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Quel pasticcio fra il 3 e l’8 settembre 1943: l'armistizio che divise il Paese PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 02 Settembre 2020 11:16

(di Laura Giulia D'Orso). Beppe Fenoglio in “Primavera di bellezza” raccontò l’8 settembre del 1943 dal punto di vista di un soldato: “E poi nemmeno l’ordine hanno saputo darci. Di ordini ne è arrivato un fottìo, ma uno diverso dall’altro, o contrario. Resistere ai tedeschi - non sparare sui tedeschi - non lasciarsi disarmare dai tedeschi - uccidere i tedeschi – auto disarmarsi - non cedere le armi”.

Mussolini era stato deposto dal Gran consiglio del Fascismo il 25 luglio 1943. Quel giorno il re Vittorio Emanuele III aveva nominato capo del Governo il maresciallo Pietro Badoglio, ex capo di Stato maggiore. Fu lui ad autorizzare la firma della resa il 3 settembre 1943.
L'armistizio di Cassibile fu siglato segretamente tra il generale Castellano, incaricato da Badoglio, e il suo pari grado americano Eisenhower che nel 1953 sarebbe diventato il 34° presidente degli Stati Uniti. I tentennamenti di Badoglio nel comunicare l’Armistizio furono la causa dei bombardamenti degli Alleati su Napoli il 6 settembre, su Viterbo, Civitavecchia il 7.3 settembre 1939 firma 640x403 Copia
 

 

 

Eppure l’armistizio fu reso pubblico dal Governo italiano solamente 5 giorni dopo.

Con lo sbarco in Sicilia degli Alleati, il 10 luglio, il governo italiano aveva perso tempo prezioso nel tentativo di evitare una resa senza condizioni.

Alle 19:45 dell’8 settembre Badoglio lesse ai microfoni dell’Eiar (antesignana Rai) il suo proclama, che includeva un passaggio decisamente ambiguo, le clausole armistiziali furono erroneamente interpretata dai soldati come la fine della guerra.

[...] Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza [...]

A nessuno fu chiaro che cosa si dovesse fare: non sparare più agli americani? Iniziare a colpire i tedeschi?

 

Il proclama era poco esplicito. Inoltre, furono dimenticate di includere nell’Armistizio i civili e soldati italiani dislocati nelle colonie, i soldati italiani che affiancavano i tedeschi sul fronte russo, i soldati italiani dislocati in Corsica o in altre zone non in confine italiano come la Grecia (vd eccidio di Cefalonia) e le concessioni in Cina a Tientzsin dove era posizionato il Battaglione San Marco in difesa di civili che lavoravano in terra asiatica fianco a fianco con i Giapponesi (che diventeranno ex-alleati) ed Inglesi che dovranno liberare l’Italia.

 

La Marina avrebbe dovuto consegnarsi ai Britannici puntando verso Malta con un drappo scuro posizionato di fianco alla bandiera italiana e l’Aviazione avrebbe dovuto raccogliersi a Decimomannu e volare verso la Sicilia con i carrelli abbassati in segno di pace. Troppo difficili le comunicazioni in quel caos e non chiare a tutti i comandanti alti in grado.

I primi a pagarne le spese furono i soldati. Ordinando alle forze armate italiane di reagire solo se attaccate, il proclama sembrava sottintendere che fossero gli Americani o le forze Alleate a guidare un attacco contro i tedeschi al posto italiano nei punti nevralgici del Paese. Ma questo non avvenne.

Come se non bastasse, i vertici politici del Paese abbandonarono le postazioni: all'alba del 9 settembre, con le prime notizie di un'avanzata di truppe tedesche verso Roma, il re, la regina, Badoglio e altri pezzi grossi dello Stato maggiore fuggirono da Roma e si fermarono a Brindisi che divenne per qualche mese la sede degli Enti istituzionali.

Intanto, nessuna misura era stata prevista per difendere la capitale, e l’esercito, lasciato senza ordini, in molti casi lasciò la divisa e si mise abiti civili.

La reazione tedesca non si fece attendere. Il comando supremo delle forze armate del Reich diede via al Piano Achse, già pronto da tempo. La notte stessa dell’8 settembre le forze tedesche presero possesso di aeroporti, stazioni ferroviarie e caserme, cogliendo di sorpresa le forze italiane restate a difendere.

 

I tedeschi emanarono poi le direttive da applicare per il disarmo dei militari italiani, che dovevano essere suddivisi in tre gruppi: chi accettava di continuare a combattere dalla loro parte poteva conservare le armi; chi non lo faceva era mandato nei campi di internamento in Germania come prigioniero di guerra, mentre chi opponeva resistenza o si schierava con le forze partigiane veniva fucilato, se era un ufficiale, oppure impiegato nei campi di lavoro sul posto o nell’Europa occupata.

 

Per i civili le cose non andarono meglio. L’Italia era già abituata al razionamento alimentare introdotto durante la guerra e il mercato nero era già la prassi anche prima dell’8 settembre.

Dopo l’armistizio però la situazione s’inasprì, perché gli occupanti tedeschi fecero requisizioni di ogni genere e bloccarono la distribuzione di carburante di provenienza tedesca al Sud. C’erano tessere annonarie per quasi tutto, dal sapone al cibo all’abbigliamento.

La popolazione, che si era illusa che la guerra fosse finalmente finita, prese atto che così non era. Il conflitto si trascinò ancora per più di un anno, fino alla primavera del 1945 con l'aggravante di trasformarsi in una sorta di grande guerra civile.

 
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L' Editoriale

CERCANDO DI ESSERE IMPARZIALI O ALMENO PROVANDOCI: PER ME E’ NO

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scheda(Laura Giulia D’Orso). Io voterò NO, è la prima volta che politicamente non tengo la mia scelta privata, ma dopo tentennamenti ed esitazioni io suggerisco: No.

Meglio essere netti e chiari in un Paese che di nettezza e chiarezza certamente non brilla quasi mai!

Le ragioni del mio No, del mio voto, ANDRANNO OLTRE QUELLE SENTITE, non sono quelle che ho letto o visto raccontare da più parti.

Non riguarda il fatto che, riducendo il numero dei Parlamentari, diminuirà la rappresentatività (il rapporto parlamentari/100.000 abitanti è oggi intorno al 1.0 circa come in Francia e Germania. Vincesse il sì l’Italia passerebbe a 0.7)

Non riguarda neppure il risparmio di qualche “milione” di euro, all’interno dell’immenso carrozzone della politica e degli Enti pubblici e della Pubblica Amministrazione. Quisquiglie direbbe Totò.

Non riguarda neppure la contrapposizione fra il populismo pentastellato e neppure riguarda il fatto che questo Referendum sia una scelta governativa contratta fra 5 stelle o Lega o FI che alla fine ha inglobato anche il PD, che ha deciso di tenerseli buoni i 5Stelle.

Nulla di tutto ciò.

La ragione del mio NO sta nel fatto che ogni volta che si discute di successive riforme del Parlamento (della Costituzione) nessuno spiega come funziona il Parlamento ed una Costituzione, quanto meno la nostra.

NESSUNO DICE QUANTI PARLAMENTARI SERVONO PER FARE “COSA”, per occuparsi di che, per risolvere problemi o quali guai, per dare prospettive e direttive al Paese Italia e alle Persone (e lo scrivo in maiuscolo, giusto per farmi dare della Sovranista).

Nei discorsi di tutti i politici non c’è stato un solo cenno a ragioni di efficienza del sistema!

Riduzione del numero dei Deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Ma chi ha fatto i conti e in base a quali parametri?

Mi chiedo … perché 400 e non 391 o anziché 200 non 149?!

Sembrano numeri dati veramente a “caso”, con formazione a farfalla dell’allenatore Dino Banfi. Non c’è nulla di tutto questo. O forse sì?

La ragione del mio NO risiede nel fatto che ogni volta che si sente discutere di riforme del Parlamento guardando fisso le telecamere per essere convincenti non si percepisce forse la capacità di far comprendere come questi Signori vedranno l’Italia, la nostra Italia ma anche quella dei nostri figli fra, 5, 10, 20 anni.

Manca completamente uno studio responsabile ed approfondito sul “come” funziona il Parlamento. Certo, i Padri Costituenti, che allora erano le menti più brillanti del Paese, dopo la guerra avevano costituito un sistema di un certo tipo, con certi perché e lo avevano fatto con certe ragioni.

Condivisibili o meno che fossero quelle ragioni e quelle riflessioni (leggete per conoscenza gli Atti dell’Assemblea Costituente, articolo per articolo perché si capiva l’intento che ne stava dietro) avevano un ragionamento.

I nuovi “forse pretesi” costituenti chiedono a noi di esprimerci su ciò che loro dovrebbero conoscere molto meglio stando seduti su poltrone. E spieghino esattamente dopo cosa avrebbero deciso … se il bicameralismo perfetto con l’elezione diretta del capo dello Stato o il ritorno al proporzionale alla tedesca con soglia al … per cento. Perché come aggiungono tutti sottovoce, quasi gettato lì, “qualche aggiustino lo si dovrà fare alla Costituzione”.

Beh! da chi ha gestito e fatto funzionare l’Italia solamente a colpi di DCPM c’era da aspettarselo. La nostra non è la Costituzione "più bella del mondo" come si è d’uopo dire e ne sono cosciente ma se dovessi ritoccarla sceglierei altrove le nuove menti eccelse per metterci mano! … con tutto il rispetto.