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Tumori: telemedicina soddisfacente e progetto SMARTDOC PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Novembre 2020 07:02
I primi risultati del progetto pilota dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, realizzato in collaborazione con l’Associazione Il Tulipano Bianco APS
Sperimentare le potenzialità della telemedicina per assicurare la continuità delle cure ai pazienti nonostante l’emergenza sanitaria e le difficoltà negli spostamenti. Inaugurato a fine giugno dalla Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), SmartDoc traccia un primo positivo bilancio: il progetto di teleconsulto - realizzato con il contributo dell’Associazione Il Tulipano Bianco APS - ha fornito prestazioni a favore di un totale di 35 pazienti,suddivise rispettivamente in visite di controllo (90%) e prime visite (10%).
 
Nei primi tre mesi di attività, il progetto ha quindi consentito lo svolgimento di circa 12 visite al mese, mostrando in proiezione futura la potenzialità di assicurare 150-180 visite l’anno. Alto il grado di soddisfazione degli assistiti, che nel corso del monitoraggio hanno valutato in modo positivo o molto positivo il servizio nel 96% dei casi. “Siamo molto soddisfatti dei risultati sinora ottenuti”, sottolinea Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “L’adesione da parte dei pazienti assume una valenza particolare soprattutto alla luce del periodo che stiamo affrontando. Il nostro auspicio però è che questo tipo di modalità rimanga anche quando la crisi attuale sarà alle spalle, e possa diventare un’opzione in più da offrire per integrare le visite di persona con quelle a distanza”.
 
“La visita a distanza si avvicina in tutto e per tutto a un consulto di persona, grazie alle strumentazioni che permettono di prendere visione di immagini e documenti come se si fosse seduti di fronte al medico curante. In particolare, ci preme sottolineare che si tratta di un’opportunità offerta dal Sistema Sanitario Nazionale, ovvero di un servizio a disposizione di tutti e realizzato anche grazie al nullaosta arrivato in tempi molto rapidi dalla Regione Lombardia.”, spiega Alessandro Pardolesi, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT, ideatore e responsabile del progetto.
“Abbiamo deciso di sostenere il progetto SmartDoc con la fornitura di dispositivi per la telemedicina perché abbiamo compreso la sua potenzialità di dare risposte immediate a bisogni urgenti. Dopo poco più di tre mesi di attività, il primo bilancio conferma la bontà della scelta e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno per far conoscere questa possibilità ai potenziali beneficiari in tutta Italia. L’auspicio è che dalla crisi che stiamo vivendo possano nascere nuove modalità per sostenere in particolare quanti si trovano in condizioni di svantaggio sociale ed economico”, dichiara Francesco Giordani, presidente del Tulipano Bianco Aps.
 
L’età media dei pazienti assistiti grazie a SmartDoc è di 62 anni e il 67% di loro proviene dal Sud. Il nuovo servizio ha permesso di evitare spostamenti onerosi, che nell’attuale periodo sarebbero stati ulteriormente complicati dalle misure di sicurezza imposte dall’emergenza sanitaria. L’80% dei pazienti è riuscito a effettuare la visita con l’aiuto del caregiver o di un familiare, mentre il 29% dichiara di preferire la visita in presenza ma la ripeterebbe volentieri anche a distanza.
 
In questa fase il progetto è gestito dalla segreteria del Dipartimento di Oncologia polmonare dell’INT. che cura l’organizzazione degli appuntamenti. Le prenotazioni per le visite si possono effettuare attraverso il numero dedicato 02/23902384, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12 e dalle 13 alle 17.
 
SmartDoc intende favorire la diagnosi ed il follow-up clinico/radiologico post-operatorio nei pazienti affetti da tumore al polmone, la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%). Il trend è in calo negli uomini (-1,6%) grazie a una disassuefazione dal fumo, e in aumento nelle donne (+2,2%) a causa di un incremento delle fumatrici. Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio ed è responsabile di circa nove casi su dieci di malattia.
Video disponibile al seguente link: https://fil.email/rNTbgEru
Immagini disponibili al seguente link: https://we.tl/t-Pi0R7QQT7B
 
LA FONDAZIONE IRCCS - ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI (INT)
La Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori (INT) è un istituto pubblico di ricovero e cura a carattere scientifico. Fondato nel 1928, l’INT è primo in Italia tra gli IRCCS oncologici ed è centro di riferimento nazionale e internazionale sia per i tumori più frequenti che per quelli più rari e pediatrici. Con 540 persone dedicate e 27 laboratori, è oggi polo di eccellenza per le attività di ricerca pre-clinica, traslazionale e clinica, di assistenza ed epidemiologica. Definito come «Comprehensive Cancer Center», secondo quanto stabilito dall’Organizzazione degli Istituti del Cancro Europei (OECI), l'INT, con 10 brevetti e ben 5 Registri di Patologia Istituzionali, è affiliato a oltre una decina di organizzazioni internazionali per la ricerca e cura del cancro (OECI, UICC, WIN, EORTC) ed è membro nella rete «Cancer Core Europe» formata dai 7 principali European Cancer Center. Nel portfolio INT 2018: 667 studi clinici, 722 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali, 179 progetti finanziati da enti pubblici e privati. INT è uno dei Centri di riferimento nel panorama assistenziale lombardo e nazionale: nel 2018 sono stati più di 18.000 i pazienti ricoverati e oltre un milione 238 mila le visite ed esami a livello ambulatoriale eseguite. Oltre all’attività di ricerca e clinica, l’Istituto si occupa di formazione, ospitando 180 specializzandi universitari.
 
IL TULIPANO BIANCO
Il Tulipano Bianco è un Associazione di Promozione Sociale (Aps). Nasce nel 2012 con l’obiettivo di operare in ambito socioassistenziale a favore di minori, adulti, anziani e disabili portatori di svantaggio sociale o psichico. L’Associazione è orientata a sviluppare idee e progetti anche attraverso il vaglio di proposte e segnalazioni di soggetti esterni. E’ presente sul territorio italiano con delegazioni territoriali associate alla sede nazionale.
 
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L' Editoriale

LE DONNE & GLI UOMINI E DIO

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(Laura Giulia D'Orso) - Dopo che Adamo ed Eva furono espulsi dal Paradiso, ebbero figli, e figli dei loro figli. Riuniti a tavola una sera, sorse fra loro una discussione. L’avvio lo diede Calmana, che aveva scelto di fare la direttrice d’orchestra, ma che voleva farsi chiamare “direttore”. S’aprirono le cateratte del cielo, coi pareri più discordanti. Deborah redarguì la sorella tirando in ballo la dignità della Donna.
A quel punto, Caino, acquisita coscienza di sé, chiese che la di lui testa non fosse più chiamata al femminile, essendo egli maschio. Abele gli fece osservare che “testo” significava già altro, e che v’era rischio di confusione. Ma Caino, che la giurò proprio quella sera ad Abele, ribatté che allora avrebbe abolito il femminile per la milza, la lingua, la gola. Awan sorrise soddisfatta, e cominciò a contare quante cose di sé avrebbe appellato diversamente: fegato, cuore, rene, polmone. La gamba era già al suo posto, ma osservò che il braccio, l’orecchio e il ginocchio erano transgender, poiché al singolare suonavano maschi, mentre al plurale femmine. Le costole, invece, erano coerentemente femmine sempre e comunque, la qual cosa faceva arrabbiare assai Adamo, andato in crisi di identità sessuale e che ricorse ad uno psicologo, perché non capiva come potesse avere dentro di sé il pezzo fondante di Eva, lui che era maschio. Il piccolo Enos, allora, anima candida, si guardò attorno, e chiese come mai gli alberi avessero pressoché tutti nomi maschili.
La madre Azura gli fece presente che alle volte, da un albero maschio, nascevano frutti femmine: le mele, le pere, le banane, e che comunque parecchi fiori erano femmine, mentre altri maschi, eppur tutti graziosi. Deborah andò allora su tutte le furie, lamentando che il frutto del fico fosse invece rimasto aggrappato alla “Y”, e urlò: “Cielo e mare, perché devono essere maschi?”. ”Beh, se è per questo, perché la terra, le stelle e la luna sono femmine?”, rispose serafico Abele, che a quel punto decretò la sua condanna a morte, giacché Caino avrebbe preferito terro, stelli e luno. Insomma, ne venne fuori un putiferio che mancò solo di anticipare la Torre di Babele: mischiando maschi e femmine, a un certo punto, non si capì più nulla.
Fu a quel punto che spuntò il buon Dio, il quale disse: “Se v’ho fatto maschi e femmine, uomini e donne, avrò avuto le mie buone ragioni. Credo, fra l’altro, che in questo momento abbiate problemi un poco più seri di cui occuparvi. Chiamatevi pure come accidenti volete: l’importante è che non vi manchiate mai di rispetto, mai. Gli uni con gli altri!”.
P.S.: Ma chi l’ha detto che il Covid-19 è maschio? Ecco, apriamo una bella discussione sul fatto che “virus” è ingiusto, perché dovrebbe chiamarsi “vira” (è latino). Rimane il problema che “vira”, in italiano, è un verbo (1^ coniugazione, 3^ persona singolare del presente indicativo, o anche 2^ persona singolare dell’imperativo), o no? Va beh: inutile insistere. Non se ne esce. Forza allora a tutte le Donne. A quelle che sanno chi sono senza necessità di etichette e sostantivi concordanti oltre ogni ragionevolezza, e anche a quelle che di etichette e sostantivi hanno bisogno.