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Teatro alla Scala: Nabucco PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 28 Febbraio 2018 15:22
(Vittoria Lìcari) Inizia la sinfonia di Nabucco, e si ha l’impressione di una grande lentezza. Che succede? Non si era mai sentito un simile stacco di tempo, o, almeno, non ci ricordavamo di averlo mai ascoltato: è davvero spiazzante. Sul podio Nello Santi procede con gesto sicuro, obbligandoci ad avere pazienza. E ben presto la nostra pazienza verrà ricompensata, perché ascolteremo una esecuzione di questo brano celeberrimo che ce ne farà apprezzare l’insieme e i particolari in un modo che, paradossalmente, ci sembrerà nuovissimo.

Il paradosso sta nella vecchia, splendida scuola italiana di concertazione operistica di cui Santi è probabilmente l’ultimo vero rappresentante. Una scuola che ebbe il suo apice in Tullio Serafin e della quale oggi si avverte più che mai la mancanza. Troppo rari sono, ormai, i direttori d’orchestra che, affrontando un’opera, in particolare se del repertorio italiano, non diano l’impressione di pensare solo all’orchestra e di considerare le voci come un elemento secondario.  E invece è così piacevole ascoltare cantanti e orchestra che non si rincorrono, bensì dialogano esaltando tutte le caratteristiche della partitura, all’interno di un piano dinamico-agogico variegato e drammaturgicamente efficace, che già si svela, appunto, nella sinfonia, mediante la progressiva accelerazione che è possibile apprezzare in tutta la sua valenza espressiva ed emotiva proprio grazie al fatto che la velocità dell’inizio viene calibrata in funzione di questo scopo. Ne consegue, inoltre, che la vocalità degli interpreti, peraltro tutti molto validi, è serena, e si percepisce che tutti si sentono a proprio agio.
 
Anna Pirozzi (Abigaille) gestisce molto bene la zona grave, lasciando consonare il petto senza forzare: scelta molto intelligente, perché così facendo la voce si propaga con facile naturalezza in tutta la gamma. Annalisa Stroppa è dotata di un timbro splendido e caldo, che riempie lo spazio intorno a lei come formando una magica sfera sonora. Malgrado sia stata naturalmente ridimensionata dal trascorrere del tempo, la voce di Leo Nucci (Nabucco) è ancora ferma – indice di tecnica solidissima – e corre bene, consentendogli di cesellare minuziosamente la sua interpretazione. Bravi Mikhail Petrenko (Zaccaria) e Stefano La Colla (Ismaele), come anche tutti i comprimari, il coro e l’orchestra, di cui vanno segnalati gli assoli e, in particolare, quello – davvero emozionante - del violoncello in “Tu sul labbro”. E’ stato ripreso l’allestimento introspettivo già proposto nel 2013 – in coproduzione con Covent Garden, Lyric Opera of Chicago e Gran Teatre del Liceu di Barcellona – con la regia di Daniele Abbado, scene e costumi di Alison Chitty, luci di Alessandro Carletti, video di Luca Scarzella e movimenti coreografici di Simona Bucci.
 
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L' Editoriale

L'elogio della mela

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-align: justify;">(Laura Giulia D’Orso). Aiuto, da oggi mi si è allargato il paniere! Lo ha deciso con fermezza l’Istat. Nel 2018 entreranno cinque nuovi prodotti: l'Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga, il Robot aspirapolvere e ne usciranno la Telefonia pubblica, il Canone Rai (che rientra dalla finestra sotto forma di bolletta dell’elettricità) ed il Lettore Mp4. Mi è venuta l’ansia. Ho aperto il frigo ma tra gli alimenti da me acquistati ho avuto la certezza non ci fossero né il mango né l’avocado.
E adesso?! Sarà, ma qualcosa non mi torna. Resto basita da una tal richiesta di frutta tropicale stile hipster qui in Italia. Per meglio farci comprendere l’Istat, sul suo sito, scrive che “I prodotti di prima necessità del paniere ed il peso loro attribuito sono definiti sulla base della spesa effettiva delle famiglie, in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione”. La fonte principale è l'indagine che l’Istat svolge sui consumi coinvolgendo circa 28mila famiglie italiane (?). Sono però utilizzate anche altre fonti, interne (stime di contabilità nazionale, indagini su commercio estero e produzione industriale) ed esterne (dati ACNielsen, Banca d'Italia), per assicurare un'accurata copertura informativa.
Così perplessa svolgo la mia piccola indagine personale. Munita di penna e taccuino resto ad osservare per un’oretta buona, nel reparto di ortofrutta di un noto centro commerciale, il cestone degli avocado esposti. Di avventori neanche l’ombra! Attendo invano, vanno a ruba le arance, banane, pere, kiwi ma gli avocado non se li fila nessuno!. Il giorno dopo, al mercato del giovedì, alla mia richiesta di tre manghi e due avocado mi sento “cusa te s’è drè a dì?. Grazie tutto a posto, è per il paniere … Risposta un po’ alterata:“anca mò, ab’bjamo nà sporta!
Ci spiegano che l’Europa ha raddoppiato il consumo di avocado nel corso degli ultimi sei anni, raggiungendo ben 0,75 chilogrammi pro capite annui (Fonte: Rabobank su dati UN Comtrade) prima viene l’Olanda, ultima l’Italia con 0,25 chilogrammi. Poi, a ben cercare, scopro che il 2018 sarà l’anno dell’avocado, e che a Rimini, i principali attori della produzione e del commercio mondiale di avocado e mango si daranno appuntamento a Macfrut, un evento unico a livello internazionale. Si chiamerà “Tropical Fruit Congress”, primo summit in Europa dedicato a questa tipologia di frutti esotici, alla Fiera di Rimini il 10 e 11 maggio 2018. Leggo che si svolgerà una due giorni per esplorare le attuali tendenze del mercato, dei consumi e degli scambi, ampliando lo sguardo anche agli sviluppi scientifici, alle tecnologie e ai metodi di vendita di prodotti sempre più richiesti nei mercati globali primo fra tutti i Messico. Due i prodotti al centro del Congresso: Avocado e Mango.
E allora mi sorge un dubbio, senza nulla togliere al guacamole, alle maschere di bellezza e alle virtù salutiste ed alternative di una filosofia di vita “veg” perché non rivalutiamo la nostra vecchia e cara mela di casa nostra!