mai digitato su google il termine ”spara tutto”?