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Teatro alla Scala. Anna Bolena PDF Stampa E-mail
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Venerdì 26 Maggio 2017 06:05
170530 Anna Bolena ph Jp Boisseau 0349(Vittoria Lìcari) Anna Bolena di Gaetano Donizetti è uno di quei titoli – insieme alla verdiana Traviata e alla belliniana Norma – che, specie se rappresentati alla Scala, sono destinati a subire il peso del confronto con l’interpretazione che negli anni cinquanta dello scorso secolo ne diede, proprio su quel palcoscenico, Maria Callas.

Non a caso, dopo la celeberrima ripresa callasiana del 1957/1958 sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni, la Bolena aveva dovuto attendere fino al 1982 per essere ripresentata a Milano, e poi altri trentacinque anni fino all’odierno nuovo allestimento. Il direttore Ion Marin non ha effettuato tagli sostanziali alla partitura, come invece era d’abitudine un tempo, ma ha eliminato solo alcuni ritornelli, presentando dunque il contenuto melodico integralmente e mantenendo altrettanto integra la sostanza formale e drammaturgica. I panni della protagonista sono stati vestiti dalla russa Hibla Gerzmava, voce dalle belle agilità, dotata di bei suoni gravi, ma dagli acuti purtroppo non sempre impeccabili, probabilmente a causa delle fatiche di una ormai lunga e intensa carriera, caratterizza, oltretutto, da un repertorio estremamente eterogeneo.
 
Forse per motivi analoghi, Sonia Ganassi, un tempo grande Giovanna Seymour, dava l’impressione di essere un po’ spenta. Stesso discorso per il basso Carlo Colombara (Enrico VIII), apparso alquanto sotto tono, mentre decisamente positive sono state le prove di Piero Pretti (Percy) e, soprattutto, dell’ottimo contralto Martina Belli (Smeton). Completavano il cast Mattia Denti (Lord Rochefort) e Giovanni Sebastiano Sala (Hervey), quest’ultimo solista dell’Accademia scaligera. Con grande perizia, Ion Marin ha assicurato una buona omogeneità di base nella resa complessiva della compagine vocale e, correttamente interpretando la prassi esecutiva belcantistica, ha consentito agli interpreti di eseguire le cadenze perfette in acuto. A parere di chi scrive, però, tale concessione si sarebbe dovuta limitare alle cadenze finali dei vari numeri: cadenzare verso l’alto a metà di un duetto, subito prima del tempo di mezzo, com’è accaduto nel duetto del primo atto fra Bolena e Percy, contraddice palesemente l’andamento drammaturgico-musicale dell’opera. Inoltre, se non adeguatamente sorretti, gli acuti hanno meno impatto drammatico di una ben sostenuta risoluzione sulla quinta discendente.
 
L’allestimento dell’Opéra National de Bordeaux, con la regia di Marie-Louise Bischofberger, era basato su di una scenografia sostanzialmente astratta, disegnata da Eric Wonder, dove l’unico elemento fisso e realistico era un trono che, nella scena finale, si trasformava in patibolo. I costumi, di Kaspar Glarner, erano sostanzialmente atemporali per gli uomini, mentre quelli femminili erano storicamente più definiti, allo scopo di rappresentare la minore libertà goduta dalle donne, il cui destino era – e in alcuni casi è ancora oggi - condizionato dagli uomini e dalla loro sete di potere. Per nulla originale, nonché di dubbia efficacia, la materializzazione dell’amato durante la scena di follia; interessante, invece, l’idea di portare in scena la figura della piccola Elisabetta, figlia di Anna ed Enrico, a ricordare che Bolena, a dispetto della damnatio memoriae che a lungo ha perseguitato la sua figura, fu anche una madre.
 
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L' Editoriale

L'elogio della mela

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-align: justify;">(Laura Giulia D’Orso). Aiuto, da oggi mi si è allargato il paniere! Lo ha deciso con fermezza l’Istat. Nel 2018 entreranno cinque nuovi prodotti: l'Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga, il Robot aspirapolvere e ne usciranno la Telefonia pubblica, il Canone Rai (che rientra dalla finestra sotto forma di bolletta dell’elettricità) ed il Lettore Mp4. Mi è venuta l’ansia. Ho aperto il frigo ma tra gli alimenti da me acquistati ho avuto la certezza non ci fossero né il mango né l’avocado.
E adesso?! Sarà, ma qualcosa non mi torna. Resto basita da una tal richiesta di frutta tropicale stile hipster qui in Italia. Per meglio farci comprendere l’Istat, sul suo sito, scrive che “I prodotti di prima necessità del paniere ed il peso loro attribuito sono definiti sulla base della spesa effettiva delle famiglie, in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione”. La fonte principale è l'indagine che l’Istat svolge sui consumi coinvolgendo circa 28mila famiglie italiane (?). Sono però utilizzate anche altre fonti, interne (stime di contabilità nazionale, indagini su commercio estero e produzione industriale) ed esterne (dati ACNielsen, Banca d'Italia), per assicurare un'accurata copertura informativa.
Così perplessa svolgo la mia piccola indagine personale. Munita di penna e taccuino resto ad osservare per un’oretta buona, nel reparto di ortofrutta di un noto centro commerciale, il cestone degli avocado esposti. Di avventori neanche l’ombra! Attendo invano, vanno a ruba le arance, banane, pere, kiwi ma gli avocado non se li fila nessuno!. Il giorno dopo, al mercato del giovedì, alla mia richiesta di tre manghi e due avocado mi sento “cusa te s’è drè a dì?. Grazie tutto a posto, è per il paniere … Risposta un po’ alterata:“anca mò, ab’bjamo nà sporta!
Ci spiegano che l’Europa ha raddoppiato il consumo di avocado nel corso degli ultimi sei anni, raggiungendo ben 0,75 chilogrammi pro capite annui (Fonte: Rabobank su dati UN Comtrade) prima viene l’Olanda, ultima l’Italia con 0,25 chilogrammi. Poi, a ben cercare, scopro che il 2018 sarà l’anno dell’avocado, e che a Rimini, i principali attori della produzione e del commercio mondiale di avocado e mango si daranno appuntamento a Macfrut, un evento unico a livello internazionale. Si chiamerà “Tropical Fruit Congress”, primo summit in Europa dedicato a questa tipologia di frutti esotici, alla Fiera di Rimini il 10 e 11 maggio 2018. Leggo che si svolgerà una due giorni per esplorare le attuali tendenze del mercato, dei consumi e degli scambi, ampliando lo sguardo anche agli sviluppi scientifici, alle tecnologie e ai metodi di vendita di prodotti sempre più richiesti nei mercati globali primo fra tutti i Messico. Due i prodotti al centro del Congresso: Avocado e Mango.
E allora mi sorge un dubbio, senza nulla togliere al guacamole, alle maschere di bellezza e alle virtù salutiste ed alternative di una filosofia di vita “veg” perché non rivalutiamo la nostra vecchia e cara mela di casa nostra!
 
 
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