Contenuto Principale

FISE ARE accoglie con plauso l'approvazione del Ddl Concorrenza

Fise Are, Associazione Imprese Servizi di Recapito Postale e Parcel accoglie con plauso l'approvaz...

Disoccupazione in calo in Italia: il commento di ALDAI-Federmanager

ALDAI-Federmanager guarda con cauto ottimismo ai dati sull'occupazione, analogamente a quanto esplic...

Gli adolescenti temono l'intelligenza artificiale

A Teen Parade di Radioimmaginaria gli adolescenti hanno parlato del loro futuro lavorativo e di ro...

Previsioni di assunzioni in crescita in Italia

Cresce al 3% la previsione di assunzioni in Italia per il prossimo trimestre I datori di lavoro m...

Vendite a domicilio in aumento

Il presidente di Univendita Ciro Sinatra: «Risultati migliori rispetto al commercio tradizionale, ...

  • FISE ARE accoglie con plauso l'approvazione del Ddl Concorrenza

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:28
  • Disoccupazione in calo in Italia: il commento di ALDAI-Federmanager

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
  • Gli adolescenti temono l'intelligenza artificiale

    Domenica 10 Settembre 2017 20:48
  • Previsioni di assunzioni in crescita in Italia

    Giovedì 14 Settembre 2017 05:43
  • Vendite a domicilio in aumento

    Martedì 19 Settembre 2017 06:09

Scelti da Noi

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Teatro alla Scala. La gazza ladra. PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
Lunedì 29 Maggio 2017 05:44
170529 gazza ladra(Vittoria Lìcari) Scritta per il Teatro alla Scala, dove ebbe la trionfale prima rappresentazione assoluta il 31 maggio 1817 e dove sarebbe stata successivamente ripresa nel corso di otto stagioni fino al 1841, La gazza ladra di Gioachino Rossini è finalmente tornata nella sua sede di origine su iniziativa del direttore musicale Riccardo Chailly, che ne ha voluto così celebrare il bicentenario.
 
Si tratta di un’opera del tutto anomala nell’ambito della produzione rossiniana, e non solo perché, contrariamente alle abitudini dell’autore, è del tutto immune da autoimprestiti: pur essendo da ricomprendere all’interno del genere “semiserio”, già non molto frequentato da Rossini, La gazza ladra si pone infatti eccentricamente anche rispetto a questa classificazione, in quanto i toni drammatico-patetici prevalgono decisamente su quelli buffi, tanto che l’autore stesso la definisce “melodramma”. E appunto a un “mélodrame historique”, La pie vouleuse ou La servante de Palaiseau, scritto nel 1815 dall’ex-avvocato Louis-Charles Caignez (1756 – 1842) in collaborazione con il drammaturgo Théodore Baudouin d’Aubigny (1786 – 1866), che aveva riscosso un enorme successo a Parigi, è ispirato il libretto di Giovanni Gherardini (1778 – 1861), importante e stimato erudito del suo tempo, allievo di Vincenzo Monti nonché amico di Foscolo, Pindemonte e Melchiorre Gioia. Sembra che la pièce si ispirasse a sua volta a un fatto realmente accaduto – la condanna a morte, purtroppo eseguita, di una giovane cameriera accusata ingiustamente di furto – tanto che il titolo originario che Rossini avrebbe voluto dare alla propria opera era Avviso ai giudici: l’intreccio, dunque, tende soprattutto a esaltare le virtù degli umili che si devono difendere dai soprusi dei potenti, e perciò gli elementi comici dell’opera vengono sostanzialmente riassunti nella figura del Podestà, tòpos del vecchio che smania per una fanciulla, nei versi buffoneschi del brindisi e, paradossalmente, in quelli esageratamente enfatici della scena del giudizio.
 
Culmine del dramma è il percorso di Ninetta verso il patibolo, scandito da una marcia funebre evidentemente modellata – a partire dalla tonalità di do minore - su quella della sinfonia Eroica di Beethoven, e seguito dal finale tipico della pièce à sauvetage, una delle forme teatrali più in voga a cavallo fra diciottesimo e diciannovesimo secolo. Chailly ha optato per la versione integrale dell’opera, sia nei numeri musicali sia nei recitativi, che ha ritenuto indispensabile proporre senza tagli per non alterare la struttura drammaturgica dell’opera: tale scelta, peraltro del tutto condivisibile, ha indubbiamente alzato l’asticella dell’impegno, sia per gli interpreti sia per il pubblico, tenendo conto della divisione in due soli atti, rispettivamente di cento e di novanta minuti. Gabriele Salvatores, tornato alla regia lirica dopo oltre un quarto di secolo di assenza da questo ambito, ha realizzato uno spettacolo molto interessante e vario sul piano visivo pur salvaguardandone la coerenza drammaturgico-musicale.
 
La gazza, uccello che sembra contraddire le leggi della natura perché non ruba per motivi di sopravvivenza, in quanto è attratta semplicemente da ciò che luccica, è l’elemento irrazionale che determina prima la condanna della fanciulla ingiustamente accusata e poi la sua salvezza, assumendo così il ruolo del “deus ex machina”, oltre a segnare, con i suoi interventi, tutta una serie di svolte drammaturgiche del dramma. Merita quindi, secondo Salvatores, di essere adeguatamente valorizzata, ben al di là della comparsa parlante prevista da Rossini e Ghilardini. Ecco, dunque, l’idea di affidarne l’interpretazione a un’acrobata, Francesca Alberti, che ha riempito con le sue evoluzioni la vastità del palcoscenico scaligero. E poiché, citando le parole di Salvatores, “[…] in Rossini, la musica sembra andare sopra ai personaggi, a volte staccandosi, specialmente quando la situazione è particolarmente drammatica […]” il regista ha voluto che la scenografia – opera di Gian Maurizio Fercioni, così come i costumi – lasciasse ampio spazio agli elementi che definiscono il lavoro tecnico del palcoscenico (corde, teli, spazi vuoti a vista).
 
Anche la dimensione metateatrale viene utilizzata da Salvatores per sottolineare il condizionamento dei personaggi da parte di un destino al di sopra delle loro azioni: ecco quindi le marionette della storica compagnia Carlo Colla & Figli che riproducono i personaggi e i loro progetti, destinati poi a essere sconvolti dalla realtà dei fatti. Un compatto gruppo di giovani e ottimi interpreti ha fatto corona al “veterano” Michele Pertusi nel ruolo del Podestà Gottardo, ed erano tutti – tranne uno – italiani, il che non può che farci piacere: Rosa Feola (Ninetta), alle prese con una tessitura ingrata, che impone una vocalità atipica per il soprano rossiniano, in quanto implica anche note da mezzosoprano; e poi Teresa Iervolino (Lucia), Paolo Bordogna (Fabrizio), Alex Esposito (Fernando), Serena Malfi (Pippo), Matteo Macchioni (Isacco), Matteo Mezzaro (Antonio), Claudio Levantino (Giorgio, il Pretore), Giovanni Romeo (Ernesto) con l’aggiunta, appunto, dell’unico non italiano, l’uruguaiano Edgardo Rocha, nei panni di Giannetto. Coro e orchestra hanno dato il loro meglio, ma le scelte dinamiche e agogiche di Riccardo Chailly non sono state del tutto convincenti, specie se parametraei alle intenzioni di una edizione critica (quella, ormai storica, di Alberto Zedda): le dimensioni, lo spessore, la timbrica dell’orchestra ai tempi di Rossini erano altra cosa, e non è detto che l’energia si debba per forza trasmettere solo attraverso la velocità.
 
Ricerca / Colonna destra
Segui i nostri feed per essere sempre aggiornato!

L' Editoriale

L'elogio della mela

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

 
-align: justify;">(Laura Giulia D’Orso). Aiuto, da oggi mi si è allargato il paniere! Lo ha deciso con fermezza l’Istat. Nel 2018 entreranno cinque nuovi prodotti: l'Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga, il Robot aspirapolvere e ne usciranno la Telefonia pubblica, il Canone Rai (che rientra dalla finestra sotto forma di bolletta dell’elettricità) ed il Lettore Mp4. Mi è venuta l’ansia. Ho aperto il frigo ma tra gli alimenti da me acquistati ho avuto la certezza non ci fossero né il mango né l’avocado.
E adesso?! Sarà, ma qualcosa non mi torna. Resto basita da una tal richiesta di frutta tropicale stile hipster qui in Italia. Per meglio farci comprendere l’Istat, sul suo sito, scrive che “I prodotti di prima necessità del paniere ed il peso loro attribuito sono definiti sulla base della spesa effettiva delle famiglie, in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione”. La fonte principale è l'indagine che l’Istat svolge sui consumi coinvolgendo circa 28mila famiglie italiane (?). Sono però utilizzate anche altre fonti, interne (stime di contabilità nazionale, indagini su commercio estero e produzione industriale) ed esterne (dati ACNielsen, Banca d'Italia), per assicurare un'accurata copertura informativa.
Così perplessa svolgo la mia piccola indagine personale. Munita di penna e taccuino resto ad osservare per un’oretta buona, nel reparto di ortofrutta di un noto centro commerciale, il cestone degli avocado esposti. Di avventori neanche l’ombra! Attendo invano, vanno a ruba le arance, banane, pere, kiwi ma gli avocado non se li fila nessuno!. Il giorno dopo, al mercato del giovedì, alla mia richiesta di tre manghi e due avocado mi sento “cusa te s’è drè a dì?. Grazie tutto a posto, è per il paniere … Risposta un po’ alterata:“anca mò, ab’bjamo nà sporta!
Ci spiegano che l’Europa ha raddoppiato il consumo di avocado nel corso degli ultimi sei anni, raggiungendo ben 0,75 chilogrammi pro capite annui (Fonte: Rabobank su dati UN Comtrade) prima viene l’Olanda, ultima l’Italia con 0,25 chilogrammi. Poi, a ben cercare, scopro che il 2018 sarà l’anno dell’avocado, e che a Rimini, i principali attori della produzione e del commercio mondiale di avocado e mango si daranno appuntamento a Macfrut, un evento unico a livello internazionale. Si chiamerà “Tropical Fruit Congress”, primo summit in Europa dedicato a questa tipologia di frutti esotici, alla Fiera di Rimini il 10 e 11 maggio 2018. Leggo che si svolgerà una due giorni per esplorare le attuali tendenze del mercato, dei consumi e degli scambi, ampliando lo sguardo anche agli sviluppi scientifici, alle tecnologie e ai metodi di vendita di prodotti sempre più richiesti nei mercati globali primo fra tutti i Messico. Due i prodotti al centro del Congresso: Avocado e Mango.
E allora mi sorge un dubbio, senza nulla togliere al guacamole, alle maschere di bellezza e alle virtù salutiste ed alternative di una filosofia di vita “veg” perché non rivalutiamo la nostra vecchia e cara mela di casa nostra!