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Teatro alla Scala: Tamerlano PDF Stampa E-mail
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Lunedì 18 Dicembre 2017 07:03

(Vittoria Lìcari ) Dopo Il trionfo del tempo e del disinganno, rappresentato lo scorso anno, la collaborazione fra la Scala e Diego Fasolis prosegue, sempre nel nome di Georg Friedrich Händel, con Tamerlano, uno dei capolavori operistici del “caro Sassone”, com’era soprannominato in Italia il compositore, originario appunto di Halle, città della Bassa Sassonia.

 

171218 TAMERLANOAncora una volta, i membri dell’orchestra scaligera interessati ad approfondire il repertorio barocco su strumenti storici e l’orchestra della radiotelevisione svizzera I Barocchisti si sono riuniti sotto la direzione di Fasolis per affrontare questa imponente opera, rappresentata per la prima volta a Londra (King’s Theatre di Haymarket) il 31 ottobre 1724. L’esecuzione si è basata sul confronto fra la versione originale e quella del 1731 che, come spiega lo stesso Fasolis, «[…] non segue l’originale del 1724, ma si piega alle esigenze dei cantanti e della scena. Ciò che potrebbe sembrare abuso è vero rispetto di prassi storica ed è impressionante vedere sugli originali dell’epoca quale lavoro di “taglia e cuci” ci sia in queste opere: pagine strappate o ripiegate, incollature, ripensamenti, sostituzioni, cambi di registro vocale al cambio degli interpreti, rimaneggiamento dei testi, spesso in fretta e furia per eliminare similitudini con compositori concorrenti o per piegarsi al gusto del momento. Tutto specialmente a servizio di uno spettacolo che vede negli Attori (così indicati nell’originale) i protagonisti assoluti con tutti gli altri al loro servizio.»

 

A dispetto dei luoghi comuni sulla filologia, ecco dunque una immagine dell’opera barocca intesa come “work in progress” che è compito del musicologo mantenere vivo e sempre attuale, impresa che però non sarebbe possibile senza una corrispondenza sul piano scenico. Questo obiettivo è stato pienamente centrato dal regista Davide Livermore, che ha ambientato i fatti nel pieno della rivoluzione russa del 1917, seguendo un preciso e motivato percorso “antistorico”. Né a Händel né al suo pubblico, afferma Livermore, «[…] interessava scoprire la verità storica di Tamerlano e Bajazet, sovrani vissuti alla fine del Trecento; e ancor meno quella di Andronico il Paleologo, re greco nato quasi cento anni prima di loro e usato da Nicola Francesco Haym, librettista dell’opera, come personaggio per creare un ulteriore intreccio della vicenda. A lui e al pubblico interessava l’animo umano svelato e messo in scena, interessavano il pianto e il riso, e per fare questo si creavano già allora spostamenti temporali, artifici drammaturgici, maravigliosa finzione.»

 

La vicenda ruota intorno a tre dittatori, fra loro molto diversi, ma che il regista vede sorprendentemente sovrapporsi a tre protagonisti della rivoluzione d’ottobre: Bajazet, sovrano spodestato nell’antefatto dell’opera, nel quale è facile vedere rispecchiata la figura dello zar Nicola II; Andronico, idealista e sempre combattuto con sé stesso, che potrebbe ricordare Lenin; e infine lo spietato Tamerlano, al quale non è difficile associare Stalin. Bisogna riconoscere che la tesi registica di Livermore regge alla perfezione, ed è molto ben supportata, come egli stesso riconosce, dall’estetica di Sergej Ejzenštein, che già aveva descritto la rivoluzione russa negli anni a essa immediatamente successivi, e che utilizzava il montaggio per descrivere gli affetti, modalità che Livermore efficacemente traduce in un “montaggio parallelo” fra il gesto vocale dei cantanti e quello scenico dei mimi. A dispetto del titolo, il vero protagonista dell’opera è Bajazet, raro ruolo principale in registro tenorile, in cui Placido Domingo è momentaneamente tornato alle proprie origini vocali, il cui testimone è stato rilevato, nelle ultime due recite, dal bravissimo Krešimir Špicer. Due fra i migliori controtenori attualmente in attività, Franco Fagioli e Bejun Mehta, hanno rispettivamente sostenuto i ruoli di Andronico e Tamerlano. I panni femminili di Asteria e Irene sono stati rivestiti da due ottime interpreti quali Maria Grazia Schiavo e Marianne Crebassa, mentre la parte di Leone è stata appannaggio dell’ottimo Christian Senn. Va inoltre citata la prova – difficile, ancorché ottimamente riuscita – del mezzosoprano Lucia Cirillo, che in occasione dell’ultima recita ha “doppiato” al proscenio la Crebassa, colpita da una improvvisa afonia.

Vittoria Lìcari

 
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L' Editoriale

L'elogio della mela

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-align: justify;">(Laura Giulia D’Orso). Aiuto, da oggi mi si è allargato il paniere! Lo ha deciso con fermezza l’Istat. Nel 2018 entreranno cinque nuovi prodotti: l'Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga, il Robot aspirapolvere e ne usciranno la Telefonia pubblica, il Canone Rai (che rientra dalla finestra sotto forma di bolletta dell’elettricità) ed il Lettore Mp4. Mi è venuta l’ansia. Ho aperto il frigo ma tra gli alimenti da me acquistati ho avuto la certezza non ci fossero né il mango né l’avocado.
E adesso?! Sarà, ma qualcosa non mi torna. Resto basita da una tal richiesta di frutta tropicale stile hipster qui in Italia. Per meglio farci comprendere l’Istat, sul suo sito, scrive che “I prodotti di prima necessità del paniere ed il peso loro attribuito sono definiti sulla base della spesa effettiva delle famiglie, in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione”. La fonte principale è l'indagine che l’Istat svolge sui consumi coinvolgendo circa 28mila famiglie italiane (?). Sono però utilizzate anche altre fonti, interne (stime di contabilità nazionale, indagini su commercio estero e produzione industriale) ed esterne (dati ACNielsen, Banca d'Italia), per assicurare un'accurata copertura informativa.
Così perplessa svolgo la mia piccola indagine personale. Munita di penna e taccuino resto ad osservare per un’oretta buona, nel reparto di ortofrutta di un noto centro commerciale, il cestone degli avocado esposti. Di avventori neanche l’ombra! Attendo invano, vanno a ruba le arance, banane, pere, kiwi ma gli avocado non se li fila nessuno!. Il giorno dopo, al mercato del giovedì, alla mia richiesta di tre manghi e due avocado mi sento “cusa te s’è drè a dì?. Grazie tutto a posto, è per il paniere … Risposta un po’ alterata:“anca mò, ab’bjamo nà sporta!
Ci spiegano che l’Europa ha raddoppiato il consumo di avocado nel corso degli ultimi sei anni, raggiungendo ben 0,75 chilogrammi pro capite annui (Fonte: Rabobank su dati UN Comtrade) prima viene l’Olanda, ultima l’Italia con 0,25 chilogrammi. Poi, a ben cercare, scopro che il 2018 sarà l’anno dell’avocado, e che a Rimini, i principali attori della produzione e del commercio mondiale di avocado e mango si daranno appuntamento a Macfrut, un evento unico a livello internazionale. Si chiamerà “Tropical Fruit Congress”, primo summit in Europa dedicato a questa tipologia di frutti esotici, alla Fiera di Rimini il 10 e 11 maggio 2018. Leggo che si svolgerà una due giorni per esplorare le attuali tendenze del mercato, dei consumi e degli scambi, ampliando lo sguardo anche agli sviluppi scientifici, alle tecnologie e ai metodi di vendita di prodotti sempre più richiesti nei mercati globali primo fra tutti i Messico. Due i prodotti al centro del Congresso: Avocado e Mango.
E allora mi sorge un dubbio, senza nulla togliere al guacamole, alle maschere di bellezza e alle virtù salutiste ed alternative di una filosofia di vita “veg” perché non rivalutiamo la nostra vecchia e cara mela di casa nostra!