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Mercoledì 10 Ottobre 2018 10:25
(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.
 
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L' Editoriale

Noi che .... anche senza treccine

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(Laura Giulia D'Orso). Noi che non avevamo smartphone, tablet e connessioni per riprenderci in corteo e farci selfie ma quando dovevamo comunicare usavano il telefono di quel “toscanaccio” di Antonio Meucci.

Noi che, se non eravamo figli unici, ci “passavamo” i vestiti, i cappotti, e … le scarpe si facevano risuolare. (E’ nato così l’abbigliamento unisex!!!)

Noi che avevamo un solo paio di scarpe da ginnastica (si badi bene…. ginnastica e non sneaker) e che venivano usate prettamente a scuola in palestra).

Noi che conoscevamo a memoria la toponomastica della nostra città, ma non solo, anche quella del capoluogo più vicino perché, gambe in spalla, ce le siamo percorse tutte a piedi, sviluppando orientamento ed istinto, senza bisogno del navigatore (al limite c’era “tuttocittà”).

Noi che avevamo un solo cappotto pesante, uno leggero e quando aprivamo l’armadio per scegliere un vestito per qualche occasione non esclamavamo mai che non avevamo nulla da indossare quando i capi trabordavano dalle ante chiuse a forza.

Noi che non ci facevamo investire in città o chiamare dai genitori cento volte per la cena perché non avevamo gli auricolari nelle orecchie a tutto volume.

Noi che avevamo uno o due televisori al massimo ma non pagavamo immense cifre per lo streaming, per i canali via satellite, per gli abbonamenti al calcio, ai film, alle serie tv e sentivamo 90’ minuto la domenica e andavamo al cinema solo nelle ricorrenze, per non creare polveri sottili che poi avremmo inalato!

Noi che abbiamo sempre mangiato a chilometro 0, pane con burro, nutella o salame e non facevamo venire dall’altro emisfero con gli aerei (vedi scie chimiche!!!) come i “radical chic” il Guacamolo, i Burrito, il Kebab, il Pisco, i Donats.

Noi che per comprare qualsiasi cosa entravamo in un negozio e se ci andava bene e ci piaceva lo compravamo, non usavamo e-commerce e non avevamo bisogno di fare arrivare qualcosa ordinandolo on-line da distanze siderali per poi rispedirlo indietro perché non era la misura giusta o non era quello che ci eravamo immaginati.

Noi che a scuola si studiava geografia astronomica e sapevamo che le era glaciali erano state almeno 5 (vd. Charpentier e Warren) e che nel Protozoico c’erano state variazioni dell’orbita terrestre che avevano mutato il clima surriscaldandolo. (non mi risulta ci fossero già in circolazione automobili o caldaie o fabbriche o plastica)

Noi che fino a quando non abbiamo messo “su famiglia” non avevamo problemi di comprare auto diesel euro 6, benzina rossa, verde o gpl ma usavamo i mezzi pubblici intrisi d’inverno di quel bel “bagnato” che trasudava da alito e sudore a piccole gocce sui finestrini appannati.

Noi che vogliamo tutti un mondo migliore ma che non ci facciamo strumentalizzare!

p.s. Firma anche tu la petizione: non volere più le cannucce quando ordini un cocktail al bar, bevi dal bicchiere!

 

Nomen Omen - Sanremo 2019

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Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».