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Peter Hide 311065 - Giordano Redaelli a Villa Contemporanea PDF Stampa E-mail
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Venerdì 25 Agosto 2017 16:49
Villa Contemporanea è lieta di presentare Peter Hide 311065 e Giordano Redaelli, due artisti diversi per formazione, con linguaggi e sensibilità differenti, che convergono nell’utilizzo dei simboli del consumismo. Entrambi sono “accumulatori” di beni di consumo: Redaelli utilizza il packaging, le icone commerciali; Hide le banconote ed il loro potere evocativo.
 
Peter Hide 311065 pone al centro della sua ricerca artistica il denaro, lo utilizza per evocare la sua fascinazione ma anche la sua pericolosità. Usa le banconote che accumula, accartoccia, mette sotto teca, trasformandole in vere e proprie reliquie. Egli gioca con il simbolo assoluto del potere ed intitola una serie di opere “Monocromi” (verde dollaro; rosa euro), in cui il colore deriva dal tipo di banconota usata e dalla sua forza-valore. Altre opere riportano sulla superficie scritte fluorescenti che suonano come monito alla dissoluzione materiale “To love money over everything”, “Blood money”, “In God we trust”.
Peter Hide si fa portavoce di un’umanità ossessionata dal denaro, lo teme a tal punto da metterlo in scatola così da creare uno spazio tra sè e la sua forza attrattiva; non vuole essere sopraffatto, si ribella ma ne subisce la fascinazione.
In questi “reliquiari” il denaro si trasforma in prodotto commerciale, non c’è nulla di divino ma solo l’apparente debolezza umana.
Anche I tagliandi “gratta e vinci” sono simboli di potere e Hide li usa dopo averli grattati: egli, infatti utilizza i biglietti vincenti che decide di non riscuotere, congelando così l’attimo della speranza e della sorpresa. L’artista si sottopone ad una prova di forza: non riscuotendo la somma vinta, ne esce ribelle e vittorioso. La negazione della vincita si trasforma così nella vittoria della sua forza morale: è il trionfo del libero arbitrio, riscatto di un’umanità che non è ancora del tutto perduta.
La vena ironica dell’artista é ancora più evidente in  “True money - Fac simile”: utilizzando vere banconote, sulle quali applica il timbro fac-simile, Hide si prende gioco dello spettatore, lo spiazza, gli fa credere di essere davanti a banconote false, quindi inutili.
 
Giordano Redaelli si rivolge in maniera scherzosa ai prodotti di uso quotidiano; la scelta dei beni di consumo riconoscibili dal loro brand commerciale diventa specchio di una società e lascia affiorare il vissuto ed i ricordi che a quel prodotto sono legati. Le icone commerciali diventano il supporto su cui l’artista interviene pittoricamente. Fruitore del nostro tempo, Redaelli si trasforma in “sociologo” del contemporaneo; colleziona involucri ed etichette sulle quali dipinge simboli e spunti di narrazione. Con la tecnica del collage e del packaging dà vita a creazioni artistiche nelle quali riusciamo ad identificarci; la percezione della realtà e del nostro vivere quotidiano ci avvicina a queste opere. Redaelli, infatti, usa codici comuni che fanno breccia nella nostra storia di consumatori, di fruitori di pubblicità. Brand e messaggio pubblicitario sono associati all’intuizione, all’ironia di un gioco di rimandi. Redaelli strizza l’occhio alle icone del contemporaneo: bellissimo l’esempio de “Lo squalo da 12 dollari”, opera del 2009, dove la sagoma di uno squalo si staglia sullo sfondo delle confezioni di Mayonese Kraft. Non é il solito pesciolino che si mangia con la maionese, bensì uno squalo che fa il verso a quello ben più costoso di Damien Hirst…
In una delle sue opere più conosciute, “Tango – Durex”, del 2009, l’aspetto narrativo é sottolineato dal prolfilo di una coppia di ballerini che si staglia sullo sfondo di involucri di durex. Il ballo forse più sensuale nella storia della danza é associato all’amor carnale…lecito immaginare un risvolto amoroso.
In altre opere il richiamo alla storia contemporanea é evidente: in “Luna 3”, 2010, le etichette dell’acqua Luna, fanno da sfondo ad un astronauta, ricordo immediato dell’allunaggio del 1969 ma anche della scoperta annunciata dalla Nasa nel 2009 della presenza dell’acqua sulla Luna.
Le opere di Redaelli sono dei veri e propri mondi da scoprire: comunicano attraverso diversi livelli, c’é il packaging, il richiamo all’oggetto, e la sagoma che dall’oggetto prende spunto e intuizione.
 
Peter Hide 311065 e Giordano Redaelli testimoniano il tempo attuale; in maniera sapiente ed ironica hanno saputo cogliere i simboli della società dei consumi nella quale viviamo, lasciando ai posteri uno spaccato dei nostri usi e consumi.
 
Peter Hide 311065  - Giordano Redaelli
In collaborazione con Giovanni Sala e Roberta Mandelli
Inaugurazione: Venerdì 1 settembre 2017, dalle ore 18.30
Sabato 2 settembre 2017 la galleria rimarrà aperta fino alle ore 23
 
Peter Hide è lo pseudonimo di Franco Crugnola, architetto, che unisce in un unico nome il bene e il male (Peter Pan e Mr. Hyde). Nasce a Varese nel 1965. Creativo di professione, concepisce e progetta con la moglie il primo e-book della storia nel 1992. Collabora nel campo del design con importanti aziende quali SWATCH e ALESSI e rilevanti aziende nel settore dell’arredamento. La sua passione per l’arte inizia negli anni ‘80 durante un lungo periodo a NYC ove incontra e conosce i maestri della pop e della street art internazionale. Tornato in Italia inizia la sua carriera nel mondo dell’arte come artista indipendente. Espone alla prima Biennale di Malta nel 1995 e vince il secondo premio. Espone a Londra nel 2003, Varese nel 2010, Berlino e Venezia nel 2011 e nello stesso anno inizia ad esporre nelle gallerie del gruppo Orler, a Milano, Brescia e a Gallarate nel 2012, alla Triennale di Milano nel 2014, a Lugano e Porto Cervo nel 2015 e al museo MA*GA e al museo F. Bodini nel 2016, sempre con importanti collettive e ben riuscite personali ove mette in “mostra” il denaro e il malessere della nostra società in maniera scherzosa ed irriverente, in tutte le sue accezioni.
Nel 2017 partecipa a Padiglione Tibet durante la 57° Biennale D’Arte di Venezia. A complemento del proprio percorso artistico, edita negli anni diversi libri d’artista con note case editrici e partecipa alla IV° Biennale del Libro di Artista di Napoli nel 2017.
 
Giordano Redaelli vive in Brianza e alterna la propria attività tra la Brianza e Milano. La formazione professionale è avvenuta a Milano presso la Scuola Grafica Salesiana e la Scuola Superiore d’Arte del Castello con la specializzazione in grafica pubblicitaria e arti visive. Contemporaneamente approfondisce le materie artistiche e architettoniche frequentando la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Assolve un master all’Istituto Europeo di Design.
Inizia l’attività professionale come impaginatore grafico, poi come art-director, della rivista settimanale “Sorrisi e Canzoni TV”. Come libero professionista fonda lo studio grafico “Giordano Redaelli” a Milano lavorando nei diversi campi della comunicazione. Dopo tre anni di consulenza come art director per un’agenzia specializzata nel settore del mobile apre uno studio anche a Giussano, la società Methodus snc, che opera nel campo dell’arredamento.
L’esperienza acquisita nel settore grafico e nel packaging, la sua attitudine all’arte pittorica e il grande interesse verso artisti della Pop Art americana, come Andy Warhol e Roy Lichtenstein, gettano le fondamenta per un’esplorazione nell’arte contemporanea e, da alcuni anni, realizza lavori utilizzando il packaging di vari prodotti di consumo. Giordano Redaelli alterna oggi la sua attività di grafico e visual designer a quella di pittore.
Ha iniziato ad esporre al pubblico dal 2009 in importanti città europee tra cui: Barcellona, Berlino, Bologna, Como, Lovere, Lugano, Milano, Parigi, Roma, Torino, Verona.
 
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L' Editoriale

Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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