Contenuto Principale

FISE ARE accoglie con plauso l'approvazione del Ddl Concorrenza

Fise Are, Associazione Imprese Servizi di Recapito Postale e Parcel accoglie con plauso l'approvaz...

Disoccupazione in calo in Italia: il commento di ALDAI-Federmanager

ALDAI-Federmanager guarda con cauto ottimismo ai dati sull'occupazione, analogamente a quanto esplic...

Gli adolescenti temono l'intelligenza artificiale

A Teen Parade di Radioimmaginaria gli adolescenti hanno parlato del loro futuro lavorativo e di ro...

Previsioni di assunzioni in crescita in Italia

Cresce al 3% la previsione di assunzioni in Italia per il prossimo trimestre I datori di lavoro m...

Vendite a domicilio in aumento

Il presidente di Univendita Ciro Sinatra: «Risultati migliori rispetto al commercio tradizionale, ...

  • FISE ARE accoglie con plauso l'approvazione del Ddl Concorrenza

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:28
  • Disoccupazione in calo in Italia: il commento di ALDAI-Federmanager

    Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
  • Gli adolescenti temono l'intelligenza artificiale

    Domenica 10 Settembre 2017 20:48
  • Previsioni di assunzioni in crescita in Italia

    Giovedì 14 Settembre 2017 05:43
  • Vendite a domicilio in aumento

    Martedì 19 Settembre 2017 06:09

Scelti da Noi

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Teatro alla Scala. Die Meistersinger von Nürnberg PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Giovedì 11 Maggio 2017 05:40
170511 MEISTERSINGER(Vittoria Lìcari) A pochi giorni dall’inaugurazione della mostra al Museo Teatrale per i centocinquant’anni dalla nascita di Arturo Toscanini, Die Meistersinger von Nürnberg di Richard Wagner - in una produzione dell’Opernhaus Zürich - sono tornati alla Scala, dove proprio Toscanini li diresse per ben cinque stagioni fra il 1922 e il 1928.
 
Si tratta di un’opera molto particolare nell’ambito della produzione di Wagner, l’unica sua opera che si possa definire “realistica”, composta fra il 1862 e il 1867 – anche se al libretto egli stava già lavorando dal 1845 - e rappresentata per la prima volta a Monaco di Baviera il 21 giugno 1868 con esito trionfale, come non gli accadeva più dalla prima del Rienzi (1842). Solo tre anni erano trascorsi dall’esordio, sempre nella capitale bavarese, di Tristan und Isolde, peraltro completata già nel 1859, ma la cui rappresentazione aveva incontrato enormi difficoltà. L’esito era stato incerto, critica e pubblico erano divisi fra chi la considerava un capolavoro e chi la riteneva incomprensibile: non è qui il caso di soffermarsi sull’importanza di quella che è senz’altro l’opera più innovativa di Wagner, ma è opportuno precisare che l’inversione di rotta da lui operata con i Meistersinger è più apparente che reale.
 
Il tema dell’opera, infatti, è il rapporto fra la tradizione incarnata appunto dai Meistersinger e l’innovazione che prende le sembianze di Walther von Stolzing, quasi un autoritratto dell’autore, il che spiega i tratti parodistici con cui viene raffigurata la concezione eccessivamente conservatrice rappresentata dal pedante Beckmesser, la cui figura richiama il critico musicale Eduard Hansilck, grande nemico di Wagner. Al centro, quale perno equilibratore, giganteggia la figura storica di Hans Sachs, colui che da subito intuisce la genialità del giovane Walther, ma che riesce anche a fargli comprendere come solo la profonda conoscenza della grande tradizione consenta di aprire strade che arricchiscano l’arte innovandola. Ed evidenti echi della tradizione sono presenti nelle dimensioni ridotte - rispetto al Ring o al Tristan - dell’orchestra, nelle simmetrie fraseologiche, nel trattamento tradizionale del contrappunto, nella chiarezza timbrica e, ciò che da subito balza all’orecchio, nel diatonismo, con il predominio della stabile e positiva tonalità di do maggiore, laddove, solitamente, le partiture wagneriane prediligono destabilizzanti tonalità affollate di alterazioni. Wagner si serve qui di schemi tradizionali come la fuga e il Lied in forma chiusa, scrive danze e, addirittura, un quintetto che ricorda il “concertato di stupore” tipico dell’opera italiana.
 
A inquadrare l’humus protestante in cui l’ambiente e la cultura di Norimberga affondano le radici sono i corali luterani, scritti nella Barform le cui regole Sachs spiega a Walther nel terzo atto, invitandolo a servirsene come veicolo della propria ispirazione poetica. Non si tratta solo della dimostrazione pratica di come un compositore tanto discusso per le sue così avversate innovazioni fosse in grado di produrre capolavori innovativi anche rimanendo entro i binari tradizionali, ma soprattutto della rappresentazione musicale della mentalità protestante, il cui estremo rigore nel rispetto delle regole può – come del resto qualsivoglia ambito sociale -generare campioni di virtù come Hans Sachs, custode dell’antico pur nell’accoglienza del nuovo, ma anche individui ottusi e privi di fantasia come Sixtus Beckmesser. Stanti le sue caratteristiche, Die Meistersinger è l’opera wagneriana forse più adatta a essere concertata e diretta da un interprete italiano, in questo caso Daniele Gatti, che ha mixato gioia, malinconia, solennità, comicità, in una perfetta sintesi drammatica. Eccellenti gli interpreti, ma troppi per essere citati tutti. Ci limiteremo, dunque, ai principali: Michael Volle, grande Hans Sachs, Peter Sonn, perfetto David, Markus Werba, divertentissimo Beckmesser, e le splendide Jacquelyn Wagner (Eva) e Anna Lapkovskaja (Magdalene). L’unico sotto tono era il tenore Erin Caves (Walther), dalla vocalità decisamente troppo debole per il suo personaggio, del quale non riusciva a trasmettere tutta l’energia e l’entusiasmo. Coro e orchestra, come sempre, più che perfetti.
 
Il regista Harry Kupfer ha sintetizzato il motivo per cui Wagner prediligeva la Norimberga medievale – in quanto la considerava luogo ideale per dare rilievo alle qualità positive dello spirito tedesco – e il senso degli ultimi versi cantati dal coro nel finale dell’opera: “E se pure finisse in polvere/Il sacro romano impero/Ci resterebbe sempre/La sacra arte tedesca!”. Ha scelto quindi di ambientare la vicenda – con le scene di Hans Schavernoch -fra le rovine di una città bombardata, che comunque ne richiamano tutto lo splendore, pronte a essere ringenerate come fondamenta di una città nuova, senza però tradirne le origini - esattamente ciò che è realmente accaduto alla città di Norimberga dopo la seconda guerra mondiale – e in cui lo spirito positivo del popolo, espresso dagli artisti custodi dell’antica tradizione, riesce a superare anche il vissuto più negativo. I costumi di Yan Tax sposavano, nel taglio, la collocazione novecentesca post-bellica, ma utilizzando tutta l’energia del bianco e del colore per rafforzare il messaggio positivo che sgorga da ogni nota di questo particolarissimo capolavoro.
 
Ricerca / Colonna destra
Segui i nostri feed per essere sempre aggiornato!

L' Editoriale

Il mio Presepe

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). Quest’anno ho deciso di fare due Presepi, uno in casa ed uno in ufficio. E ho deciso intenzionalmente di farlo perché è un simbolo, il mio simbolo, il simbolo della mia casa. In un paese dove sembra che costruire un Presepe sia quasi un’offesa verso le altre culture io non lo credo. In quel Presepe ci sono io, c’è la mia cultura, c’è il mio passato ed il mio presente e vorrei ci fosse il mio futuro. Ci sono i miei valori, c’è la mia civiltà e tutto questo ….. è nel mio Paese. Non offende un bambino in una mangiatoia che scappa con la famiglia da Erode, non offende un bambino che nasce in una grotta osannato da angeli ed umili pastori. Suvvia, non può offendere nessuno! Il mio Presepe è particolare. Mi è stato portato tanto tempo fa da Betlemme, da un prete al seguito del cardinale Carlo Maria Martini. Piccolo, di porcellana, fragile ed indifeso in quel viaggio aereo come lo è quella piccola famiglia che rappresenta. Quel Bambino non chiede regali costosi, non vuole omaggi adulatori, non ama il consumismo e regali costosi, non pasteggia con pranzi prelibati, con onerose pietanze per la cena.
Anzi, resta stretto nel tepore delle braccia di Sua Madre.
Poi con il tempo il mio piccolo Presepe si è arricchito di altri due piccoli Gesù che maestre molto capaci ed intelligenti dei miei figli hanno fatto plasmare da mani infantili con il Das, quella pasta per modellare che forse oggi non si usa neanche più. E così il Presepe è diventato suo malgrado Uno e Trino. Un solo Dio e tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto racchiuso in venti centimetri quadrati: la mia cultura, la mia Fede, la mia religione, la mia vita.

Leggi tutto...

Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

Leggi tutto...

 

 
>